La Strada Perduta - Alessio Banini

Certe cose si scoprono un po' per caso... avevo adocchiato questo libro già al famoso Salone di Torino, ma avendo optato per altri titoli l'ho preso solo poco tempo fa, in ebook. Una scoperta interessante, per l'appunto, un ritorno a casa dai cari dark fantasy.


La serie Daemon Inside è ambientata nella Regione, un luogo dominato dalla razza umana e da una vita di stampo rinascimentale, in cui vige una religione monoteista simile al cristianesimo. Qui però angeli e demoni sono reali, e sono generati dagli umani stessi in base ai loro comportamenti.
Attorno a questo scenario ruotano dieci romanzi e molti racconti, ma sono tutti autoconclusivi: è stato un vero sollievo leggerlo dopo aver scoperto che ho cominciato dal quarto!
Ne La Strada Perduta seguiamo Uziel, angelo caduto dal Paradiso Celeste e ossessionato dalla caccia ai demoni: da secoli vaga in lungo e in largo per la Regione, passando come un fantasma attraverso villaggi e fugaci vite umane, rincorrendo una minaccia che forse non si estinguerà mai.


Non è tanto la "trama", intesa come sequenza di eventi, a essere il fulcro di questo libro: non mancano assolutamente i combattimenti all'ultimo sangue e gli inganni subdoli, ma è la pazzia di Uziel il vero motore della storia. Come suggerisce il nome della serie, qui è impossibile distinguere il bene dal male, anche se il protagonista è un angelo, perché nel mondo fantasy moderno non c'è spazio per le idealizzazioni: senza le sue ali di luce, Uziel potrebbe essere uno qualsiasi di noi, così come quegli uomini e quelle donne che sono mutati in demoni per i torti subìti.

"E se gli abitanti del prossimo villaggio saranno tutti
dei potenziali demoni, li ucciderai tutti?
Forse. Ma solo in casi estremi.
Alla fine rimarrai solo tu, Uziel. E sarai il demone
peggiore di tutti.
Bene. Così mi ucciderò. E i demoni saranno sterminati,
una volta per tutte."

Questa è una citazione che trovo particolarmente significativa.
Innazitutto, mi permette di parlarvi meglio della già citata follia: due voci si intervallano nella testa dell'angelo, la sua e quella della coscienza ormai perduta, del ricordo di ciò che è stato e di ciò che ha compiuto da quando è caduto. Ogni capitolo è intervallato dalla narrazione e dallo scontro interno al personaggio: è una scelta che mi ha spiazzata per i primi capitoli, ma che poi mi ha permesso di entrare meglio nell'ottica del romanzo.
Con questa scelta, infatti, l'autore ha reso vaghi i riferimenti temporali e geografici, che sfumano uno dopo l'altro nella mente millenaria di Uziel: si scopre all'improvviso che mezzo secolo è passato in pochi capitoli, che i villaggi per lui sono tutti uguali, abitati da esseri con cui ha paura di stringere legami e condannati a una vita troppo breve per lui. Si percepisce l'aridità della sua esistenza senza che nessuno abbia espresso il minimo giudizio, trovandosi a chiedersi se provare compassione per un animo in realtà fin troppo umano.

Ed è questo il secondo motivo per cui ho scelto quell'estratto: il buonsenso del lettore giudicherà folle Uziel, ma non appena il libro sarà terminato sovverrano i primi dubbi. Passata la convinzione che l'umanità si divida in buoni e cattivi, esistono ancora comportamenti degni di lode o disprezzo, oppure è nella natura umana corrompere la più pura e la più malvagia delle intenzioni?
Valutate voi, e non mettete a tacere la vostra vocina interiore quando ucciderete i vostri demoni: non prima di averli ascoltati, almeno.

Giudizio dunque positivo per un romanzo che, seppur breve, pone interrogativi interessanti, senza che l'autore faccia la minima comparsa, ben nascosto mentre manovra i suoi personaggi.


Ink Maiden

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