Veronica e Luca - Intervista al Lettore

- Nome 




- Veronica




















- Luca



- Chi sei?

V - Sono una archeologa e lavoro anche come guida turistica a Roma, intravedo la soglia dei quaranta e mi piace leggere e fare fotografie.

L - Ho 36 anni, maturità scientifica, Laurea Magistrale in Scienze Forestali ed Ambientali ed iscrizione all’Ordine. Il tutto lavorativamente inutile, dato che dopo alcune esperienze accademiche e da libero professionista dimenticabili lavoro da circa tre anni come autore di giochi di ruolo per una concessionaria italiana della Wizards of The Coast; inoltre scrivo di fantasy/sci-fi/fandom come redattore per la testata giornalistica online Isola Illyon.




- Grazie a chi e a quale libro avete scoperto la passione per la lettura e perché?

V - In casa dai miei, quando ero piccola, c'erano molti libri, e mi piaceva molto farmi leggere le favole... non so quale sia stata esattamente la prima cosa che ho letto, ma giurerei che fosse un fumetto della Disney: per troppo tempo avevo solo guardato le figure... però ricordo nettamente quando ho avuto la consapevolezza di saper leggere: eravamo in macchina, con tutta la famiglia, in centro a Roma, conoscevo già le lettere dell'alfabeto ma non avevo mai provato a metterle in fila... ma mentre papà guidava, quasi per gioco, mi sono trovata a cercare di riconoscere le lettere nelle insegne dei negozi e... beh, ho individuato una “b”, poi una “a”, poi una “r”, ed ho avuto l'illuminazione: “BAR”!!!, e ho pensato “wow, so leggere!” Avrò avuto forse cinque anni, e dopo di questo non ho avuto più bisogno che mi leggessero le favole. Ho cominciato con i fratelli Grimm e Topolino (il giornaletto, ché preferivo Paperino...), poi i classici per ragazzi, e poi... tutto quello che mi capitava sotto mano, anche il giornale all'occorrenza, credo di aver iniziato a leggere il quotidiano verso i nove – dieci anni. Di fatto non ho mai smesso, se non per brevi periodi.

L - 
Ha! Il primo libro che lessi fu una vecchia edizione cartonata de “Il Giro del Mondo in 80 giorni”, spinto, lo confesso, dal fatto che mi piaceva terribilmente il cartone animato (che andava per la maggiore allora), ispirato al libro. In realtà l’impulso alla lettura risale, lo riconfesso, al fatto che mi ero scocciato di leggere solo le figure di Topolino e così volli imparare prima delle elementari.


- Qual è il tuo genere preferito? Secondo te è giusto dividere i libri per genere?

V - Non ho un vero e proprio genere preferito, nel senso che a volte mi piacciono libri totalmente sui generis o comunque che non si prestano a facili etichette... ma non è detto che, dei generi che preferisco, riesca a leggere tutto tutto tutto. Potrei dire che mi piace ciò che è ben scritto, criterio soggettivo almeno tanto quanto cercare di “incasellare” un libro in un genere. Però è innegabile che io abbia una propensione speciale per i gialli, i noir, i romanzi d'intreccio: forse trovo una certa commistione con il mio mestiere “primario”, da archeologa di fatto tento di risolvere “rompicapi storici”, di “ricomporre puzzle” - ma, attenzione, non sono quel genere di lettore che arriva a capire chi è l'assassino prima che venga svelato! Mi godo la lettura e lo sviluppo del plot, mi lascio sorprendere, ma soprattutto mi lascio “prendere” per mano da autore e protagonisti, dentro la vicenda.
Quanto al dividere i libri per genere... beh, è di certo una comodità da critica letteraria, se vogliamo, o da recensione, o forse anche ...da scaffale (!). Ma molta della letteratura che amo, da Eco romanziere a Camilleri, per fare solo due esempi che mi vengono veloci in mente, ha più di un solo livello di lettura: ed ogni livello rappresenta, di fatto, un genere differente e con sue dinamiche e regole, ciò che veramente mi piace è infatti proprio questa commistione.

L - Fantastico in tutti i suoi sottogeneri: fantasy, sci-fi, supernatural.
E’ giusto per una mera questione logistica, legata all’indicizzazione e a mille altre questioni pratiche che con la pura questione letteraria c’entrano poco. Per il resto discutere se qualcosa è fantasy, fantastico, sci-fi, paranormal romance o hard boiled con scappellamento a sinistra mi pare assimilabile a discutere il sesso degli angeli. Cos’è Lovecraft? Fantascienza? Sì, ma anche horror. Sì, ma anche supernatural novel. Sì, ma con venature fantasy ogni tanto. Il bello dei libri è che sono una continua ibridazione di idee, come il genere Cedrus (un saluto a tutti i forestali!=) ). E’ una discussione fine a se stessa.


- Autore con cui condivideresti un buon tè e due chiacchiere alle cinque del pomeriggio? Perché?

V - Non ci ho mai pensato prima, a dire il vero...! Forse mi sarebbe piaciuto chiacchierare con Agatha Christie (lei era moglie di un archeologo e lo seguiva nelle sue missioni in Medio Oriente), sicuramente avremmo avuto argomenti per una conversazione, a cominciare dalla passione per il tè – alle cinque o a qualsiasi ora!
Tra gli autori viventi, forse non mi dispiacerebbe conoscere chi si nasconde dietro Fred Vargas, vedere se la mia idea di Daniel Pennac corrisponde al vero, parlare di ricette (e poi metterle in pratica!) con Camilleri, farmi raccontare la sua Turchia che cambia da Orhan Pamuk.

L - Almeno un milione. Potrei dirti Pavese, Tolkien, Lord Dunsany, Lovecraft, Asimov e via di questo passo, ma sarei banale. Dirò qualcuno che è mancato da poco e già manca a milioni di lettori: Terry Pratchett. Mi piacerebbe verificare quell’ironia sottile che usa il fantasy per  mettere alla berlina le assurdità della società umana reale, e che è l’unico vero antidoto contro di esse.


- Personaggio letterario con cui passeresti una giornata? Perché?


V - Qui sorge un problema: ho una memoria “emotiva” ma non di dettaglio, rispetto a ciò che leggo. Il che significa che ricordo benissimo le emozioni lasciate da un libro e se e quanto mi è piaciuto, ma non mi chiedere della trama o dei personaggi – soprattutto i nomi! -  prima della quarta-quinta rilettura...o del quarto-quinto libro di una serie...! Perciò, giocoforza, mi verrebbe da dire Montalbano di Camilleri, con cui andrei a passeggiare sul lungomare e soprattutto a mangiare tanto pesce da farci scoppiare la pancia. O forse anche un giretto su qualche macchina sgangherata con Hap e Leonard di Lansdale, magari ci rimedio dei wafer e una dr. Pepper.

L - Sempre più difficile. Credo R. Daneel Olivaw, l’investigatore robotico di Asimov, papà letterario di tutti i robot che la fantascienza (non solo letteraria, ma anche cinematografica, televisiva, videoludica) ha sfornato nel dopoguerra. Il perché è presto detto: per vedere se davvero l’essere umano è replicabile, sia pure a base di plastica, acciaio e cervello positronico.


- In media quanti libri leggi all'anno?


V - La mia media è di un libro a settimana, in alcuni periodi anche di più, per lunghi periodi purtroppo anche meno... posso dire che da un po' di anni mi sono assestata stabilmente sulla cinquantina di libri l'anno.

L - Per diletto non più tutti quelli che vorrei, ormai. Per lavoro non pochi. Una cifra precisa non la saprei mettere insieme: come ordine di grandezza potrei comunque dire più di trenta


- Che libri scarti a priori in una libreria? (Anche del genere che leggi)

V - Libri scritti male, istant-book legati al fenomeno del momento (ma “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano” non ho potuto esimermi...!), libri sui vampiri (proprio non riesco a farmi affascinare), libri “stile Harmony” o stile Wilbur Smith con plot scontati dalla prima pagina, personaggi di carta, ambientazioni esotiche forzate, Dan Brown in toto e qualsiasi altro prodotto pseudo-letterario costruito a tavolino di concerto con strateghi del marketing. Non dico di non aver mai letto nulla di ciò – anzi, è evidente che io l'abbia fatto altrimenti non saprei che non mi piacciono! – e confesso anche che in caso di necessità leggo qualsiasi ma proprio qualsiasi cosa (tranne Fabio Volo), ma di certo sono libri che non comprerei né farei entrare nella mia libreria-

L - Vediamo: romanzi rosa, quelli che stanno nell’angolo dei bestseller e basta, fondamentalmente. Do un’ opportunità a tutto.


- L'iniziativa dell'anno dei libri su facebook per te è utile?

V - 
La conosco appena...


L - Non saprei: certo è che la fascia di età che utilizza di più i social network è anche quella (pare) che legge di più. Ma non ho gli elementi per dire se le due realtà siano significativamente legate.


- E l'iniziativa #ioleggoperché ? Sei un “messaggero”?

V - Mi sono trovata a twittare qualcosa, non ricordo neanche più quando, ma sono più “messaggera” nel continuare a regalare libri ogni volta che posso.

L - Confesso, l’ho seguita molto poco. Non sono un messaggero


- Partecipi a fiere sui libri? Pensi siano stimolanti per i non lettori?

V - Non ho mai partecipato ad una fiera di libri come utente (ho lavorato ad uno stand in una fiera, una volta, invece), non ho una vera e propria opinione su questi eventi non conoscendoli abbastanza.

L -  Partecipo spesso per motivi lavorativi, ma parteciperei a prescindere. Possono essere stimolanti per i non lettori, ma non è semplice trovare il giusto bilanciamento, cioè trovare metodi più “mainstream” per attirare il grande pubblico senza perdere di vista il nucleo della fiera, il libro. E’ un equilibrio molto sottile.


- Ti fideresti a lasciare un mercato largamente preferito come quello delle grandi CE per buttarti in uno più di nicchia come CE piccole o autori self?

V - Non di rado mi trovo a comprare libri editi da case piccole o poco note, non ho pregiudizi a priori. Quanto ai self, ho qualche riserva: se da un lato editor e compagnia hanno (hanno avuto?) spesso un largo potere anche a discapito di autori più che validi (e mi viene in mente cosa dovette passare Carver...), dall'altro però costituiscono (costituivano?) un filtro oserei dire quasi necessario: buttar giù un centinaio di pagine non vuol dire saper scrivere, e la possibilità dell'autopubblicazione forse – sottolineo: FORSE – può rappresentare un fattore di alterazione nel panorama letterario che vira pericolosamente verso un abbassamento della qualità.

L - Non mi fido, ma è necessario. E’  l’unico modo per abbandonare il terreno dell’ovvio, e pazienza se ciò comporta il rischio di incappare in una o più fregature. Idem per il self-publishing. Per mille autori che proprio non ce la fanno, magari troviamo il capolavoro che non avrebbe mai visto la luce senza questa via d’uscita. Basta questo per pensarne tutto il bene possibile.


- Cosa si potrebbe fare per avvicinare dei non lettori alla lettura? Soprattutto da bambini.

V - Io ci provo, sempre: regalare libri, parlare di libri, farsi vedere mentre si leggono libri!

L - La domanda del secolo. Sicuramente NON è utile imporre, a livello scolastico, la lettura di x libri “durante le vacanze” o altre formule strampalate. Anzi, quello è il metodo migliore per far odiare i libri ad un’età strategica. Temo proprio che abbia fatto più Geronimo Stilton per lo stimolo a leggere che tutti i programmi scolastici e governativi dai tempi della Montessori.


- Quando devi scegliere un libro vai a cercare le recensioni altrui? Pensi che siano utili?

V - Né al cinema né in libreria ho regole precostituite: scelgo d'istinto, raramente leggo recensioni, ci sono autori di cui “mi fido” e quindi vado, compro, leggo.

L - Sì, decisamente. Una recensione professionale è comunque un qualcosa di soggettivo, ma non è un’opinione. O meglio, è un’opinione corroborata da parametri oggettivi (o almeno, così dovrebbe essere). Consapevole di questo, e se utilizzata come strumento orientativo, per me è decisamente utile.



- Ti informi sugli autori che leggi? Ti interesserebbe leggere loro interviste?


V - A volte si, a volte meno. Alcuni li seguo anche sui social (Lansdale per esempio è estremamente simpatico e disponibile con i suoi contatti FB, ed ha una passione per l'Italia), di altri non mi interessa molto... non c'è una regola.

L - No, o almeno non inizialmente. Un autore parla attraverso ciò che scrive. Poi, se il libro mi prende al livello di voler conoscere e analizzare ciò che ha condotto alla sua scrittura, posso arrivare a documentarmi. Ma sono casi per me assolutamente rari.


- Che cosa ti attira in un libro? 



V - Ogni volta è un elemento diverso, sono molto istintiva quando scelgo un autore per me nuovo, ma d'altro canto ci sono autori che leggerei quasi a prescindere. Tra due libri di uno stesso genere, forse se mi attraggono entrambi non rinuncio a nessuno dei due...

L - Sicuramente l’argomento. Poi cerco di capire se l’opera è riferibile in qualche modo a qualcosa che già conosco, o se ha subito delle suggestioni da altri libri, e scelgo in base a quello.


- Quando scegli un libro a cosa dai importanza? Alla copertina, alla quarta...? Quanto dai peso a questi elementi?

V - Più che alla copertina, forse alla quarta. Se ben scritta, una buona quarta è già un inizio di lettura.

L - Alla copertina non vorrei dare peso, ma in realtà più è elaborata e costruita per catturare l’attenzione, più mi repelle. Parto dall’assunto che la complessità della copertina sia inversamente proporzionale al valore del contenuto. Mi rendo conto che non sempre è così (ma spesso invece sì), ma è un riflesso automatico. La quarta di copertina invece, se si legge tra le righe, è una vera miniera di informazioni riguardo ciò che si ha per le mani; quindi non ne salto mai una.


- Quando compri un libro ti fa timore comprarlo su internet a scatola chiusa? (Parlo di editori e libri che non hanno la possibilità di fare l'anteprima come amazon)

V - Non ho ancora mai comprato un libro a scatola chiusa su internet: se mi capita, si tratta di volumi che già conoscevo o di cui avevo bisogno per studio e/o per lavoro. I libri da lettura, intesi come compagni dei momenti di svago, preferisco poterli toccare, sfogliare, soppesare con le mani, prima di acquistarli.

L - Francamente non mi sono mai trovato in questa situazione. Ma probabilmente un po’ di timore ce l’avrei.

- Cosa pensi del bookcrossing?

V - 
Credo che sia una iniziativa davvero molto carina, anche se non ho mai preso parte a nessuno scambio. Rimango molto affezionata ai miei libri, mi piace firmarli con la data e il luogo in cui li ho comprati, e soprattutto – come si sarà capito da quanto dicevo prima – mi piace rileggerli a distanza di tempo, e anche più di una volta. Ci sono dei periodi in cui metto il segno laddove trovo dei passaggi particolarmente belli, li copio o li uso come didascalia per le mie foto; altre volte li sottolineo... insomma, sono quasi più affezionata ai miei libri che alle mie scarpe o ai miei vestiti, e mi viene davvero difficile separarmene. Piuttosto, ne compro un'altra copia e la regalo...


L - Ne so poco, non mi sono ancora fatto un’idea.



L'intervista è finita, cosa ne pensate cari lettori?
Volete partecipare anche voi? Scriveteci! 

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