Pappagalli Verdi - Gino Strada

Buongiorno a tutti.


Oggi vi vorrei parlare di un libro che mi ha segnato, anche se è ancora presto per vedere fino a che punto.
Si tratta di “Pappagalli Verdi” di Gino Strada, un resoconto delle sue esperienze come chirurgo di guerra. Un libro duro, per lo più triste e di cui è difficilissimo fare una recensione, per cui mi limiterò a riportare degli estratti e a commentarli con voi.
Il libro descrive e riporta fedelmente alcuni dei mali di cui è capace l’uomo armato: leggendolo potremo forse comprendere i motivi delle fughe di massa dai propri paesi.
E'diviso in brevissimi capitoli-racconti, da una a due pagine ciascuno, ambientati in uno dei tanti ospedali che Gino Strada ha frequentato negli anni. Ogni capitolo inizia con una minimappa del mondo che evidenzia lo stato dove prende luogo.


Vorrei parlarvene partendo dalla fine, dove Strada spiega come e perché sia nata Emergency:

Nei conflitti di oggi, più del novanta per cento delle vittime sono civili. Migliaia di donne, di bambini, di uomini inermi sono uccisi ogni anno nel mondo.
Molti di più sono i feriti e i mutilati.
EMERGENCY nasce nel 1994 a Milano per portare soccorso a queste vittime. Personale medico e tecnici con maturata esperienza di lavoro in situazioni di emergenza si sono uniti per garantire assistenza medica, chirurgica e riabilitazione nelle zone di guerra.
Negli ospedali che costruisce e attiva, EMERGENCY è impegnata anche nella formazione del personale locale, che sarà così in grado di continuare la gestione del Centro quando EMERGENCY lascerà il paese.
Fin dall’inizio, le attività umanitarie di EMERGENCY si Sono concentrate in particolare sul trattamento e sulla riabilitazione delle vittime di mine antiuomo, ordigni disumani dei quali l’Italia è stata tra i maggiori produttori.
EMERGENCY si è impegnata per anni a far sì che il nostro paese mettesse al bando queste armi. Il 22 ottobre 1997 il governo italiano ha approvato la legge n. 374 che impedisce la produzione e il commercio delle mine antiuomo.
Ma i 110 milioni di ordigni disseminati in 67 paesi continueranno a ferire, mutilare, uccidere.

Bisogna anche sottolineare che il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1999 e che a oggi molte cose potrebbero essere cambiate.
Ho voluto proporvi la conclusione del libro come prima cosa, così da farvi sorgere un dubbio:  l’Italia produce ancora mine? Io mi sono informato subito dopo questa lettura, e ho cercato risposte a tante altre domande, che spero nasceranno anche i voi quando leggerete i prossimi brani.
Purtroppo la maggior parte degli estratti conterrà scene abbastanza crude: Gino Strada non addolcisce ciò che fa, per cui capisco anche chi volesse saltarle e non leggerle.
Direi di partire con una delle più positive:

“5 aprile. Arriva in ospedale Haider. Viene da un villaggio di montagna nella valle di Sidikhan, a tre ore di macchina da Choman. C'è un piccolo dispensario lassù, lo avevamo visitato qualche settimana prima, qualche infermiere ma niente medici.
Haider, 14 anni, viene da lì, riconosciamo le bende elastiche e le flebo che avevamo portato a Sidikhan, la gamba destra è fasciata fin sotto il ginocchio. Stava portando un gregge di capre al pascolo sui monti. Ha visto la mina all'ultimo momento, un attimo prima di calpestarla. Lo operiamo subito, ma per quella gamba non c'è niente da fare. Il giorno dopo l'intervento gli facciamo vedere il "catalogo" delle mine che abbiamo messo insieme, come si fa nelle stazioni di polizia con le foto segnaletiche.
Riconosce una vs-50, una delle tante piccole mine di produzione italiana. "Ma non ho visto quel tappo nero al centro", aggiunge. È la placca di gomma che la fa esplodere, se calpestata.
È stato fortunato, probabilmente quella mina era capovolta, per questo non ha visto la placca. Così buona parte dell'esplosione si è scaricata nel terreno, e il ragazzo ci ha rimesso "solo" un piede.

12 aprile. Haider sta facendo la fisioterapia, gli abbiamo assicurato che in futuro cercheremo di dargli una protesi, che potrà ancora camminare. Ritornerà sulle sue montagne a pascolare capre, non ha altra scelta. Dovesse capitargli di nuovo, speriamo calpesti la mina con la gamba artificiale.”

Ora penserete di sapere di cosa tratti il libro, e che letto un racconto sia come averli letti tutti...
No, non è affatto così, invece: la disperazione, il dolore cambia da persona a persona, da bambino a ragazza, da medico a moglie. Non ci può essere la scusa “tutti i morti, tutti i feriti sono uguali”,  perché ognuno ha la sua storia, la sua dignità e la sua necessità di essere letto.
Come vi ho mostrato all'inizio, più del 90% delle vittime delle attuali guerre sono civili, donne e bambini in primis.

“Raccogliendo i dati su oltre quattromila pazienti che abbiamo operato a Kabul, ne ho avuto la conferma: il novantatré per cento erano civili, il trentaquattro per cento bambini sotto i quattordici anni.”

Di cui moltissimi feriti da mine, mine antiuomo:

 “Ogni venti minuti, in qualche parte del mondo, si ripete il rito macabro: scoppia una mina, un altro ferito, un altro mutilato, non di rado un altro morto.
Cambiano i paesi, i nomi, il colore della pelle, ma la storia di quegli sventurati è tragicamente simile. C’è chi sta camminando in un prato, chi gioca nel cortile di casa o sta seguendo le capre al pascolo, chi zappa la terra o ne raccoglie i frutti.
Poi lo scoppio.”

Come dicevo prima, molte cose sono cambiate. O spero siano cambiate, e questa è una di quelle. Un ferito/morto ogni venti minuti a causa delle mine è tantissimo, ma qualcosa ha cominciato a muoversi: le mine antiuomo sono attualmente messe al bando a livello mondiale dal trattato di Ottawa del 1997 firmato da 138 paesi fra cui l'Italia. Tale convenzione, entrata in vigore nel 1000, proibisce il loro utilizzo, la loro vendita e la produzione e prevede che i paesi firmatari si impegnino, in 4 anni, a distruggere il loro stock di mine e a bonificare le aree minate entro 10 Km dalle loro frontiere. I paesi che non hanno firmato la convenzione sono: la Cina, gli Stati Uniti, la Russia, Cuba, Israele e Corea del Nord.
Noterete che non sono proprio le nazioni più pacifiche, ma non è l'unico aspetto a lasciarmi perplesso: simili minacce sono disseminate ben lontane dai paesei produttori, dunque la storia dei 10 Km non ha alcun senso.
Esistono tuttavia delle associazioni umanitarie che hanno come obiettivo bonificare i campi e ridare condizioni di vita umane alle persone che abitano in quei paesi. L'unica citata nel libro è Halo Trust che si occupa della rimozione di mine e residui bellici.
Però le mine antiuomo hanno causato 5.197 morti nel 2011, un terzo dei quali bambini. (dato tratto da wikipedia.) 
E il terrore raddoppia quando si scoprono delle mine anti-bambino:

“Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l’hanno raccolto sul luogo dell’esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi…” e si mette a disegnare la forma della mina: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro.

Sembra una farfalla più che un pappagallo, adesso posso collocare come in un puzzle il pezzo di plastica che ho in mano, è l’estremità dell’ala. “Vengono giù a migliaia, lanciate dagli elicotteri a bassa quota. Chiedi ad Abdullah, l’autista dell’ospedale, uno dei bambini di suo fratello ne ha raccolta una l’anno scorso, ha perso due dita ed è rimasto cieco”.

Mine giocattolo, studiate per mutilare i bambini. Ho dovuto crederci, anche se ancora oggi ho difficoltà a capire”.

“La forma della mina, con le due ali laterali, serve a farla volteggiare meglio. In altre parole, non cadono a picco quando vengono rilasciate dagli elicotteri, si comportano proprio come i volantini, si sparpagliano qua e là su un territorio molto più vasto. Sono fatte così per una ragione puramente tecnica – affermano i militari – non è corretto chiamarle mine giocattolo.
Ma a me non è mai successo, tra gli sventurati feriti da queste mine che mi è capitato di operare, di trovarne uno adulto. Neanche uno, in più di dieci anni, tutti rigorosamente bambini”.”

Gino Strada ha viaggiato in lungo e in largo il nostro globo, diventando testimone di atti ignominiosi come la strage di Halabja del 17 marzo 1988 quando, durante la guerra Iran-Iraq, sono state usate bombe chimiche causando 5000 morti. Oppure lo troviamo ad aiutare le persone in Ruanda, luogo di un genocidio avvenuto nel ’94, non così tanto tempo fa, dove in un anno sono state massacrate quasi un milione di persone.

“Alphonsine, diciotto anni, forse venti.
Una ragazza come tante, scappata da Kigali con la famiglia all’inizio della carneficina. Sono stati per mesi nella foresta, per uscirne solo di notte a cercare cibo, come gli animali. Mentre fuori continuavano i massacri.
Chissà cosa vorrà dire per lei la parola genocidio? Che cosa pensa una ragazza di fronte alle stragi che a intervalli regolari sterminano gran parte dei parenti, degli amici, degli abitanti del villaggio?”


La stupidità degli uomini non risparmia nemmeno le organizzazioni umanitarie che lavorano per tutti: alcuni dei racconti trattano di morti e situazioni ad alto tasso di pericolosità capitate ai medici di Emergency e delle altre organizzazioni. Persone da lodare e sostenere ma che troppo spesso si ritrovano a fare i conti con politicanti e burocrati che riescono a fare solo dei proclami altisonanti sulla loro pelle se non addirittura a mettere i bastoni tra le ruote.
Conclusione:

Un libro duro, crudo, che spiega molte cose che la persona media tendenzialmente ignora. Non è consigliato a tutti, è un libro che fa stare male: leggendolo mi è venuto da piangere più e più volte pensando a quelle vite spezzate e al coraggio di quei medici, infermieri e dei pazienti stessi che vogliono rimanere lì, sotto le bombe, i colpi di mortaio e tra le scariche di mitra a continuare il loro lavoro.
L’unica pecca che ho trovato è la quasi completa assenza di connotazioni temporali, se non altro all’interno dei racconti che parlano degli stessi luoghi
. a mio parere sarebbe stato interessante e utile capire subito quale racconto va per primo.
E’ un libro che va letto con calma, attenzione ai particolari, rimanendo il più possibile discostati dai fatti (cosa che io non riesco a fare).
Consigliato a quelli che “voglio fare medicina per aiutare le persone”: sei solo un idealista o sei il vero pezzo forte? Andresti ad aiutare queste persone qui?
Io sinceramente non posso fare altro che
raccomandarlo a chi ha lo stomaco per reggerlo e capirlo, e non è da tutti.

Ovviamente io consiglio di acquistarlo qua: Emergency perché comprandolo sul loro sito l’associazione ha un ricavato maggiore.



Aratak


Acquisto: Emergency

Commenti

  1. Come dicevo ho letto anch'io Pappagalli verdi in questo periodo. L'ho fatto perché fermata da un volontario Emergency che mi parlava, appunto, di 'Pappagalli Verdi' secondo il loro modo impostato di parlare dell'associazione. Lui mi ha incuriosito con un dato falso, che poi ho verificato. Mi ha detto che l'Italia è tra i maggiori produttori di questo tipo di mine e, come hai scritto di aver fatto tu, a una notizia del genere non ho potuto far a meno di informarmi. Così ho scoperto questo libro. L'ho preso in biblioteca per poterlo avere subito tra le mani, perché era già dicembre e il mio intento era comprarlo dal sito dell'associazione per farne regali di Natale, ma prima dovevo capire se era il caso o meno, viste le sensibilità differenti cui sarebbe stato destinato. Ebbene, non sono riuscita a finire di leggerlo nel tempo perché quella non preparata al libro ero io. E fare una cernita dei nominativi a cui potrei regalarlo si è dimostrato ancora più difficile. Per Natale 2015 ho optato per regali meno 'scomodi' rimanendo sempre nell'ambito del volontariato umanitario, per il 2016 invece sono pronta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io l'ho ricevuto proprio come regalo di Natale in ambito di volontariato.
      Sì, è una lettura abbastanza scomoda da fare in molti casi. Io ho scoperto davvero tante cose che non sapevo sia sulla guerra che su tutto ciò che la circonda.
      Un libro che regalerei volentieri a molte persone che fanno medicina che conosco perché pronte per riceverlo e leggerlo.
      Ma che regalerei a pochissime altre persone all'esterno.
      Come mai non eri pronta? Cosa ti ha colpito di più?

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Upper Comics

Il Cuore di Quetzal - Gianluca Malato - Nuova Uscita Nativi Digitali Ed.

Flowers - Luca Morandi