Tradurre Harry Potter - Articolo 3: Errori di traduzione

Buongiorno!
Come va?

Prima dell'estrazione volevo pubblicare questo articolo, molti lo aspettavano e spero non rimarrete delusi!
Si tratta, lo vedete anche dal titolo, del terzo nonché ultimo articolo sulla traduzione di Harry Potter.
Qua trovate: Articolo 1; Articolo 2 di Ramona Di Ventura


Lumos!


Dopo mesi di attesa, riaccendiamo la luce sulla traduzione dei libri di Harry Potter. Anche questa volta voglio ringraziare tutti voi che avete letto e commentato il mio secondo articolo e vorrei anche ringraziare lo staff di Libri, Recensioni e Cultura che mi ha dato l’opportunità di questa collaborazione!
Inoltre, come al solito, mi scuso immensamente per tutto il tempo che vi ho fatto aspettare per questo terzo e ultimo articolo. Per chi ancora non lo sapesse, purtroppo ho deciso di continuare a studiare, il che mi porta via moltissimo tempo!
Bando alle ciance, iniziamo subito a parlare di cose serie! Vi ricordate dove eravamo rimasti? NO? Vi rinfresco la memoria. Negli articoli precedenti vi ho parlato di come la saga di Harry Potter abbia dato numerosi grattacapi alle traduttrici: i nomi propri dei personaggi nascondono infiniti significati e i neologismi non sono da meno. Abbiamo quindi analizzato come essi siano stati tradotti, a volte con ottimi risultati, a volte con compromessi accettabili, altre volte in modo non proprio eccelso.


Oggi, in questo articolo conclusivo, vi mostrerò alcuni esempi di veri e propri errori di traduzione. Vi avverto fin da subito che molti dei più famosi sono stati già trattati da Ilaria Katerinov nel suo libro “Lucchetti babbani e medaglioni magici” (che continuo a consigliarvi di leggere!!!), quindi ho deciso di cercarne altri, per fare un lavoro più originale e non copiare di sana pianta ciò che Katerinov aveva già detto. Quindi, alcuni di questi errori potranno sembrarvi insignificanti, soprattutto perché è molto difficile che tutti abbiano letto o leggano la saga in entrambe le lingue, e dunque è pressoché impossibile accorgersi che qualcosa non torna. Per me è stato molto interessante analizzare queste “piccolezze”, perché mi hanno fatto capire quanto siano diverse due culture, quella italiana e quella inglese. Inoltre, sono state un esercizio traduttivo: trovare l’equivalente culturale è un compito che il traduttore deve tenere sempre a mente e deve, a mio avviso, tentare sempre di portarlo a termine.

Detto questo iniziamo con un preambolo. Tradurre significa interpretare e l’interpretazione è soggettiva, vincolata alla personalità del traduttore e al suo modo di analizzare ed intendere il testo che si trova di fronte. Come abbiamo visto in precedenza, il traduttore deve compiere delle scelte, deve spesso correre dei rischi e prendere delle decisioni, che influiscono sulla resa del significato del testo di partenza nel conseguente testo di arrivo. Poiché la traduzione non è una scienza esatta, anche il traduttore più esperto può commettere errori di varia natura. Per quanto riguarda gli errori, possiamo distinguere tra:

·      errori semantici, che si verificano nella fase di comprensione del testo originale e possono produrre controsensi, nonsenso, iper- o ipotraduzione;
·       errori linguistici, che invece sono frutto di interferenza e possono verificarsi sui diversi piani linguistici, ad esempio i così detti ‘falsi amici’, ovvero termini di una lingua di partenza che presentano forti affinità etimologiche con termini di una lingua di arrivo, ma che veicolano significati differenti.

Altri errori possibili sono da imputare ad un’analisi poco approfondita dei termini in lingua originale, oppure ad una traduzione parziale di essi. In altri casi, imperfezioni, che possono sembrare irrilevanti, si rivelano fonte di fraintendimenti e confusione a livello narrativo e impediscono al lettore di cogliere sfumature fondamentali per la comprensione della vicenda.
Oggi analizzeremo 5 diversi tipi di errore:
·                                                                                                                                                                                                                                     Traduzioni parziali
·                                                                     
         False friends (falsi amici)
·                                                                                                                                                                                                                                     Incongruenze
·                                                                                                                                                                                                                                     Imperfezioni

·     Undertranslation (ipotraduzione)


Traduzioni parziali. Quando parliamo di traduzioni parziali, ci riferiamo, come dice il nome, a qualcosa di tradotto a metà. Facciamo subito un esempio. Tra gli errori più discussi troviamo la traduzione del nome del Preside della scuola di Hogwarts, Albus Dumbledore, reso in italiano con Albus Silente. Il nome di battesimo, dal latino albus, ‘bianco’, fa riferimento al colore della lunga barba del personaggio e al tipo di magia da lui praticata, la Magia Bianca, ovvero magia buona. Il cognome dumbledore, invece, è un antico termine inglese che indica il bombo, insetto simile ad un’ape. La Rowling, in un’intervista, spiega di aver scelto un cognome del genere perché immaginava questo importante personaggio abituato a parlottare tra sé, come un bombo che ronza in continuazione. La traduzione, dunque, risulta del tutto errata. Secondo Katerinov, la traduttrice non ha analizzato correttamente il termine e ha fatto una traduzione parziale, concentrandosi solo su una parte del cognome, ovvero la radice dumb, che corrisponderebbe in italiano all’aggettivo ‘muto’. Nella traduzione, dunque, si perde quella caratteristica che l’autrice aveva immaginato per il personaggio. Ad una analisi più profonda, però, ci accorgiamo che il cognome Silente non è una scelta completamente sbagliata. Infatti, il preside di Hogwarts, che aiuta il protagonista nella sua lotta contro il male, non rivela ad Harry Potter tutto il necessario per sconfiggere il suo nemico. I suoi silenzi, quindi, risultano più rilevanti di quel mormorare tra sé veicolato dal nome originale. Si tratta dunque di uno di quei casi in cui, pur perdendo qualcosa a causa di una svista, il traduttore guadagna qualcos’altro, come dice Umberto Eco. A mio avviso, la traduzione scelta risulta adeguata, nonostante errata da un punto di vista semantico. Sicuramente, una soluzione che richiamasse il termine ‘bombo’ non sarebbe stata elegante quanto Silente (ve lo immaginate voi il Professor Albus Calabron che duella con Voldemort? Decisamente poco credibile!). È vero, però, che un cognome del tutto italiano in un contesto britannico risulta alquanto strano. Per questo, suggerirei una soluzione più ‘inglese’ come ‘Silent’ (letto all’inglese), meno straniante, ma comunque comprensibile dal lettore d’arrivo. Altro esempio, meno “importante”, lo troviamo nel terzo volume, quando Harry passa un periodo in infermeria, a causa di una caduta dalla scopa durante una partita di Quidditch. In quei giorni, riceve molti auguri di pronta guarigione e fiori, tra cui un mazzo di “earwiggy flowers” inviatogli dal guardiacaccia Rubeus Hagrid. Nella traduzione, si legge di un mazzo di “fiori imparruccati” e ci accorgiamo subito della stranezza di questa descrizione. Il termine earwiggy contiene al suo interno il sostantivo wig, che corrisponderebbe all’italiano ‘parrucca’. Per questo, possiamo ipotizzare che la traduttrice si sia lasciata trarre in inganno da tale elemento. In realtà, il termine earwig non ha alcun nesso col termine wig, in quanto si riferisce ad un insetto, il dermattero, comunemente noto come ‘forbicina’ o ‘forficula’, spesso presente negli orti e nei giardini. Dunque la giusta traduzione potrebbe essere ‘fiori infestati di insetti’, poiché presumiamo sia più plausibile trovare dei fiori infestati da insettini, piuttosto che fiori muniti di parrucca. Anche in questo caso, credo che la traduttrice non abbia condotto le giuste ricerche, traducendo solo parte del termine, senza controllarne l’effettivo significato.

False friends. Gli errori causati da ‘falsi amici’ sono tra i più frequenti. Katerinov ne individua un esempio nel quinto volume della saga. In questo episodio, Albus Silente riunisce un gruppo di maghi per formare l’Ordine della Fenice, una sorta di associazione segreta dedita a difendere il Mondo Magico dal malvagio Lord Voldemort. Il quartier generale dell’Ordine è la vecchia casa d’infanzia del padrino di Harry Potter, Sirius Black. Tale abitazione, appartenuta ai genitori di Black, è abbandonata da tempo, perciò Harry e gli altri si occupano di ripulirla da magici parassiti e strani oggetti. Nel capitolo 6 del quinto volume troviamo una lista di tali oggetti, tra cui figura un “heavy locket that none of them could open”. La traduzione italiana per questa frase è stata “un pesante lucchetto che nessuno di loro riuscì ad aprire”. Nonostante il termine locket si avvicini molto al termine ‘lucchetto’, il significato non coincide. Locket, infatti, corrispondere a ‘medaglione’. È probabile che la traduttrice si sia fatta ingannare dal contesto, poiché si parla di qualcosa che non si riesce ad aprire. Infatti, si tratta di uno di quei medaglioni con un piccolo sportellino per inserire, ad esempio,  la foto di una persona cara. Se questo medaglione non fosse più stato nominato in seguito, l’errore non sarebbe stato neanche notato. Invece, proprio quel medaglione riappare nell’ultimo volume della saga e si rivela essere di vitale importanza nella narrazione (per chi ancora non avesse letto la saga, cosa di cui dovreste vergognarvi :P, non dirò perché il medaglione è così importante, per non fare spoiler u.u). Sono convinta che tale errore sul piano lessicale potesse essere facilmente evitato, semplicemente consultando un qualsiasi dizionario, poiché locket non è una parola arcaica o in disuso, e presenta un solo significato, dunque non lascia spazio a dubbi. Quindi, questo è senza dubbio un errore imperdonabile.

Incongruenze. Col termine generico di “incongruenza” mi riferisco alla scelta di un diverso referente nella traduzione di alcuni termini. Ciò ha generato traduzioni fuorvianti o addirittura impoverimenti culturali, quando l’errore in questione riguardava elementi tipici della cultura anglosassone. Iniziamo con qualche nome di creatura magica. Il nome Demiguise, ad esempio, appartiene ad una creatura magica simile ad uno scimmione in grado di rendersi invisibile, e viene nominato nel settimo volume e nell’opera “Fantastic Beasts and where to find them”, sempre della Rowling. La traduzione proposta nella versione italiana è Camuflone. Analizzando il termine originale inglese, ci accorgiamo di un’assonanza col verbo to disguise, ovvero ‘camuffare’, ‘nascondere’. Il neologismo creato dalla traduttrice, infatti, ci propone l’unione di ‘camuffare’ e ‘muflone’, mantenendo il rimando alle proprietà della creatura, ma utilizzando un animale che nulla ha a che vedere con le scimmie. Ritengo che, per mantenere l’uso di un neologismo, non fosse necessario impiegare come referente un animale così lontano dall’originale. Sarebbe bastato pensare a qualcosa come Scimpaleonte, unendo il termine ‘scimpanzè’ con ‘camaleonte’, o Camufforilla, unendo ‘camuffare’ con ‘gorilla’, in modo da far riferimento sia al primate che alla capacità di confondersi con l’ambiente. In questo modo si sarebbero evitate incongruenze tra il nome e la descrizione dell’animale. Tra le tante creature magiche presenti nella vicenda, troviamo anche creature mitologiche non inventate dall’autrice. Essendo parte della tradizione, i loro nomi devono avere un corrispondente nella lingua di arrivo già utilizzato. In alcuni casi, però, la traduttrice ha creato dei neologismi, non sempre efficaci e corretti. Ad esempio, l’Hinkypunk è una creatura fatta di fumo, che porta con se una lanterna e si aggira per le paludi, con la speranza di attrarre i viandanti con la sua luce e farli perdere nei meandri bui di quei luoghi. È un essere presente nella tradizione britannica e possiede anche altri nomi: Will-o’-the-wisp, Jack O’ Lantern, Friar’s lantern, Hobby lantern. La traduzione ci propone il nome Marciotto, immagino scelto per l’habitat palustre e malsano in cui la creatura vive. Questo neologismo, però, non ci sembra molto adatto, poiché l’uso del suffisso vezzeggiativo ‘-otto’ lo rende quasi un nome simpatico, adatto ad una creatura innocua, descrizione che poco rispecchia l’essere in questione. In realtà, sarebbe bastato cercare il nome latino per comprendere di cosa si tratti e quindi usare il referente giusto. Il nome latino, infatti, è Ignis Fatuus, ovvero Fuoco Fatuo, fenomeno intorno al quale si sono sviluppate moltissime credenze popolari. Dunque, poiché esiste già un corrispondente accettato nella lingua di arrivo, credo fosse sufficiente adottare il nome ‘Fuoco Fatuo’, senza creare un neologismo. Un’altra delle categorie che ha visto la maggior occorrenza di errori ed imprecisioni in traduzione è quella di  cibi e bevande. Nei vari volumi, infatti, sono presenti alimenti tipici della cultura britannica per i quali è stata scelta una traduzione poco adatta. Tra questi troviamo, menzionata nel primo volume, la Knickerbocker Glory, ovvero una coppa gelato arricchita con frutta fresca, meringhe e panna, decorata con sciroppi e granella a piacere (vi ho fatto venire l’acquolina in bocca, dite la verità!). Tale dessert è al centro di un capriccio del viziato cugino di Harry Potter, Dudley Dursley, il quale si lamenta perché “his Knickerbocker Glory wasn’t big enough”. Nella traduzione, però, troviamo “la sua fetta di dolce non era abbastanza grande”. Trattandosi di un gelato, non si può parlare di ‘fetta’, dunque la traduzione è sicuramente errata. Inoltre, vi è una perdita di significato considerevole, visto che non viene spiegato di che tipo di dolce si sta parlando. Presumo che la traduttrice non abbia condotto una ricerca adeguata, oppure che abbia deciso di cambiare il referente non potendo fornire un equivalente nella lingua di arrivo. Infatti, non esiste una traduzione per tale termine. Tuttavia, credo si sarebbe potuto utilizzare un altro tipo di gelato, simile a quello citato, come ad esempio la Banana Split, di certo più conosciuto dal pubblico italiano. Tale scelta avrebbe permesso di evitare un errore palese e di mantenere un riferimento molto simile. Altro prodotto tipico inglese, nominato sempre nel primo volume, è la sherbet lemon, caramella dura al limone, ripiena di una polverina dolce e frizzante. Queste caramelle sono uno dei dolcetti preferiti di Albus Dumbledore, il quale ne gusta alcune nelle prime pagine del volume, poco prima di consegnare un Harry neonato ai suoi terribili zii. Nella traduzione, queste caramelle diventano ghiaccioli, dolci difficili da portare con sé senza che si sciolgano. È pur vero che Albus è un grande mago e avrebbe sicuramente trovato il modo di ovviare a questo umano inconveniente, ma c’è una bella differenza! Per di più, in un altro punto, nel secondo volume, la stessa sherbet lemon viene tradotta con ‘sorbetto al limone’, bevanda simile al gelato, molto diversa da una caramella. Anche qui, si poteva evitare l’errore (e l’incongruenza), semplicemente cercando, oltre al significato del termine, alcune immagini del prodotto a cui il termine si riferisce, in modo da eliminare ogni dubbio! In fine, nel secondo volume, durante la cena della Vigilia di Natale, vediamo Rubeus Hagrid “booming more and more loudly with every goblet of eggnog he consumed”. L’eggnog è una bevanda alcolica tipica della tradizione britannica, consumata durante il periodo natalizio. Viene preparato con uova, latte, spezie e un liquore a scelta, tra rum, brandy, whisky o sherry. Nella traduzione, invece, vediamo il guardiacaccia che “batteva il tempo sempre più freneticamente, man mano che tracannava grog”, ovvero una bevanda a base di acqua e rum, tipicamente consumata da pirati e marinai a partire dal XVIII secolo. Dunque, la traduttrice ha scelto di sostituire una bevanda tipicamente natalizia con una molto diversa, ma forse più conosciuta dal pubblico italiano. È vero che lasciare il nome invariato non avrebbe permesso al lettore di arrivo di comprendere di cosa si trattasse, ma, piuttosto che inserire un riferimento così lontano dall’originale, secondo me sarebbe stata più opportuna una traduzione letterale come ‘liquore allo zabaione’, più fedele e perfettamente comprensibile. Per salvare anche il riferimento alla tradizione, si sarebbe potuto tradurre: “Hagrid, man mano che tracannava il tipico liquore allo zabaione, batteva il tempo sempre più freneticamente”. Certo, l’uso di tre parole al posto di una rallenta la narrazione, ma a questo punto dobbiamo chiederci cosa vogliamo salvare. Io, personalmente, credo che sia giusto e interessante cercare di  riportare i riferimenti alla cultura del testo originale. Dopo tutto, leggere deve essere un modo per allargare i nostri orizzonti e conoscere realtà diverse dalla nostra!

Imperfezioni. Le traduttrici hanno cercato di produrre delle traduzioni che veicolassero il senso dell’originale, ma in alcuni casi ho individuato imperfezioni nella resa del significato. Oltre agli alimenti della tradizione, nella saga troviamo anche cibi, bevande e prodotti magici particolarmente bizzarri inventati dall’autrice ed è questa, forse, la categoria con più imperfezioni. Gli alimenti magici inventati sono principalmente caramelle e bevande. L’autrice ha creato moltissimi dolciumi dagli strani sapori, in grado di provocare effetti collaterali a chi li ingerisce. Ad esempio, gli Acid Pops sono dei leccalecca che creano dei buchi nella lingua dei loro temerari consumatori, come se stessero mangiando dell’acido. La traduzione italiana è Pallini Acidi. Il termine inglese pop presenta, tra i vari significati, anche quelli di ‘sparare’ e ‘colpo’. Secondo me, la scelta del termine ‘pallini’ potrebbe essere stata dettata proprio da tali significati, con riferimento alle pallottole. Ciononostante, credo che il lettore, nell’immaginarsi questi dolcetti, pensi immediatamente a delle caramelle molto piccole. In realtà si tratta di veri e propri leccalecca. Dunque, penso che una traduzione più letterale, come ‘Leccalecca Acidi’ o ‘Leccalecca all’Acido’, sarebbe stata più efficace, oltre che più corretta. Altri dolciumi con strane conseguenze sono le Ton-Tongue Toffee, caramelle mou che fanno allungare e gonfiare la lingua di chi le assaggia. La traduttrice, nel tentativo di riprodurre la ripetizione della lettera iniziale, ha optato per Mou Mollelingua. Certamente la scelta operata ha prodotto una soluzione molto orecchiabile, ma con un effetto fuorviante. Infatti, la caramella in questione non rende la lingua molle, bensì lunga. Inoltre, nell’originale troviamo il termine ton, ovvero ‘tonnellata’, forse ad indicare quanto sia pesante la lingua una volta allungatasi a dismisura. Dunque, proporrei delle soluzioni alternative che tengano conto di questi due aspetti: ‘Mou Metrolingua’ avrebbe reso chiaro l’effetto collaterale della caramella, mentre ‘Mou Lingualibbra’ avrebbe messo in evidenza il peso, nonostante la mancata corrispondenza tra libbra e tonnellata. In entrambi i casi ho cercato di mantenere una sorta di “consonanza/allitterazione” (Mou Metrolingua; Mou Lingualibbra). Anche i Fiery Pepper Imps, piccole caramelle al gusto di menta piperita, danno qualche problema ai golosi che le ingeriscono. Queste mentine, infatti, fanno uscire grosse nuvole di fumo dalle orecchie e dal naso. La traduzione italiana le etichetta come Piperille, nome generico che, secondo me, non dice nulla delle caratteristiche del prodotto. Se analizziamo il nome originale, notiamo che è formato da pepper, parte del sostantivo ‘peppermint’, che richiama sia la menta piperita di cui sono fatte le caramelle, sia il sapore piccante; imps, che corrisponde in italiano a ‘spiritelli’;  fiery, ovvero ‘fiammeggiante’, ‘ardente’. Credo sia importante inserire nel nome sia un riferimento all’ingrediente principale e al gusto piccante, sia alla connotazione ‘dispettosa’ data in originale dal sostantivo ‘imps’. Dunque propongo Diavoletti Piperiti, in cui ‘diavoletti’ racchiude in sè il termine ‘imps’ e la componente ‘fiammeggiante’, mentre ‘piperiti’ è un chiaro riferimento al gusto di menta e alla piccantezza. Tra le bevande, poi, troviamo la Gillywater, una sorta di aperitivo servito nei locali magici. Purtroppo non abbiamo una descrizione esatta della bevanda, dunque non ne conosciamo gli ingredienti né l’aspetto. Il termine presenta al suo interno il sostantivo gill, che corrisponde all’italiano ‘branchia’, elemento anatomico tipico dei pesci. Tale sostantivo, inoltre, in accezione dialettale indica un piccolo ruscello o una vallata boschiva. Dunque, possiamo ipotizzare che tale bevanda sia ottenuta dall’infusione di una qualche alga di fiume o che, perlomeno, sia di colore verde. In aggiunta, trovo una certa assonanza con il termine scozzese gillie, riferito alle guide di pesca o di caccia. Detto ciò, la traduttrice ci propone il nome Acquaviola, che credo sia privo di qualsiasi nesso con l’originale, in quanto il colore viola non viene mai associato esplicitamente alla bevanda in questione. Giudico, pertanto, più adatte soluzioni come ‘Acquaalga’ o ‘Acquaverde’. Oppure, ipotizzato il nesso tra tale bevanda e la Scozia (visto che ad ordinarla è la Prof. McGranitt), ci sentiamo di proporre un  più completo ‘Acquaverde di Scozia’. Ultimo esempio, che non riguarda un cibo, lo troviamo nel sesto volume. I gemelli Weasley, fratelli maggiori di Ron, aprono un negozio di scherzi magici, nel quale vendono ogni sorta di oggetti, dai dolci utili per marinare la scuola alle creme per curare i foruncoli, dalla cancelleria ai fuochi d’artificio. Tra le linee di prodotti da loro create troviamo la WonderWitch, una linea di pozioni e filtri d’amore dedicata alle streghe. La traduzione italiana proposta è Tumistreghi e potrebbe essere una soluzione efficace e accettabile. Tuttavia, secondo la mia analisi, credo che nel nome originale vi sia un richiamo al noto personaggio a fumetti ‘Wonder Woman’, per sottolineare come quei filtri d’amore possano rendere forte e potente la strega che li usa. Per questo motivo, credo che una traduzione più letterale come ‘SuperStrega’ avrebbe veicolato lo stesso messaggio, oltre a mantenere il gioco di allitterazione presente nell’originale (WonderWitch/ SuperStrega)

Undertranslation. Quando parliamo di undertranslation, o ipotraduzione, ci riferiamo a ciò che lo studioso Newmark definisce un aumento della generalizzazione, in contrapposizione all’aumento di dettagli derivante dall’overtranslation,  o ipertraduzione (dal Latino hypo-, sotto; hyper-, sopra). Si tratta dunque di una tendenza ad eliminare particolari presenti nel testo di partenza. Probabilmente questa tipologia di errore è la maggior fonte di incomprensione, in quanto impedisce al lettore d’arrivo di cogliere sottigliezze spesso indispensabili per la comprensione di alcuni aspetti della vicenda narrata. Ad esempio,in Harry Potter, troviamo famiglie magiche più o meno ricche e, di conseguenza, con abitazioni più o meno sfarzose, a seconda delle possibilità economiche. Una delle famiglie più agiate è quella dei Malfoy, seguaci di Lord Voldemort. La loro abitazione viene definita una manor house, un vasto  maniero riccamente decorato all’interno e circondato da giardini e fontane all’esterno. Al contrario, una delle famiglie meno abbienti della saga è la famiglia Weasley. Nel settimo volume, Charlie, il secondogenito dei coniugi Weasley sposa Fleur Delacour, una ragazza francese, e vanno a stabilirsi a Shell Cottage, descritto dall’autrice con l’aggettivo tiny, ovvero ‘minuscolo’. Nonostante la chiara distinzione in fatto di grandezza, la traduzione italiana per manor e cottage è stata la stessa, ovvero ‘villa’. Dunque, troviamo Villa Malfoy e Villa Conchiglia, incongruenza che mette sullo stesso piano due immobili ben diversi. Poiché la distinzione tra le condizioni economiche delle due famiglie viene rimarcata fin dal primo volume, reputo errato usare il nome generico ‘villa’ per tradurre due realtà così distanti come il maniero e il cottage. A mio avviso, sarebbe opportuno mantenere il termine ‘cottage’ invariato, poiché si tratta di un sostantivo in uso anche in italiano, ottenendo così un più fedele ‘Cottage Conchiglia’. Per Malfoy Manor, invece, ritengo adeguata la scelta operata, ma propongo anche alternative quali Maniero Malfoy o Palazzo Malfoy, in grado di trasmettere la magnificenza di tale residenza. Ma l’errore che ha creato più confusione è sicuramente rappresentato dalla mancata traduzione del termine Mud-Blood. Per comprenderne il senso è necessaria una premessa.
All’interno del mondo magico sono presenti diverse tipologie di mago:
·       i Pure-Blood, ovvero i Purosangue, maghi che non presentano alcun Babbano nel loro albero genealogico;
·       gli  Half-Blood, ovvero i Mezzosangue, maghi con almeno un Babbano nel loro albero genealogico;
·       i Muggle-Born,  ovvero i Nati-Babbani, maghi nati da famiglie non magiche.
Quest’ultima categoria viene spesso indicata con l’appellativo razzista Mud-Blood, per lo più utilizzato dai Purosangue più conservatori per offendere i Nati-Babbani. Il termine appare per la prima volta nel secondo volume della saga e viene tradotto allo stesso modo di Half-Blood, ovvero Mezzosangue, con la sola aggiunta dell’aggettivo ‘sporco’, per veicolare il senso dell’offesa. Purtroppo, negli ultimi volumi, la distinzione tra Half-Blood e Mud-Blood si rivela cruciale. Infatti, il Ministero della Magia, controllato dal temibile Lord Voldemort, attua una vera e propria campagna persecutoria nei confronti dei soli Mud-Blood, con lo scopo di epurare il Mondo Magico dai soggetti di sangue esclusivamente ‘babbano’. L’eco delle persecuzioni naziste è più che evidente e l’uso di un solo termine per definire due categorie crea confusione nel lettore. Gli Half-Blood, infatti, non vengono perseguitati, ma poiché la traduzione è in entrambi i casi ‘Mezzosangue’, il lettore italiano medio finisce per chiedersi come mai non tutti i Mezzosangue vengano catturati e torturati, e non comprende il criterio in base al quale vi sia una tale distinzione. Dunque, concordo con Katerninov nel affermare che l’impoverimento lessicale, causato dalla mancata traduzione del termine Mud-Blood, sia fonte di fraintendimenti e crei difficoltà al lettore italiano nella comprensione di elementi importanti della trama. Secondo me, sarebbe stato più che opportuno cercare di creare un neologismo che rendesse chiaro il concetto. Ad esempio termini, proposti da Katerinov, come ‘Sanguelercio’ o ‘Sanguemarcio’ (e quest’ultimo è stato davvero impiegato nella riedizione della saga a cura di Bartezzaghi) avrebbero ben veicolato il senso offensivo espresso dall’originale inglese e avrebbero permesso di evitare la confusione generata dalla mancata traduzione.


Come vi avevo detto, alcuni degli errori da me presentati non sarebbero stati individuati da chi ha letto solo la versione italiana. Leggendo l’originale, però, ci si accorge di alcune piccolezze che fanno la differenza.
Tradurre è molto difficile, ormai lo sappiamo tutti. Questo, però, non vuol dire che sia impossibile e non vuol dire nemmeno che sia una cosa da fare alla leggera, scrivendo una cosa per un’altra. È vero che ci sono delle scadenze da rispettare, che non ci si può soffermare sulle singole virgole, ma se vogliamo che il prodotto sia di qualità, dobbiamo fare un lavoro di qualità.

E con questo si chiude questa serie di articoli. Spero di esservi stata utile, di avervi appassionato, di avervi insegnato qualcosa di nuovo, si avervi invogliato a leggere (o rileggere ;)) questa meravigliosa saga e di avervi aperto gli occhi sulla figura del traduttore!

Ringrazio, di nuovo, con tutto il cuore lo staff di Libri, Recensione e Cultura, siete meravigliosi e non mi avete mai messo fretta! Vi adoro! Ringrazio voi lettori e spero vorrete continuare a leggermi, anche al di fuori di questo contesto ;)

PS Per qualsiasi critica, suggerimento e, perché no, apprezzamento, commentate numerosi! Sarò lieta di rispondervi ;)


Nox.




Commenti

  1. Bellissimo articolo .. sono rimasta scioccata dalla faccenda del medaglione :-D .. e anche dall'errata traduzione dei mezzo sangue

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io il medaglione avendo letto quinto e settimo in inglese non sono rimasto scioccato =D

      Elimina
  2. Ahahah, con "Albus Calabron" mi hai stesa. XD
    Sono d'accordo con te che la traduzione di Half-blood e Mud-blood con un termine univoco ha sicuramente creato una grande confusione nei lettori italiani che non hanno mai messo le mani sull'inglese. Al momento non ricordo, ma mi pareva che in un libro Mud-blood fosse stato tradotto "Sanguesporco" (giustamente, secondo me) e poi nei successivi con "Mezzosangue" al pari di Half-blood creando confusione a caso.
    Questa full immersion nella traduzione di HP è stata veramente interessante, complimenti per tutte le ricerche e spero vivamente che scriverai altri articoli a riguardo. Uno dei problemi di traduzione che è stato più spesso affrontato è quello delle traduzioni dei nomi delle case, sarei molto curiosa di sapere la tua posizione a riguardo. *-*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Nao-chan! Sono molto contenta che le mie ricerche non siano state vane e sono soddisfatta di averle condivise col web! Il fatto che il mio lavoro non sia stato fine a se stesso è una bella soddisfazione. Credo che una tesi di laurea non debba essere per forza un qualcosa di formale e serioso, realizzato col solo scopo di laurearsi, sono felice di averla divulgata!
      Magari un giorno, quando l'università mi darà tregua, farò approfondimenti sul mio blog su questi argomenti di cui si è tanto parlato ;) Grazie ancora :*

      Elimina
    2. Hai fatto bene a condividerle, è un argomento davvero affascinante. :) Dovresti far pubblicare la tua tesi da qualche parte, se non l'hai già fatto. Dopo aver letto questi articoli la mia reazione è stata "voglio saperne di più!". :D La letteratura e gli studi su di essa non sono mai fini a se stessi secondo me.
      Mi piacerebbe moltissimo. In bocca al lupo per i tuoi studi, grazie a te. <3

      Elimina
  3. Complimenti e grazie per aver condiviso tutte queste informazioni! Pur essendo un'appassionata della saga e dell'inglese come te, tante cose e questioni mi erano proprio sfuggite e non vedo l'ora di approfondire!
    Ho trovato questi articoli cercando del materiale per la mia tesi di laurea che sarà improntata proprio su questo, mi hai davvero aiutata molto!
    Grazie e ancora complimenti!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Upper Comics

Il Cuore di Quetzal - Gianluca Malato - Nuova Uscita Nativi Digitali Ed.

Flowers - Luca Morandi