Occhi di Drago - AA. VV. - II parte

Ed eccoci finalmente con la seconda e ultima parte della recensione all'antologia Occhi di Drago!
Cominciamo subito :)

Cinzia Ferrara - Il Giudizio
La guerra fra draghi e umani si trascina da tre secoli, senza che una parte riesca a sterminare l'altra. Il generale Gregor è nella sua tenda quando una bellissima giovane gli chiede udienza e promette una soluzione rapida al conflitto; la stessa promessa viene fatta da una draghessa bianca al cospetto dell'Anziano, stanco di bruciare interi insediamenti umani e di recuperare i corpi dei compagni senza che le sorti della guerra cambino. Grazie a queste misteriose tramiti, entrambi i rivali si trovano chiamati a Giudizio, faccia a faccia, per decidere chi merita di sopravvivere.

<<Chi siete? Voglio delle risposte!>> replicò l'uomo, senza riporre l'arma.
<<Noi siamo Pax e Ius.>> Dicendo ciò,  la donna e il drago bianco mostrarono le loro vere sembianze: erano due entità di pura luce, prive di forma. <<Vi abbiamo portato qui per esaudire il vostro desiderio.>>

Questo racconto non mi ha sconvolto l'esistenza: è ben scritto, anche se ogni tanto il narratore è incerto, però la storia in sé mi è sembrata banale. Non amo affatto le allegorie, tantomeno quando risolvono con amore & pietà i conflitti, eppure abbiamo già visto che cliché stra abusati possono ancora sorprendere, cosa che qui non è successa.

Mario Pacchiarotti - Occhi di Drago
Kluss sa dove trovare il vecchio. Se vuole vendicarsi di Okudar e dello sterminio della sua famiglia, deve trovarlo e farsi raccontare di come, da giovane, egli uccise un drago: Okudar vuole il corno di uno di loro prima di concedergli la sua attenzione e accettare un duello. Kluss è sicuro di sé, ora che sa che ucciderne uno è facile e che la vendetta attesa da anni è vicina; altrettanto facile è ignorare il consiglio di non guardare un drago negli occhi: la creatura non prova rancore verso il suo assassino, ma gli affida il peso della sua esistenza e delle uova prossime a schiudersi. Grazie a questo contatto fra di loro, Kluss si rende conto che la vendetta, per una creatura millenaria, non è che un'ombra scura sul mondo.

Quelli che vivono più lontani dalle colline sono pronti a raccontare strane e terribili storie  [...]. Però, man mano che mi avvicino alla terra dei draghi, le storie si fanno sempre meno violente e terribili, finché arrivo a ridosso delle colline, in una terra che la ragione dovrebbe ritenere disabitata, tanta la vicinanza al pericolo.

All'inizio anche questo racconto sembrava uno dei "soliti" con il classico tipo che vuol fare l'eroe, ma poi la storia acquista via via profondità con l'odio per Okudar e il vero motivo per cui Kluss ha bisogno delle istruzioni del vecchio. Il colpo finale è arrivato alla fine, quando la saggezza dei draghi si fonde con la fretta dei mortali e ne cambiar la visione.
Un altro "punto sorpresa" va ai cambi di prospettiva e ai flashback che, seppur in una storia breve, sono ben dosati e conducono la vicenda verso la fine senza salti e sbrodolamenti.

Ester Trasforini - Il Colore della Guerra
I Dracones sembrano umani, ma gli occhi rossi e il fuoco che riversano dalla gola annulla qualsiasi somiglianza con la specie che tentano di sterminare da un secolo. Il giovane Zolan, dopo aver combattuto per il suo villaggio raso al suolo, si imbatte in una ragazza dalle iridi rosse: gli altri Dracones l'hanno lasciata indietro perché è un peso, ma lui non la finisce subito. Vuole sapere perché uccidano gli umani, e scopre così del Drago Creatore e del divieto che egli ha imposto ai Dracones, che non esita a infrangere pur di ripagare la giovane per tutte le sofferenze che ha inflitto.

<<"[...] Coloro che si nutrono del fuoco porteranno la morte, e coloro che si nutrono dell'acqua porteranno la vita.">> La ragazza sbatté le palpebre. <<Quale dei due popoli, dunque, ottiene più vantaggi in una guerra?>>

Anche a questa storia devo assegnare parecchi "punti originalità", non tanto per quello che vi ho detto sui Dracones ma per quello che ho dovuto omettere per evitare spoiler. La trama non è particolarmente articolata però è ricca di spunti di riflessione, ovviamente senza essere un trattato filosofico: il buon fantasy è pieno di questi sassolini lanciati dagli autori, tanto piccoli quanto più vanno lontano e fanno pensare.
La resa del messaggio anche è molto interessante, lasciato trapelare tra le parole piene di rabbia di Zolan e quelle fredde della ragazza.

Martina Scagnolari - La Domanda di Frey
Frey è il più anziano giocattolaio del Regno Sospeso: la pazienza, la ricerca della perfezione e lo scorrere preciso del tempo sono parte del suo mestiere e della sua vita, incarnate nella maestosità della torre dell'orologio della capitale. Su di essa è la sua Domanda dell'Ultimo Soffio, un rito antichissimo a cui neppure il più potente dei sovrani può negare la risposta: pur contro il volere dei Sacerdoti, Frey viene condotto nella Sala Privata del Tempio del Drago, dove i resti dell'ultimo, possente rettile rivelano la sanguinosa verità che si cela oltre la perfezione della torre e l'esistenza stessa del Regno.

La mastodontica torre dell'orologio, con gli ingranaggi a vista, simbolo di Ampharos e del potere del tempo. Quell'enorme struttura è sempre stata fonte di ispirazione nella mia ricerca di ciò che è perfetto: in ogni dettaglio di metallo, in ogni vite, in ogni singolo ticchettio preciso e ritmico potevo riconoscere la certezza stessa dell'esistenza; la confortante immutabilità del tempo, frutto della saggezza degli antichi Draghi.

L'ho trovato un racconto molto particolare: la classica ambientazione steampunk, un pizzico apocalittica, nasconde nel suo cuore qualcosa che colpisce dritto nello stomaco tanto Frey quanto il lettore. Entrambi si ritrovano a chiedersi se valga la pena di lasciar vivere un mondo eretto sulla crudeltà e la sopraffazione, nascondendosi dietro la cortina della quotidianità, oppure cercare di fare riflettere ogni individuo mentre il loro stesso mondo cade lentamente a pezzi.

Come ho già detto nella prima parte, tra queste pagine ce n'è davvero per tutti i gusti e tutti i generi. È il secondo libro della Gainsworth che leggo ed è quello che ha spopolato più di tutti gli altri: con una presentazione simile mi aspetto molto da questa casa editrice, e lo vedremo insieme nelle prossime recensioni.
Buone vacanze!

Ink Maiden

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