I signori delle Colline - di Antonia Romagnoli - Segnalazione Nuova Uscita

Buonasera a tutti!
Oggi vi lascio con il secondo capitolo della Saga delle Terre:


I signori delle Colline

di Antonia Romagnoli




Sinossi



Nuovi misteri e nuove avventure per Ester e Nimeon mentre una minaccia sembra volere spazzare via l'equilibrio delle Terre. Al termine del Mandato che li ha resi protagonisti di innumerevoli avventure, Ester e Nimeon si sono scoperti innamorati. Giunti a Ghidara, capitale delle Colline, il fidanzamento viene ben presto interrotto dall'irrequieta maga, incapace di fermarsi a lungo in un posto. Nuove ombre si stanno addensando sulle Terre e la loro separazione segna solo l'inizio di una nuova crisi: affascinanti e inquietanti creature provenienti dai regni esterni giungono nelle Terre per misteriose missioni; le Nebbie, rese infide dalla magia, dilagano nel Sud, nonostante gli sforzi dei maghi, mentre i regnanti vengono colpiti da incanti mortali. Ancora una volta, il destino delle Terre viene affidato a Nimeon ed Ester, di nuovo depositari del Mandato.



L'autrice

Antonia Romagnoli è nata a Piacenza nel 1973. Si dedica alla famiglia, che comprende un marito, tre figli e un gatto, e alla scrittura.
Ha esordito con alcuni racconti fantastici in riviste e antologie e ha collaborato per alcuni anni con il quotidiano "La Cronaca di Piacenza" in veste di freelance. Nel 2008 ha pubblicato il primo volume della Saga delle Terre, "Il segreto dell'Alchimista", finalista al premio Italia 2009, a cui ha fatto seguito nel 2009 "I Signori delle Colline", entrambi editi da L'Età dell'Acquario. Il terzo volume, "Triagrion", è stato pubblicato da Edizioni Domino nel 2010.
Con Domino ha pubblicato anche due fiabe dedicate ai bambini delle prime classi elementari," La Stella Incantata" e "Il mago pasticcione e le lettere dell'alfabeto", quest'ultimo in fase di riedizione presso Rapsodia Editrice. Tra le uscite più recenti l'ebook "La magica terra di Slupp".
Attualmente si occupa in modo amatoriale di grafica web. Ha in preparazione il prequel della Saga delle Terre, di prossima pubblicazione per Delos Digital.


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La saga

“I signori delle Colline” è secondo episodio della Saga delle Terre, una trilogia che ha per protagonisti Ester, maga naturale, e Nimeon, principe delle Colline, dapprima uniti nel Mandato per indagare su una serie di omicidi, e in seguito coinvolti in avventure sempre più ardue, nelle quali saranno svelati tutti i misteri che circondano la magia terranea.
I signori delle Colline e Triagrion sono strettamente legati, in quanto originariamente due parti di un unico romanzo.
Nel secondo romanzo si espandono i confini del mondo a cui appartengono le Terre, presentando le creature che vivono oltre i confini. Da secoli, infatti il Patto di non Interferenza impedisce i rapporti fra le diverse creature, rendendo i confini inviolabili.
Improvvisamente, però, questa legge viene infranta sia da Feiirie che da Shlamidre: la causa sembra essere riconducibile alle vicende narrate nel primo romanzo, o forse si stanno delineando nuovi e ancor più oscuri misteri da risolvere.
Perché nelle Terre e nei regni confinanti nulla è davvero come sembra: a cominciare dalla magia.
Al centro di tutti questi nuovi enigmi da risolvere, ancora Ester e Nimeon, riuniti di nuovo nel Mandato loro malgrado.

La trilogia completa è formata da “Il segreto dell’alchimista”, “I Signori delle Colline” e “Triagrion”: i tre volumi, che hanno visto una prima edizione in cartaceo presso altri editori, ora fuori catalogo, usciranno a cadenza mensile per Delos Digital, a partire da settembre 2015.
La pubblicazione di un quarto episodio, prequel della saga, è prevista, sempre con Delos Digital, nel 2016.



L’alchimista


L’alchimista citato nel titolo del primo romanzo è Raimondo di Sangro, principe napoletano vissuto nel ‘700. Appassionato di anatomia, chimica e fisica, uomo controverso e poliedrico, è noto per essere il committente della scultura del Cristo Velato e della cappella della Pietatella, capolavoro del barocco italiano, le cui decorazioni sono ricche di simboli alchemici e massonici.
A lui sono state attribuite numerose invenzioni, fra cui una macchina da stampa in quadricromia: quest’ultima mi ha fornito lo spunto per la creazione del passaggio dimensionale, la chiave, che costituisce il centro della narrazione, il “segreto” che viene svelato a metà del primo libro e che modifica la prospettiva di tutta la storia.narrazione, il “segreto” che viene svelato a metà del primo libro e che modifica la prospettiva di tutta la storia.
Raimondo, solo citato ne “Il segreto dell’alchimista”, nei seguenti episodi diviene protagonista di antefatto ed epilogo, mentre si ritrova nel prequel come personaggio.




Prologo


Napoli, anno del Signore 1738.

C’era un forte tanfo nello scantinato. L’odore di umidità e di muffa si mescolava al pungente aroma del vino e al fumo delle torce.
Dapprima l’oscurità accecò i due uomini, poi i confini di oggetti e scaffali, a loro familiari, si stagliarono nell’ombra.
Nella grande stanza, tappezzata da botti disposte in file ordinate, c’era un solo lume acceso, la sua fioca e lattiginosa luminescenza si intravedeva in fondo alla teoria di barili.
– Funziona anche quello! – esclamò uno dei due uomini. – Siete un demonio, Raimondo. L’altro, dal viso spigoloso e gli occhi un poco sporgenti, sorrise enigmatico. – Lo dicono in molti, amico mio. Speravo da voi un’opinione più scientifica.
Il primo che aveva parlato si sistemò la tunica a disagio. – Siete un genio. I posteri vi ricorderanno come un novello Leonardo. Se solo rendeste pubblica questa scoperta…
Raimondo scoccò uno sguardo severo all’altro. – Non sia mai! Quello che avete visto e vissuto in queste settimane deve rimanere un nostro segreto. Un segreto da proteggere a costo della vita. – Abbassò la voce in un sospiro addolorato. – Non siamo pronti per accettare una scoperta simile. Mi auguro che vengano tempi diversi. Tempi degni delle Terre.
– Che cosa pensate di fare col libro? Lo distruggerete?
Raimondo assunse un’espressione inorridita. – Ma vi rendete conto delle conseguenze, Giuseppe? Non posso. Abbiamo arrecato già abbastanza danni a quella gente, distruggere il libro potrebbe condurre laggiù a nuovi cataclismi. No, non posso. L’unico modo per tutelare il varco e le Terre è custodire questo oggetto. Tramandarne il segreto, affinché vi sia sempre qualcuno che ne conosca la reale importanza, qualcuno capace di proteggerlo.
Si avviò verso la luce, che proveniva da una singolare lanterna posata su un tavolaccio di legno. Sul piano irregolare era adagiato, aperto, un libro. La luce biancastra danzava sulle pagine di fine pergamena, adornate di immagini dai colori vivaci, che quasi parevano muoversi al pulsare della fiamma tremolante. Simboli appartenenti a un linguaggio occulto, dimenticato, si intervallavano a pagine in latino, stampate in caratteri neri. Raimondo esitante sfiorò le pagine e richiuse il tomo. – Non posso portare da solo questo peso, ma non mi fido né della mia famiglia né degli amici. Devo rivolgermi a qualcuno che comprenda il valore di ciò che ho scoperto.
– So a chi vi riferite. Appoggio la vostra scelta. – Giuseppe si accostò a sua volta. – Vostra Grazia, come spiegheremo la nostra assenza in questi mesi?
Raimondo sorrise e celò con deferenza il libro in un involto di seta damascata. – Raimondo di Sangro non si giustifica mai.

***

Ghidara, alcuni mesi dopo.

Il foglio, sospeso a mezz’aria sopra la scrivania, brillò per l’ultima volta, poi si adagiò lieve come una piuma sulla risma ordinata che occupava il centro del tavolo.
– Direi che abbiamo finito. – L’uomo che aveva parlato stava in piedi, voltato verso la finestra e dava le spalle alla stanza. Di lui si vedevano solo le ampie spalle coperte dai capelli, fili argentei che gli scendevano fino alla cintola.
Quando si volse, il viso bianchissimo era illuminato da un sorriso.
La giovane donna a cui era rivolto prese senza delicatezza l’ultima pagina stilata con la magia. Accigliata, lesse il contenuto. I capelli rossi come il fuoco, portati corti, furono mossi da un vento invisibile.
– Molto bene. È del tutto incomprensibile – lo canzonò.
– Non è incomprensibile, è codificato. Ho seguito le indicazioni di Raimondo e sono convinto che funzioneranno a dovere.
Lei gli restituì il foglio. – Auguriamoci che non serva mai decifrarlo, Udkils. Quella che stai lasciando al tuo casato è una responsabilità enorme.
Gli occhi dorati dell’uomo si fecero impenetrabili. – Non posso fare altro. A Palàistra la memoria si perderà, le Pianure dimenticheranno. Ma l’eredità delle Colline non andrà perduta, anche se dovesse cadere nell’oblio.
Ritorno a Ghidara
Ghidara la bella, dalle forme di fanciulla, stesa sulla collina mura a corona della regina…
La vecchia ballata risuonava nella valle, cantata a squarciagola da una voce stonata e un po’ gracchiante.
L’improvvisato, e atroce, cantante era un vecchietto che cavalcava di traverso sulla sella, facendo ondeggiare a un ritmo imprecisato la chioma nivea. La palandrana multicolore che indossava si impigliava da tutte le parti, sui cespugli che costeggiavano il sentiero, ma egli non vi faceva caso, impegnato com’era a gorgheggiare.
Andava avanti così da almeno mezz’ora e i suoi compagni di viaggio non ne potevano più. Si scambiavano di tanto in tanto occhiate cariche di esasperazione, ma nessuno osava intervenire. Il gruppo era formato, oltre che dall’arzillo vecchietto, da tre persone, una donna e due uomini. Il più anziano dei due, dal fisico vigoroso e dallo sguardo intenso, indossava abiti e insegne del cavalierato. I tratti del viso marcati erano ingentiliti dagli occhi chiari e penetranti. La chioma, color dell’oro brunito, scendeva a sfiorare il collo, nella foggia abituale dei cavalieri. La somiglianza fra lui e il ragazzo più giovane, che aveva gli stessi suoi colori, rendeva evidente il legame di sangue tra loro.
– E poi? Com’è che va avanti? – domandò il vecchietto, un poco seccato per essersi dovuto interrompere.
– È finita! – risposero in coro tutti e tre gli altri, con una prontezza che aveva un che di sospetto. Gli occhietti acuti e contornati di rughe si fecero sottili come fessure. – Non vi credo. Ci saranno almeno altre due strofe, ci giurerei.
– Potrete chiedere ai musici di corte appena saremo arrivati – rispose Ester, l’unica donna della piccola comitiva, da sotto il cappuccio che le copriva il viso, sotto il quale aveva cercato, invano, riparo dai vocalizzi del vecchio. – Entro un paio d’ore saremo a Ghidara. Non si tratta di un’attesa troppo lunga, vi pare?
Il vecchio sbuffò dalle narici. – Mi sto annoiando. Mi fanno male anche ossa che non sapevo di avere. Voi tre siete loquaci quanto i cavalli. A quest’ora sarei già spaparanzato a Ghidara, se non fosse per le vostre assurde idee!
Il ragazzo più giovane aprì la bocca per rispondere, ma Ester lo fermò con un cenno della mano. – Dert – disse rivolta al vecchietto, con tono paziente, – vi rendete conto anche voi che arrivare al Palazzo Reale volando non è appropriato, vero? Spaventereste la corte e il re penserebbe che l’emergenza non è ancora conclusa.
– Potremmo volare tutti, il principe Nimeon lo trasformo io! – propose di rimando Dert con entusiasmo formidabile.
Ester calò il cappuccio, mostrando la lunga chioma corvina e il viso corrucciato di chi sta per sgridare un bambino. Il volto, di una bellezza delicata, portava ancora lievi segni delle bruciature causate dalla magia nella recente battaglia. Si accostò alla cavalcatura del vecchietto e si schiarì la voce, puntando gli occhi scuri e atteggiati a un sguardo severo sull’anziano. – Ascoltatemi bene: nessuno di noi si trasformerà fino a che non avremo parlato con re Udkils. La situazione è delicata, il re non sarà affatto felice di sapere che suo figlio Lexon è un mago, bisognerà informarlo con molto tatto e perciò… non lo farete voi. Lasciate che ci pensi Nimeon. Sarà più facile dopo aver comunicato le buone notizie sull’esito del nostro mandato e sulla sconfitta di Sakren.
– A rigor di logica, quindi – la interruppe Dert con un gran sorriso increspato, – se il principe si fa carico delle novità di suo fratello, toccherà a me raccontare al re che voi due volete sposarvi! – Eh, no! – rispose Ester, già temendo che Nimeon, il cavaliere che il accompagnava, sguainasse la spada. – No… No! Voi dovete solo stare buono e zitto. Niente voli, niente trasformazioni, niente parole. – Questa volta il sorriso comparve sul viso di lei. – Volete o no che il re dia il suo benestare all’istruzione di Lexon?
– Ma certo che sì! – borbottò il vecchio mago.
– E anche portare il ragazzo con voi nelle regioni del Sud, per sciogliere le nebbie lasciate da Sakren?
– Ovvio anche questo! Bisogna pure che qualcuno lo faccia e ormai restiamo solo noi. C’è anche
Oriol, ma chissà dove si è cacciato! Lasciare a un vecchio e a un apprendista un lavoro del genere… Prima che Dert partisse con una delle sue filippiche, Ester riacciuffò il discorso che le premeva. – Allora, se ci tenete, datemi retta. Lasciate fare a Nimeon.
– Nimeon, Nimeon, Nimeon. Non sapete dire altro da quando vi siete rammollita con l’amore! – fu l’ultimo commento di Dert, prima di chiudersi in un offeso e dignitoso silenzio.
La donna lo lasciò a covare le sue recriminazioni e affiancò gli altri due, rimasti indietro.
– Pericolo scongiurato? – le disse sottovoce Nimeon, i cui occhi color smeraldo lasciavano trapelare un gran divertimento. Ester invece alzò al cielo i suoi, scuri come la notte.
– Invecchierò precocemente. Mi ridurrà a una larva prima ancora di aver messo piede in città. E se sopravvivrò a Dert, il colpo di grazia me lo darà tuo padre.
Nimeon le sorrise. – Che fine ha fatto l’impavida Magistra che ha combattuto contro il mago più potente e crudele mai apparso nelle Terre? E l’Emissaria che ha affrontato tutti i regnanti con determinazione degna di un cavaliere?
La giovane donna si accigliò. – Sono rimaste a Palàistra, temo. Forse era meglio lasciarci anche la maga naturale, quella che vorrebbe sposare l’erede al trono delle Colline. Ma ormai è tardi per tornare indietro. Già immagino l’orrore nelle tue sorelle… e non sarà facile nemmeno spiegare come mai Lexon è già entrato nell’apprendistato.
Fu il giovane accanto a loro a intervenire. – Non credo che andrà così male. In fondo, nostro padre sarà più che felice di vederci tornare sani e salvi. Insomma, per quello che ne sa ora potremmo essere tutti morti, io a Palàistra nell’assedio, e voi due nel confronto con Sakren. Che peso può avere tutto il resto? Dovrà accettare che io sono un mago, visto che lo sono. E poi… – fece una smorfia rivolta al fratello. – È ora che ti sposi, stai diventando vecchio!
– Di certo non ho lo stesso ottimismo dei tuoi quattordici anni – replicò il cavaliere. – Però mi auguro che tu abbia ragione.
La voce di Dert li interruppe.
Ghidara la forte
Dalle trecce di biondo grano L’amerò fino alla morte
Mai da lei starò lontano!
– Lo sapevo che c’era un’altra strofa! O forse due?

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