Occhi di Drago - AA. VV. - I Parte


Buongiorno! Come procede la vostra estate?
Dato che dubito (e spero) che pochi di voi leggeranno la recensione di questa antologia sul pc di casa, la dividerò in due parti così non dovrete cavarvi gli occhi sotto il sole a picco sul cellulare.
Comincio col dirvi, ma ne riparleremo meglio alla fine del secondo pezzo, che questa raccolta di racconti è fra i titoli più venduti della Gainsworth e, personalmente, la trovo un'eccellente biglietto da visita perché ce n'è davvero per tutti i gusti, dal fantasy alla fantascienza passando per lo steampunk.



Stefano Cariddi - I mostri giunti dal cielo
Baciato-dal-Sole è a caccia quando gli oscuri presagi dei giorni precedenti prendono forma nelle creature che volteggiano sopra il suo villaggio e nei lampi che riducono in polvere ogni cosa, ogni amico di una vita, forse anche la sua famiglia.
È quel "forse" che lo fa rialzare e lo fa tornare indietro fra le ceneri, dandogli la rabbia per uccidere i nemici e i piccoli esseri che si portano dietro. Quello che non ha contato sono i rinforzi, contro cui neppure il dolore più nero può nulla, ma a cui un giorno si opporrà la speranza di chi è riuscito a sopravvivere.


Osservando il loro movimento, realizzò che era sbagliato.
Nessun animale poteva avanzare con una tal rigidità: le ali
non battevano, le code non ondeggiavano, i loro occhi erano
fissi e vuoti.
[...] Come posso uccidere qualcosa che non è vivo?

Quello che ho apprezzato di questo racconto è sicuramente la costruzione: il ribaltamento finale del punto di vista e quindi delle aspettative del lettore, che ne conferma i primi sospetti suggeriti da piccoli indizi e fa ripensare alla storia da tutta un'altra prospettiva.
Sempre questa scelta però ha anche un rischio reale: la lentezza della prima parte, anche a livello stilistico, che mi sento di giustificare con la difficoltà di mantenere un narratore piuttosto... inusuale (niente spoiler!)

Federica Soprani - Le Rovine

[Le rovine] Si ergevano alle pendici delle basse
colline oltre le quali il sole scompariva. Il tempo
stesso aveva cancellato la memoria di quel luogo,
sgretolando i volumi di pietra un tempo imponenti,
soffocando le macerie tra la vegetazione. Fusti di
colonne spezzate affioravano come ossa tra il verde.

Un drago custodisce queste rovine lontano dal mondo e dagli esseri umani. Ogni tanto qualche pazzo sfida la sorte, come le tre figure all'orizzonte che si avvicinano sempre di più: devastano le piante e le antiche pietre fino a rivelare il varco per i sotterranei, spingendovi dentro al vergine che sperano piacerà al drago. Ma lui ha visto abbastanza dei loro scempi per tollerarli ancora.

La trama è molto semplice: qui, a farla da padrona è l'atmosfera pacata, desolata quanto la morte delle misteriose rovine. Le descrizioni sono molto evocative e mai pesanti, perché non si soffermano sui dettagli, scivolando piuttosto sui vari tasselli dell'insieme e ritornando sempre allo sguardo attento del drago.
Il prezzo da scontare è l'uso continuo di metafore un po' troppo arabescate, quasi sempre riservate agli occhi del custode di quel luogo, che fendono la tenebra come araldi trionfanti o si aprono nell'oscurità come spicchi di sole in una notte senza speranza.

Ilaria Pasqua - Drago da taschino
Il protagonista è molto particolare: è una statuetta. Un tempo, però, ricorda di essere stato un vero drago, cacciatore di uomini. Ora invece è passato dagli scaffali di una libreria polverosa a essere scarrozzato ovunque da una cucciola d'uomo che gli parla sempre: forse è per quello che è un po' scorbutico.
In fondo però lei gli vuole bene e a lui sembra davvero di poterle parlare ed essere compreso, anche se gli ha appioppato quello stupido nome di Bree. Dopo tanti decenni passati a contatto con gli umani, grazie a lei comincia a capire che non dovrebbe disprezzarli per la loro fragilità e che forse questa consapevolezza potrà fargli riavere ciò che gli fu tolto molto tempo addietro.

La prima impressione che ho avuto è stata quella di una storia molto simpatica: pur non potendo propriamente parlare, Bree (non ditegli che l'ho chiamato così!) commenta tutto nella sua testa, e che commenti potrà mai fare un cacciatore costretto assieme ai piccoli delle sue prede?

Mi poggia la tazza vicino e sorride, le labbra sporche di cioccolato.
Accanto al drago scemo sulla tazza mi sento altrettanto scemo.
Quello sorride e balla su due zampe. I draghi non ballano.

La seconda impressione invece l'ho avuta scervellandomi un po' (massì diamo la colpa al caldo...) sul finale:la simpatia è la facciata che nasconde un messaggio molto profondo, di punizione anziché vendetta.
Il discorso indiretto rende tutto molto scorrevole e ironico: è per questo che lo stacco verso la parte "seria" mi ha presa un po' in contropiede, ma è stato un bell'effetto sorpresa.

Lorenzo Franchi - La Sognatrice
Ramut dello Smeraldo è una Sognatrice, discendente di Tamur la Veggente, e vive su un picco isolato con la sua covata in attesa di schiudersi. In Sogno le appaiono tutti i colori della terra e dell'acqua inghiottiti dal nero della devastazione e, pochi giorni dopo, la sua premonizione ha compimento: in mezzo agli animali e agli uomini in fuga dalle fiamme c'è Elur, un enorme drago blu che le concede un solo giorno per accettare di abbandonare la covata e unirsi a lui. Ramut deve escogitare un piano disperato per tentare di salvare almeno i suoi piccoli, tra i quali sta per nascere una nuova Sognatrice.

La prima cosa che vide fu il rosso. Il fuoco divampava,
conquistava, distruggeva ogni cosa sotto di sé.
Le distese di alberi scomparivano, inghiottite dalla furia
vorace delle fiamme. I fiumi non erano più azzurri: le acque
trasportavano corpi di creature arse e tronchi anneriti.

Questo racconto propone in chiave "dragonesca" uno dei topoi più celebri del fantasy, quello della madre che abbandona i neonati per salvarli, sapendo che non sarà l'ultimo sacrificio per lei: nonostante sia stra abusato è stato ben inserito in un contesto molto diverso e grande, già costruito per il lettore. Non è schiaffato lì per strappare lacrimucce, ecco. Anche per questo, quindi, un complimento per la costruzione della storia e un altro per la descrizione della desolazione di Elur [semicit.]!
Un aspetto che invece mi è dispiaciuto è il finale: non tanto per quel che succede, bensì per lo stacco nettissimo di anni accumulati in poche righe e per il salto temporale che, dopo una narrazione praticamente "in diretta" dà l'impressione di essere troppo frettoloso.

A presto con la recensione degli ultimi quattro racconti!

Ink Maiden

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