Le particelle di Dio - Fabio Baldassarri

Buona sera a tutti, finalmente torno a recensire libri di scrittori italiani poco conosciuti dal grande pubblico.
Oggi vi parlo di:


Le particelle di Dio 

di Fabio Baldassarri





Essendo ateo mi sono approcciato a questo libro abbastanza negativamente e in modo molto prevenuto. Leggendolo, ho avuto modo di ricredermi.

Trama:

Credo proprio di poter iniziare citando le prime righe: 

Giami e Leo, una chellerina romana e un sottaniere fiorentino, si conobbero a Procida nel bar della piazza più importante di Terra Murata: piazza Guarracino, che d’ora in avanti chiameremo piazzetta per distinguerla dalla più grande piazza delle Armi cui si accede per la via Salita del Castello.

La ragazza può essere definita chellerina, che a Roma significa cameriera, perché lavora dietro il bancone di un bar. E del resto è un termine che può essere usato anche per il senso di gioventù e freschezza che la parola induce foneticamente, lasciando intravedere squilli di voce, disponibilità al sorriso e non poca ironia.
Il giovane può essere definito sottaniere, che non significa sciupafemmine, perché così viene chiamato a Firenze colui che corre dietro alle ragazza, ma lo fa con garbo sebbene con instancabile apprezzamento per le caratteristiche femminili.
Eccola la ragazza: ha ventiquattro anni, è sul metro e settanta, ha i capelli rossi e ricci, i tratti morbidi e regolari, alcune minuscole e graziose lentiggini, il sorriso scanzonato, gli occhi screziati di verde e, sui jeans attillati, una camicetta in tinta che raccoglie due seni a punta.
” 

Giami, Giovanna Maria Bruno, e Leo, Leonardo Baldassarri, si trovano sull’isola di Procida con scopi diversi ma complementari: Giami infatti è una studentessa che per la sua tesi sta raccogliendo materiale sul cardinale Roberto Bellarmino mentre Leo è un giornalista a cui hanno commissionato un servizio su Giovanni XXIII.
Ma il loro incontro sull’isola di Procida non è una casualità.
Dietro al prof di Giami, il prof Vallardi, e dietro al direttore di Leo, il dottor Menucci, sta una figura ben più sorprendente e potente: il Grande Divulgatore, titolo assegnato a Bartolo Cherubini per i suoi meriti di divulgatore scientifico e culturale. 

“Il dottor Cherubini aveva iniziato il mestiere da giovanissimo. Non fosse altro per questo, sentiva l’orgoglio di avere contribuito a unificare il linguaggio degli italiani. Faceva parte, cioè, di quel gruppo di pionieri che erano riusciti a imporre al grande pubblico, insieme agli sceneggiati e agli spettacoli di varietà, documentari e servizi sulla scienza, sulla storia, sull’archeologia e, più in generale, sulle cose di cui valeva la pena parlare a telespettatori appena usciti dall’Italia autarchica e provinciale del ventennio fascista.” 

Una persona con una forte personalità e dose di carisma. Una persona che è alla ricerca di segreti riguardanti la chiesa e alcuni dei suoi segreti più oscuri… MA non per avvantaggiarsi bensì per poter completare la propria formazione e provare le proprie teorie su ciò che si nasconde nell’abbazia di Procida.
Ma la curiosità dei due giovani suscita l’interesse di altre persone che vogliono carpire i segreti dell’abbazia prima di loro, utilizzando ogni mezzo a loro disposizione. 

Da un semplice libro di “ricerca” si trasforma per cui in un libro con inseguimenti, preti battaglieri e colpi di scena.
Il finale come al solito ve lo lascio nascosto ma vi assicuro che è ricco di suspense e assolutamente inatteso!


Personaggi:

Giami e Leo sono i due protagonisti della storia e, come vi dicevo, sono descritti nei minimi particolari con le loro abitudini e modi di fare, sembra che tu li possa avere di fianco a te in qualunque momento. Che dire, mi sono innamorato di Giami, i suoi capelli rossi e gli occhi verdi. Una ragazza mai debole, che non si lascia trasportare dagli avvenimenti ma cerca di essere lei a guidarli sia con le sue capacità sia scoprendo e interpretando ciò che le avviene attraverso i suoi ragionamenti. Non porta nemmeno un cognome e una discendenza facile. 

Leo invece inizia così così, come un poco un fricchettone ma durante il libro ha una buona e bella evoluzione del personaggio.
Molto ben fatte e ben caratterizzate le personalità dietro alla cerca dei protagonisti. Non credo di sbagliarmi quando leggendo del Grande Divulgatore mi è venuto in mente Piero Angela, e credo verrebbe in mente anche a molti altri. E sinceramente l’Italia, e il mondo, avrebbero bisogno di più persone come lui…

Ci sono vari altri personaggi più o meno importanti, quali la migliore amica di Giami, Chiara, un prete novello, Sestilio, un ex prete di guerra che mi ha divertito tanto: 

“A don Mario, mentre colpiva i due energumeni, sembrò di riconoscerne i volti. …
A ogni modo don Mario non avvertiva la necessità di approfondire la conoscenza. Aveva un impegno da rispettare e voleva portarlo a termine senza porre tempo in mezzo.
Rimise la Beretta nella fondina, si spazzolò la giacca con una mano e, tornando in macchina, la rimise in moto pigiando forte sull’acceleratore.
“Se ti trovi in auto tra Napoli e Caserta” disse a se stesso, “e ti affiancano due motociclisti con quelle facce, per di più armati, se sei in viaggio con un oggetto che devi custodire con cura assoluta, cos’altro dovrei fare? Quello che ho fatto… credo… e semmai pronunciare la formula: ego te absolvo a peccatis tuis in nomine patri et fili et spiritus sancti. In altre parole: perdonami padre, perché avrò anche peccato, ma non vedo ragioni per non meritarmi la tua assoluzione.””


Ambientazione:

L’isola di Procida in tutta la sua bellezza, principalmente. Di sicuro dopo la lettura di questo libro ho voglia di andare a visitarla. 
Dal prologo: 

“L’abbazia è situata sulla sommità dell’isola di Procida, e fa parte del complesso di edifici di cui si compone Terra Murata: dal severo palazzo degli Avalors, feudatari dell’isola sotto il dominio spagnolo, alle mura grigie che sormontano la falesia scoscesa.
La struttura del borgo colpisce per molte ragioni, non ultima perché quando il sole scende alle spalle dell’abbazia, prima di tutto oscura il mare di sotto. Il colore delle acque che di giorno è limpido e cristallino, diventa azzurro cupo nonostante l’oscurità del tramonto non sia ancora calata sul resto dell’isola.
Quest’abbazia, che talvolta si fa gioco dei colori del giorno e della notte, fu sede di un convento benedettino che cessò di esistere nel XV secolo e, dopo l’abbandono da parte dei monaci, diventò abbazia commendata col nome di san Michele Arcangelo.
L’isola di Procida è a poche miglia da Napoli, e si compone degli stessi sedimenti di origine vulcanica che sono tipici dei Campi Flegrei sul litorale campano. E’ unita da un lungo ponticello alla montagnola della Vivara – dove arbusti di mirto, lentisco e caprifoglio si rincorrono in un balletto che si snoda tra lecci e campi di ginestre – ed è vicina sia a Nisida, col suo carcere minorile, sia a isole e scogli famosi in tutto il mondo come Ischia, Capri e i Faraglioni.
Si sa che parlando di Ischia e Capri è quasi impossibile non pensare ad alberghi e strutture ricettive che non sempre si adattano al paesaggio, così come viene in mente un turismo pendolare che talvolta, in queste località, è invadente e pervasivo. Nulla di questo, invece, può turbare Procida, con quel mare incomparabile che indusse Elsa Morante a scrivere nell’ “Isola di Arturo”: “Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua.”


Stile:

Qua arriviamo a una delle poche cose che io trovo non brillanti.
Il narratore è sempre esterno, onnisciente, e fa rimarchi spiegandoci situazioni e storie antiche che magari avremmo avuto il piacere di capire noi. O che potremmo riuscire a capire ma il narratore onnipresente ci spiega, come ad esempio: 

“In verità, a differenza di quanto pensava Leo, il suo incontro con Giami era dovuto a circostanze nient’affatto casuali.” 

E dopo parte con la descrizione dei professori e del Grande Divulgatore, scene interessantissime ma che a me avrebbero dato di più se avessero lasciato più all’immaginazione del lettore. Chi sono questi? Ma sono dalla parte dei giovani o contro di loro? Invece no, perché mentre leggevi avevi sempre la spiegazione lì con te a guidarti e presentarti tutto, cosa che ho trovato a volte irritante e stancante. 

In più il libro, lo potete notare nel primo passaggio che ho riportato, cioè la descrizione di Giami, è ricco di descrizioni dettagliate e lascia pochissimo all’immaginazione del lettore, ti dice tutto subito, è uno stile che può piacere o meno e a me personalmente non piace troppo… soprattutto in un romanzo che dovrebbe essere comunque un filo thriller visto tutte le situazioni che si sviluppano al suo interno e che invece di essere velocizzato con uno stile più ermetico viene allungato con queste minuzie, carine, ma per me esagerate.


Conclusione:

Un libro che per certi versi mi ha ricordato “il codice Da Vinci” e per altri alcuni libri di Manfredi.
Lo si potrebbe definire un romanzo del mistero con base storico-ecclesiastica come Il Codice, pur non possedendone la caratteristica intrinseca del viaggio continuo alla ricerca di qualcosa di materiale bensì presenta un viaggio all’interno dei protagonisti che li porterà a crescere con questa avventura e a scoprire cose che non sapevano. 
Un mistery dove c’è l’azione e alcuni piccoli scontri ma dove tutto è basato sul mistero e sulla scoperta dell’arcano.
Belli alcuni passaggi sulla Chiesa e su alcune questioni che la riguardano, e che mettono in risalto alcuni fatti positivi  e altri negativi; il libro non vuole essere necessariamente pro o contro, come inizialmente avevo temuto, ma sono stato smentito dai contenuti e dalle numerose citazioni riportate nel libro come: 

“Quando l’esistenza della Chiesa è minacciata, questa si libera di ogni comandamento morale. Poi che l’unità è il fine, l’uso di ogni mezzo viene santificato, anche la doppiezza, il tradimento, la violenza, la simonia, la prigione, la morte. Ché ogni ordine è nell’interesse della comunità e l’individuo deve essere sacrificato al bene comune.” (Dietrich Von Nieheim, De schisma libi III, a.d. 1411)

 Un libro carino che ti riesce a prendere con dei luoghi bellissimi, un libro che ti presenta i personaggi in modo talmente preciso che li avrai accanto in ogni momento.
Mi sento di consigliarlo soprattutto ad appassionati di misteri e storia, è un libro che non può mancare a voi appassionati =) 

Tenderei a sconsigliarlo ai più giovani per lo stile in cui è scritto.

Buona letture, spero che la recensione vi sia piaciuta


Aratak



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