L'Ultimo Khama - Stefano Andrea Noventa


Buonasera a tutti i nostri assidui fans, e benvenut* a chi ci ha scoperti durante l'estate!
Avete scovato nuovi libri/posti/piatti che porterete con voi nei prossimi undici mesi?
Io ho approfittato del tempo finalmente libero per leggere un po' di cosette, tra cui questo romanzo di Stefano Andrea Noventa: non so se lo ricorderete, ma figurava fra i miei acquisti del Salone del Libro di Torino. Ho aspettato così tanto perché mi sono fidata del consiglio dell'editore, "anche se è sottile, leggilo con calma perché ci devi pensare parecchio": effettivamente è stato un libro impegnativo, sia da leggere che recensire, in cui l'ambientazione non è uno sfondo teatrale ma è parte integrante della trama al pari dei personaggi.

Per questo motivo vorrei cominciare parlandovi dell'universo creato dall'autore. Sorto dalle ceneri di un Universo precedente, collassato e salvato dal sacrificio dei suoi antichi abitanti, è governato dal loro volere incarnato in un complesso equilibrio matematico-fisico: quegli stessi abitanti si sono infatti trasformati in divinità della loro creazione, o forse in semplici macchine di un passato ormai troppo remoto.


"Ogni razza abitava un differente dominio del mondo e i loro confini
erano congelati dai patti ratificati nel rituale del Khama: gli dèi
non mutavano la natura del mondo, la foresta madre non si espandeva,
i folli venti di Aruda non sradicavano la vita, i fiumi non straripavano,
il mare non sommergeva la terra. Un equilibrio in cambio del quale
gli uomini abitavano solo le città di Reallach e Moraiach, ed era stato loro
concesso di costruire solo santuari al limitare della foresta madre
o nella piana di Aruda: piccoli paesi che sorgevano dove le radure
si facevano spaziose e i venti deboli; roccaforti necessarie ai traffici
commerciali, da dove partivano le tratte sicure lungo le quali gli Eterei
deviavano i venti."

La vita degli uomini non è molto dissimile a quella cui siamo abituati, ma unisce elementi fantasy ad altri fantascientifici: nelle vie incontriamo tranquillamente bambini che giocano con quel che trovano e artigiani che cercano di guadagnarsi da vivere, ma fra di essi vi sono tecnoidi, esseri umani (perfettamente integrati e accettati nella società) che hanno sostituito parti del proprio corpo con componenti artificiali. Da un punto di vista "religioso", invece, vi sono gli Interpreti (che interpretano appunto la volontà degli dei, facendo da tramite durante il rituale del Khama) e i Custodi:

" -Ma è solo grazie agli déi se [i Custodi] si trasformano.
Ogni loro potere, ogni nostro potere, deriva dagli déi.
Perché sono loro ad alterare la natura conferendo una
diversa forma alla materia."

Ora parliamo di Aruda e del popolo che la abita, gli Eterei: un essere umano non può vederli perché sono esseri di luce e vento, ma la loro ambasciatrice Jehinn è in grado di assumere una forma umanoide e visibile, e di essere interprete degli dei (daimoni) del vento. La loro città è separata da quelle degli umani da un'immensa piana: soltanto la giovane Belaren vi è ammessa per pochi minuti, che per gli uomini corrispondono a parecchi cicli.
Aruda è un posto molto interessante, dove le nostre leggi strutturali e fisiche non hanno alcun valore:

"Le sue dita incontrarono un'inattesa resistenza. Il cielo era solido,
duro come la pietra più resistente. Come la materia che si trovava
al centro della realtà. Mura di biogranito, come quelle dell'Architettura.
avvolgevano quel luogo.
- L'Architettura - esclamò sorpresa.
Le cinque figure annuirono.
- La nostra percezione dello spazio e del tempo è diversa dalla tua, Belaren.
Ciò che per voi umani è l'esterno dell'Architettura, per noi è una
barriera interiore, ciò che voi chiamate cielo è il nostro orizzonte,
un orizzonte che non possiamo superare. [...]
- Questo muro deve crollare, o il nostro popolo morirà."

Tranquilli, non ho dimenticato il corsivo!
Aruda è un luogo bellissimo e misterioso alla vista, ma cela la fame e la disperazione più nere, il bisogno di evadere per sopravvivere.

Vi starete chiedendo già da prima che cavolo sia il Khama, e ora vi ho rifilato pure l'Architettura.
Quest'ultima, così a naso, la potete vedere sullo sfondo della copertina: è qualcosa di materiale (biogranito per l'esattezza) da cui si dipana l'Albero della Vita che, neanche a dirlo, mantiene l'equilibrio vitale del mondo assieme alle sue propaggini nelle città degli uomini.

"Miya [sorella minore di Belaren] era certa di non essere
mai stata in quel luogo, eppure aveva l'impressione
di averne calcato il suolo migliaia di volte. L'Architettura
era per lei come una casa a cui tornare, un ventre da cui rinascere
ogni volta più forte di prima. Poteva riconoscere la forma stessa
del mondo disegnata, incisa nei suoi immensi banchi di memoria,
nella struttura primaria degli déi che ricordavano, interpretavano
e modellavano la realtà."

Ve l'avevo detto che era un libro impegnativo, no?
In questo simpatico posticino possono entrare gli Interpreti (Belaren per i daimoni dell'acqua e sua sorella Miya per quelli della luce, Jehinn per gli dei del vento, Dobrak per quelli della morte e infine Ghan per quelli della terra), daimoni e creature -umane o Eteree- diventano visibili gli uni per le altre e, soprattutto, lì possono entrare in contatto e ristabilire l'equilibrio rinnovando il Khama. Banalmente si tratta di un rituale, ma allo stesso tempo implica qualcosa di molto più profondo:

"Il Khama era stato qualcosa di totale e assoluto, infinito
e istantaneo: una proiezione dell'anima nell'immenso bacino
dell'esistenza, nella memoria del mondo. Un nuovo inizio.
Il suo io più remoto era stato disgregato dagli déi, smembrato
di ogni orpello, di ogni valenza materiale, fino a ridurla
al nucleo più puro della sua essenza. [...] aveva trasceso i propri
confini per raggiungere il limite che era stato tracciato dagli déi
attorno ai confini del mondo; dove mare e cielo si facevano una cosa
sola, insieme alla terra e al vento: luce."

Sono i daimoni che agiscono sull'individuo, come avete letto, ma anche l'individuo comunica con loro e raggiunge un nuovo stadio. L'Ultimo Khama del titolo vede coinvolti gli Interpreti che vi ho già menzionato; Miya e Dobrak sono in contatto con gli dei "più antitetici" di tutti, cresciuti amandosi ma destinati a distruggersi a vicenda, ed è per questo che il nuovo Khama sarà l'ultimo del mondo che li ha visti nascere: se la vita e la morte sono destinate ad amarsi e annientarsi, vuol dire che l'equilibrio ha fallito ed è necessario crearne uno nuovo, così come fecero quegli antichi abitanti prima di diventare daimoni.
In questo senso l'universo stesso è quasi un tutt'uno con i personaggi, di cui vi ho citato solo i nomi e poco altro: non essendo una realtà statica e "scontata", poiché formato da entità vive, mutevoli e pensanti, è esso stesso ad agire come un personaggio molto più potente rispetto agli altri.

La trama che ho cercato di ripercorrere con voi, in questo modo così strano, è raccontata a epoche alterne, distanti dieci cicli (i nostri anni) e che si incontrano in quel Khama che era già insito nel precedente. Alle voci costanti di Belaren e Jehinn si alternano quelle di due generazioni che non si incontrano mai, di genitori che si sacrificano per permettere l'avverarsi delle antiche profezie e di figli che appaiono marionette in mano al destino deciso da un equilibrio superiore.

Stilisticamente parlando, è difficile per me dare un giudizio: mi rendo conto che certi passaggi siano lenti e raccontati con vari fronzoli per nulla indispensabili, ma mentre lo penso mi chiedo in quale altro modo si possano rendere partecipi i lettori di un universo così complesso. Ribadire più volte un concetto o una spiegazione (chiaramente senza fare copia e incolla) aiuta a metabolizzare e a seguire meglio la storia: alcuni potranno annoiarsi, ma quantomeno non saranno lasciati nell'ombra.
Mi sento però di farvi una raccomandazione: leggetelo se avete delle buone conoscenze di matematica. Io studio fisica e termini come "ordine inferiore di infinito" non mi scandalizzano, ma magari qualcuno di voi potrebbe passare il pomeriggio su Wikipedia con l'aria smarrita.

Ultime cose e poi vi do appuntamento alla prossima recensione!
Il genere: come ho cercato di farvi intuire, è un ibrido tra fantasy e fantascienza, categorie in cui non lo chiuderei a tenuta stagna.
Opinione personale: mi sono scervellata parecchio a leggerlo, chiedendomi se avessi dovuto ripassare equazioni differenziali e integrali indefiniti, ma alla fine... me lo passate l'aggettivo? L'ho trovato un libro fighissimo.

Au revoir!

Ink Maiden

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