Susan Mikhaiel - Powers: Recensione

Tra un esame e l'altro, eccoci con un nuova recensione (e finalmente, direte voi...)!
Vi parlerò di un libro particolare, primo di un'esalogia, tutto giocato sulla commistione tra elementi fantasy, giappo-nerd, come la copertina lascia intuire, e filosofici: dal loro intreccio scaturisce la nuova vita di Sue, che vola dall'Italia al Giappone per sfuggire ai fantasmi del suo passato...


Non sappiamo molto di Sue: gli incubi che la perseguitano sono un'ombra che non svela al lettore, lasciandola in sospeso tra mezze frasi e reazioni impulsive. La incontriamo appena atterrata a Tokyo e, poco dopo, siamo già con lei all'università, un progetto sperimentale che teme sia collegato ai suoi trascorsi; qui conosce Ceile, un insegnante tanto attraente quanto inquietante, come il segreto che nasconde, e quattro ragazze cui si affida per tentare di ambientarsi.
Sono loro, Sharon, Fancy, May e Sendy a portarla al Dream Emporium e a farle scoprire che neppure quel viaggio in Giappone è stato casuale: loro sono le quattro Rose e Sue è la quinta, la più potente, quella che stavano aspettando per potersi mettere sulle tracce del Sacro Graal, prima che altri cercatori riescano a decifrare gli stessi indizi in loro possesso e mettervi le mani. Prima ancora che il disperato piano di Ceile possa mandare in fumo ogni tentativo.

Il primo aspetto che colpisce subito è il continuo richiamo, più o meno diretto, al mondo degli anime e dei manga: alcuni sono citati esplicitamente, altri sono richiamati non solo dall'immaginario di Sue, ma anche dai dettagli stessi della storia.
Ecco cosa pensa appena arrivata alla Tokyo University of Foreign Languages:


Se da fuori l’università sembrava un’enorme fortezza moderna,
da dentro appariva anche più ampia. Gran parte dei muri erano costituiti
da gigantesche vetrate attraverso cui filtrava tantissima luce.
Come negli anime. Solo che dal vero è molto più bello.

I dettagli di cui vi parlavo, invece, si rifanno in senso parodistico ai majokko più celebri degli scorsi decenni: le cinque ragazze che acquisiscono poteri particolari attraverso oggetti all'apparenza innocui (le Rose hanno ciascuna la propria spilla che si trasforma, appunto, in una rosa che affonda le radici nel loro stesso cuore), l'aiutante irascibile ma che in fondo vorrebbe soltanto proteggerle (Moira, la proprietaria del Dream Emporium), i piccoli aiutanti magici (le gremlin, delle "mini loro" che ne rappresentano l'essenza più pura) e, infine, i loro nomi di battaglia. 

“Sì, un tempo ero come voi.
Avevo la spilla di Fancy ed ero Open Light.”
Sul volto delle giovani apparve un'espressione schifata e
contrariata, soprattutto su quello della giapponese.
“Cioè? Sarei una luce aperta? Che schifezza sarebbe?”
[...]“E noi?” chiesero entusiaste Sharon e Sendy.
“Pure Heart e Sweet Friend” disse, ridendo tra sé.
L'inglese sbuffò, quasi offesa. “Sono dei nomi così bimbominchiosi,
fanno cagare” ribatté, in un impeto di orgoglio.
“Non possiamo cambiarli?”
“No, mi dispiace. Cerchiamo di non perdere tempo anche su queste inezie!” 

Il secondo aspetto è decisamente in contrasto con il primo, e riguarda la trama che assume, capitolo dopo capitolo, la sua forma più originale e slegata da ogni citazione: i personaggi cominciano a interagire, essendo passati ormai mesi dall'arrivo di Sue a Tokyo, e la storia di ciasuno di loro si fa più approfondita, spesso dolorosa, mentre cominciano ad apparire scene gotiche, quasi horror.

“[...] Ogni volta che c’è un blackout, viene
profanata una tomba di quel cimitero, l'unico dell'intera Tokyo
dove ancora praticano la sepoltura delle salme.”
“E l’uomo carbonizzato?”
“La casa dove l'hanno trovato non dista molto dal cimitero.
Inoltre, le profanazioni sono cominciate il giorno stesso della sua
morte. E a ogni cadavere riesumato manca una parte diversa del
corpo. Cosa ti fa venire in mente?”

Come avete letto, un nuovo elemento si intromette tra lo studio degli indizi che (si spera) porteranno al Graal: una minaccia che proviene direttamente da Ghost City e che chiude questo primo libro non solo con la voglia di saperne di più, sul passato di Sue e sui rapporti che l'hanno legata agli altri personaggi, ma anche con la fatidica domanda "Bene, ora sì che sono nei casini. Che faranno?"

Un’anima carica di odio e rancore vagava tra le vie del borgo,
in cerca di qualcosa. Era nuova a questo mondo – e a questa vita
e ancora non sapeva bene come gestire i suoi impulsi. Sentiva la
necessità di nutrirsi, ma non trovava prede con cui sfamarsi.
Avvertiva in lontananza la presenza di cibo a volontà ma, ogni
volta che tentava di uscire dal recinto attorno alla cittadina, si
innalzava una barriera elettrica che le impediva di andare oltre. La
rabbia e l’oppressione per quello stato di cattività la portò a
emettere dei tremendi e spaventosi urli, ululati di dolore.

Per i due aspetti che vi ho evidenziato, per la buona costruzione dei personaggi e per l'originalità della storia, mi sento di consigliarvi questo libro, che peraltro è breve e molto scorrevole! Buona lettura!

Ink Maiden

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