Tradurre Harry Potter - Articolo 2: I Neologismi

 Buongiorno a tutti!
Ci ritroviamo con il secondo Guest Post, sempre della nostra amica Ramona Di Ventura!
Per la precisione si tratta del secondo articolo che riguarda la traduzione di Harry Potter!
Qua trovate il PRIMO.



Giuro solennemente di non avere buone intenzioni!

In realtà vi giuro tutto il contrario! Innanzitutto, volevo ringraziare tutti voi che avete letto e apprezzato il mio primo articolo. Essere riuscita a coinvolgervi, per me significa molto. Volevo, poi, scusarmi per avervi fatto attendere così tanto per la seconda parte, ma purtroppo sono una studentessa e i miei impegni universitari limitano molto il tempo che posso dedicare alle mie passioni “extra-curriculari”. Detto ciò, veniamo a noi!
In questo secondo articolo, vi parlerò di come sono stati tradotti alcuni dei numerosi neologismi che popolano la saga di Harry Potter.
Ma andiamo con ordine. Cos’è un neologismo? Secondo l’enciclopedia Treccani Online, per neologismo intendiamo “una parola o locuzione nuova, ovvero non appartenente al corpo lessicale di una lingua, tratta per derivazione o composizione da parole già in uso”. In parole povere, un neologismo è una parola nuova, creata per esprimere concetti nuovi, o indicare nuovi oggetti, nuove istituzioni, nuove creature. Questi nuovi termini si possono ottenere utilizzando diverse tecniche, come ad esempio combinando due o più parole, aggiungendo suffissi o prefissi a parole esistenti, utilizzando abbreviazioni. Parliamo di neologismo anche quando aggiungiamo un significato nuovo a una parola già esistente. Tutti questi processi di formazione di nuove parole sono stati classificati, per la lingua inglese, dal noto linguista David Crystal. Di seguito, ve ne riporto quattro, in relazione ai quali analizzeremo alcuni esempi tratti dalla nostra amata saga:
1.     Compounding (composizione), ovvero la combinazione di due o più termini (verbi, nomi, aggettivi, preposizioni) per formare un singolo termine;
2.     Blending (fusione), ovvero l’unione di due o più termini, miscelandoli o sovrapponendoli, così che i termini originali non risultino del tutto riconoscibili;
3.     Affixation (affissione), ovvero l’aggiunta di prefissi o suffissi ad un termine esistente, che ne alterino il significato o la categoria grammaticale;
4.     Meaning extention, ovvero l’estensione del significato di un termine già esistente.
Per quanto riguarda i composti, ho scelto di analizzare due coppie di termini:
1. Il termine Parseltongue è apparso per la prima volta nel secondo volume ed utilizzato per indicare la lingua dei serpenti. Si tratta di un composto di due termini, parsel e tongue. Grazie ad una serie di ricerche, sono giunta alla conclusione che il primo possa rimandare al verbo ‘to parcel’, che corrisponde all’italiano ‘dividere’, mentre il termine tongue viene tradotto come ‘lingua’. Dunque, la traduzione letterale potrebbe essere ‘dividere la lingua’, con un riferimento alla lingua biforcuta dei serpenti. La traduttrice italiana sceglie il termine Serpentese, unendo il nome ‘serpente’ al suffisso ‘-ese’, suffisso che, in italiano, viene utilizzato nella creazione di sostantivi riferiti ai nomi delle lingue (francese, inglese, svedese, ecc.). Altro neologismo, correlato a Parseltongue, è Parselmouthutilizzato per indicare gli esseri umani in grado di parlare il Serpentese. La traduzione scelta è Rettilofono, prodotta unendo il sostantivo ‘rettile’ con il termine ‘fono’, dal greco ‘phôn-é’, ovvero ‘voce’. Questo composto è costruito sul modello di termini come ‘anglofono’ o ‘francofono’, utilizzati per indicare persone in grado di parlare l’inglese o il francese. A mio avviso, le traduzioni prodotte per i termini analizzati sono corrette da un punto di vista linguistico e trasmettono lo stesso messaggio dei termini originali, dunque, le ritengo molto efficaci.
2. Il termine Floo Network indica un sistema che permette di viaggiare e comunicare attraverso il caminetto, utilizzando una particolare polvere magica da gettare nel fuoco, detta Floo Powder. I sostantivi di cui è composto sono network, ovvero ‘rete’, ‘sistema’, e floo, termine inesistente, ma molto simile al verbo ‘to flow’, ovvero ‘scorrere’, ma anche ‘lasciarsi trasportare’ (‘to go with the flow’). In italiano troviamo Polvere Volante per Floo Powder e Metropolvere per Floo Network. Nel primo caso si potrebbe obiettare che l’aggettivo ‘volante’ non sia esattamente corrispondente all’originale, ma, ciononostante, giudico buona la scelta operata, in quanto dà comunque l’idea del trasporto. Inoltre, soluzioni come ‘Polvere Trasportante’ o ‘Polvere Dislocante’ non mi sembrano altrettanto orecchiabili. Nel secondo caso, sono del tutto d’accordo con la scelta fatta: Metropolvere, infatti, ricorda molto il termine ‘Metropolitana’, rete di trasporto per eccellenza nelle grandi città. In più, il funzionamento della Floo Network è molto simili a quello di una metropolitana vera e propria, dunque la considero una scelta molto appropriata.
Per quanto riguarda il blending, la “fusione”, abbiamo quattro esempi di nomi di oggetti:
1. Il termine Pensieve indica un particolare bacile di pietra, colmo di una sostanza in apparenza liquida, ma gassosa al tatto, appartenente al preside di Hogwarts, Albus Silente. In questo speciale contenitore è possibile trasferire i propri pensieri, per analizzarli da un punto di vista diverso e individuare dettagli non notati in precedenza. Il sostantivo è formato dall’aggettivo pensive, ovvero ‘pensieroso’, e dal sostantivo sieve, corrispondente al ‘setaccio’, con chiari riferimenti alle caratteristiche dell’oggetto. La traduzione italiana è Pensatoio, termine che  elimina una parte del significato proposto dall’originale. Infatti, il riferimento al ‘setacciare’ i pensieri, per vederli più chiaramente, non è presente . La traduttrice ha, quindi, optato per un nome più generico che desse qualche indizio sulle funzioni dell’oggetto, ma ha rinunciato al gioco di parole e all’omofonia dell’originale ( Il dittongo ie di ‘pensieve’ e ‘sieve’ e la i di pensive si pronunciano allo stesso modo!). Per l’omofonia non si può fare nulla, poiché l’italiano non è una lingua che si presta a questi giochi sonori. Per la resa del significato, potrei proporre soluzioni alternative come ‘Filtrapensieri’ o ‘Colaricordi’, ma mi rendo conto che termini del genere non rendono giustizia né al termine originale né all’importanza dell’oggetto in sé, facendolo sembrare un utensile da cucina. Dunque, concordo con la scelta della traduttrice, anche alla luce del fatto che l’autrice stessa inserisce una descrizione delle proprietà dell’oggetto, evitando perdite di significato.
2. Il termine Spellotape indica il nastro adesivo usato dai maghi, in grado di riparare qualsiasi cosa, ed è formato dai sostantivi spell, ovvero ‘incantesimo’, e sellotape, termine che indica il ‘nastro adesivo’ in inglese britannico. La traduttrice, con la stessa tecnica, ha inventato un neologismo che giudichiamo altrettanto valido, ovvero Magiscotch, dall’unione dell’aggettivo ‘magico’ col sostantivo ‘scotch’ . Oltre a risultare comprensibile, mantiene anche il tipico sapore “inglese”, visto che contiene la parola ‘scotch’, usata in inglese americano per riferirsi al nastro adesivo.
3. Il sostantivo Sneakoscope indica un oggetto in grado di rilevare la presenza di inganni, facendo comprendere al suo possessore quando non è il caso di fidarsi di qualcuno. Secondo la mia analisi, il nome potrebbe essere formato dalla combinazione del sostantivo sneak, che corrisponde all’italiano ‘spione’, col sostantivo telescope, ovvero ‘telescopio’, oggetto che permette di osservare ed esaminare qualcosa. La traduttrice ha scelto una soluzione come Spioscopio, che reputo perfettamente in linea con il significato del termine originale, combinando insieme i termini ‘spione’ e ‘telescopio’. Inoltre, mantiene la stessa struttura del sostantivo originale e anche la stessa allitterazione (Sneakoscope/ Spioscopio).
4. Uno dei termini più importanti ai fini della narrazione è senza dubbio il sostantivo Horcrux, indicante degli oggetti comuni nei quali un mago deposita parte della propria anima. In questo modo, nell’eventualità che qualcuno attacchi la sua persona, non può morire, in quanto parte della sua anima è conservata lontano dal suo corpo. Per dividere la propria anima è necessario compiere un omicidio e una volta fatto non si può tornare indietro. Questa terribile pratica è attuata da Lord Voldemort, il quale crea ben sette Horcrux, tanta è la sua paura di morire. Fin dai primi volumi, molti di questi Horcrux sono sotto gli occhi del lettore, che, però, riuscirà a comprendere ogni indizio lasciato dall’autrice solo nell’ultimo volume della saga. J.K. Rowling afferma di aver inventato questa parola di sana pianta, tuttavia ho cercato di analizzarla alla luce delle caratteristiche dell’ oggetto. Se si trattasse davvero di un blending, potrebbe derivare dall’unione di due termini latini come horreum e crux. Il primo indica un luogo in cui si ripone qualcosa, come una cantina, un ripostiglio, mentre il secondo corrisponde a ‘pena’, ‘tormento’, ‘dolore’. Dunque, il significato sarebbe ‘deposito di dolore’ e a mio parere si tratta di una definizione che ben si addice ad un oggetto in cui viene riposto un frammento di anima strappata con un atto penoso, come l’omicidio. Una seconda analisi mi ha portata a pensare che il termine possa essere costituito da horrible, ‘terribile’, ‘tremendo’, e di nuovo da crux, ma nell’accezione inglese, ovvero ‘punto cruciale’, ‘bandolo della matassa’, ‘soluzione’. In tal senso si parlerebbe di ‘soluzione orribile’, che può descrivere sia l’oggetto in sé e la pratica che prevede, sia ciò che rappresenta per il lettore, ovvero la terribile risposta ad ogni domanda, la spiegazione finale, la soluzione ultima dell’enigma che percorre tutta la vicenda: come ha fatto Lord Voldemort a sopravvivere così tante volte agli attacchi rivoltigli? La traduttrice ha scelto di lasciare il termine invariato e io concordo con tale scelta. Un tentativo di traduzione, infatti, avrebbe potuto sfociare in soluzioni banali. Si tratta di un elemento troppo importante per la narrazione e qualsiasi errore, anche minimo, avrebbe potuto pregiudicare la giusta comprensione. Inoltre, poiché l’autrice fornisce una descrizione precisa e puntuale dell’oggetto, tradurre il termine è del tutto superfluo.
Per l’affissione ho analizzato il nome Dementorscreato dall’autrice per etichettare delle temibili creature magiche, apparse per la prima volta nel terzo volume della saga. Tali creature oscure sono tra le più spaventose del Mondo Magico: presentati come umanoidi scheletrici e coperti interamente da un mantello nero, sono le sentinelle di Azkaban, la prigione magica. Ciò che li rende tanto terribili è la capacità di assorbire le emozioni e la felicità degli esseri umani, lasciando loro solo paura e ricordi dolorosi e, dunque, passare molto tempo a contatto con tali creature porta alla pazzia. L’atto peggiore che possono compiere è il “bacio”, col quale succhiano via l’anima alle proprie vittime, lasciandole in stato vegetativo per sempre. Secondo la mia analisi, il termine è un esempio di neologismo derivato, cioè creato con la tecnica dell’affixation, in cui al verbo inglese to dement, che corrisponde all’italiano ‘far impazzire’, è stato aggiunto il suffisso ‘-or’, utilizzato in inglese per trasformare un verbo in un nome. La traduzione italiana ci propone Dissennatori (lo so che ci eravate già arrivati!) e ritengo che si tratti di una soluzione ottima. Il nome, infatti, è formato dal verbo ‘dissennare’, ovvero ‘far perdere il senno’, e il suffisso ‘-tori’, utilizzato per indicare coloro che compiono l’azione di ‘dissennare’. Dunque, il significato è reso perfettamente e la traduttrice utilizza lo stesso processo di formazione del neologismo originale. Cosa si può volere di più da una traduzione?
Gli esempi di estensione di significato, invece, sono due:
1. Il sostantivo Squib è utilizzato dall’autrice per identificare tutti quei figli di maghi che, però, non hanno poteri magici. Il termine originale corrisponde a ‘petardo’, più nello specifico viene usato per descrivere i petardi che non scoppiano come dovrebbero. Più in generale, ‘squib’ è un sostantivo usato per indicare qualcosa andato storto o qualcosa di difettoso. Con questo termine, l’autrice sottolinea, appunto, il “difetto di fabbrica” di questi individui. La traduttrice italiana sceglie un composto come Magonò, termine formato dal sostantivo ‘mago’, negato dalla particella ‘no’, evidenziando la contraddizione che caratterizza questa categoria di personaggi. Concordo con Katerinov nell’affermare che si tratti di un buon compromesso, in quanto non  ho trovato un equivalente in italiano standard per il senso veicolato dal termine ‘squib’. Possibili soluzioni potrebbero essere offerte da espressioni tipicamente dialettali, come il tanto usato ‘sòla’ del dialetto romano, che, però, non sarebbero accessibili a tutti, poiché soggette a variazioni regionali considerevoli (e visto il putiferio scatenato dall’uso di parole come ‘balenga’ e ‘pastrugnare’, direi che era meglio evitare!)
2. Il sostantivo Boggart è riferito ad una creatura magica in grado di cambiare forma in base alla persona che ha di fronte e di trasformarsi in ciò che rappresenta la peggior paura di tale persona. Il termine ‘boggart’ è presente nella mitologia anglosassone e indica uno spiritello dispettoso che infesta le case o le paludi, causando piccoli e grandi danni. ‘Boggart’ è solo uno dei tanti nomi attribuiti a tali creature, forse lo conoscete col nome bogey o bogeyman. Ad ogni modo, ciò che ci interessa è che l’autrice ha utilizzato un nome esistente per designare una creatura con caratteristiche leggermente differenti. La traduzione ci propone il termine Molliccio, forse dovuta ai significati di termini come bogey e boggy, rispettivamente ‘muco’o ‘caccola’ e ‘paludoso’, entrambi con riferimento a qualcosa di molliccio e appiccicoso. Trattandosi di una creatura mutaforma, sembrerebbe una buona soluzione, anche se forse non incute il giusto terrore che un essere del genere dovrebbe suscitare (o almeno a me il nome Molliccio non fa così paura!). Una soluzione forse più efficace sarebbe stata Uomo Nero, corrispondente italiano del ‘bogeyman’, per altro incarnazione del malvagio e simbolo della paura di ogni bambino. È vero, però, che utilizzando Uomo Nero si darebbe alla creatura una forma troppo antropomorfa. Dunque, propongo l’utilizzo di un sinonimo come Babau, termine che non richiama alla mente nessuna figura bene definita, né umana né animale, e che dunque corrisponde, secondo me, all’idea originale.
Discorso a parte merita il neologismo più famoso dell’intera saga: Muggle. Con questo sostantivo l’autrice designa tutte le persone non appartenenti al Mondo Magico, ovvero (ahimè!) noi comuni mortali. Le analisi possibili sono diverse. Ad esempio, secondo Katerinov,  il termine potrebbe essere stato sviluppato a partire da mug, ovvero ‘babbeo’, ‘stupido’, ‘fesso’, in riferimento all’incapacità di queste persone di usare la magia, oppure per sottolineare la loro stupidità nel credere che non esista la magia. Il termine, secondo me, presenta anche una forte assonanza con muddle, ovvero ‘confuso’, ‘pasticcione’, aggettivi che descrivono perfettamente gli essere umani non-magici, specialmente dal punto di vista dei maghi e delle streghe. In ogni caso, è indubbia la connotazione negativa del termine, che la traduttrice ha ben mantenuto nella traduzione, proponendo il termine Babbano. In questa soluzione, infatti, l’eco della parola ‘babbeo’ è ben visibile e mantiene il riferimento alla goffaggine attribuita a tali individui. Si tratta poi di una parola molto orecchiabile e facile da ricordare, motivi per cui è entrata perfettamente nel vocabolario di molti fan e non del Ragazzo Che è Sopravvissuto.
Un ultimo processo di formazione di nuove parole è quello dell’abbreviazione, che prevede l’unione delle iniziali di un gruppo di parole per formare un solo termine. Gli esiti possibili sono due:
1.     initialism, ovvero una sigla in cui le lettere vengono pronunciate una ad una e non come una parola vera e propria;
2.     acronym, ovvero un acronimo che viene letto come un’ unica parola.
Nella saga di Harry Potter sono presenti esempi di entrambi i casi citati. Nel primo caso, non si ha la formazione di parole di senso compiuto, poiché si potrebbero ottenere anche composti di sole consonanti, come accade per il nome della stazione radiofonica magica WWN, ovvero Wizarding Wireless Network (approssimativamente ‘Rete Magica Senza Fili’). Tale stazione radiofonica trasmette programmi di ogni tipo, dalle previsioni del tempo alla musica, fino a programmi sul giardinaggio. Inoltre, insieme alla stampa magica, è la maggior fonte di informazione del Mondo Magico. Non so a voi, ma a me la sigla WWN ricorda molto la sigla reale WWW, World Wide Web, uno dei principali servizi Internet che permette l’accesso a un’incredibile quantità di contenuti, sia informativi sia legati allo svago. La traduzione italiana è RSN, ovvero Radio Strega Network, eliminando il rimando al Web e puntando ad un nome più generico con riferimenti alla radio e alla magia. Mi rendo conto che l’unico modo per mantenere il rimando sarebbe stato lasciare invariati sigla e nome corrispondente, pur rischiando di ostacolare la comprensione del significato. Infatti, sarebbe stato difficile produrre una traduzione italiana che mantenesse le iniziali originali. Dunque, considerando i vari fattori, ritengo che la scelta fatta dalla traduttrice sia accettabile, seppur abbastanza superflua. Diciamoci la verità, quante volte viene nominata questa WWN all’interno dei libri della saga? Una o due volte. Era davvero necessario tradurla?
 Per quanto riguarda il secondo caso, quello dell’acronimo, notiamo come l’autrice utilizzi questa tecnica per creare bizzarri nomi con intento comico (pensate agli O.W.L.’s e ai N.E.W.T.’s, tradotti con G.U.F.O. e M.A.G.O.). Nel quarto volume, ad esempio, Hermione Granger fonda l’associazione denominata ‘S.P.E.W.’, Society for the Promotion of Elfish Walfare, ovvero un’associazione per la tutela degli elfi domestici, creature schiavizzate e sfruttate nel Mondo Magico. Se leggiamo tale nome come un acronimo otteniamo, però, la parola spew, verbo inglese per ‘vomitare’. La ragazza non si accorge dell’effetto comico che tale termine provoca, poiché per lei è una semplice sigla. Nella traduzione italiana si è optato per una soluzione che mantenesse tale effetto, cambiando il nome esteso della società in Comitato per il Recupero degli Elfi Poveri e Abbrutiti, ottenendo l’acronimo ‘C.R.E.P.A.’. Poiché questa scelta consente di mantenere sia il gioco comico sia la forma dell’acronimo, concordo con Katerinov nell’affermare che si tratti di un’ottima traduzione e ci tengo a precisare che questa soluzione è stata proposta alla Salani da un lettore anonimo. Insomma, uno di noi!
Nel complesso, dunque, potete notare una certa accuratezza nella traduzione dei neologismi analizzati, con il chiaro intento di rendere espliciti i significati nascosti nei termini originali. In alcuni casi vengono eliminati dei riferimenti sottintesi, impossibili da mantenere a causa della diversità linguistica, come nella traduzione del nome della stazione radiofonica. In altri si perde il gioco di parole, per privilegiare l’eleganza formale e sonora, come per il Pensatoio. Non mancano, però, soluzioni creative e allo stesso tempo fedeli all’originale, in grado di mantenere effetti comici e resa precisa del significato. Tutto sommato, non possiamo lamentarci più di tanto.
Ancora una volta vorrei farvi riflettere sul fatto che tradurre non significa prendere un testo in lingua, leggerlo e riscriverlo in un’altra lingua. Tradurre significa fare ricerche, studiare, ipotizzare, sfogliare diversi dizionari e informarsi sulla cultura del paese d’origine! Non si può tradurre senza prima un lavoro di accurata ricerca sul testo! Insomma, traduttori non ci si improvvisa, senza un minimo di preparazione e metodo!
E anche questo articolo è giunto al termine. Nel prossimo, e ultimo, parleremo di errori di traduzione. Spero davvero di non avervi annoiato a morte, né di avervi deluso o di avervi lasciato con qualche dubbio. In tal caso, manifestate pure le vostre perplessità. Un aiuto verrà sempre dato a Hogwarts, amici, a chi lo chiederà!

*R.

Commenti

  1. Grazie davvero bella e esauriente come analisi non vedo l'ora di leggere il prossimo articolo. una fedele lettrice pecora nera !

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    1. Tutti non vediamo l'ora di leggerlo! =D

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  2. Grazie mille Martina! Sono felicissima che ti sia piaciuto! :D

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  3. Grazie mille Martina! Sono felicissima che ti sia piaciuto! :D

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