Victorian Vigilante: Le Infernali Macchine del Dottor Morse - Vittoria Corella, Federica Soprani

Buonasera, lettori! Anche se latito spesso, non mi dimentico di voi, né delle vostre già lunghissime wishlist pronte per il Natale (manca ormai un mese, lo sapete?). Vi voglio dunque parlare di una serie steampunk, genere a cui non mi ero mai avvicinata prima, edita da NeroPress e composta da tre romanzi brevi, disponibili in formato digitale e, a brevissimo, anche in cartaceo.
Buona lettura!


Nella Londra del 1890, già pervasa dai primi sentori di guerra, convivono due scuole di pensiero scientifico: l'Ergomeccatronica, finalizzata a potenziare le capacità di lavoro umane, e la Meccagenetronica, la scienza dei Senza Dio, creatrice di ibridi uomo-macchina.
Tale convivenza è tutt'altro che pacifica: se la prima scuola è ormai parte integrante della realtà quotidiana del romanzo, la seconda è addirittura bandita dall'Impero. Tuttavia, come tutto ciò che è proibito, la Meccagenetronica prospera nell'ombra e i protagonisti di questa storia ne fronteggeranno i mille, ambigui volti quando, negli squallidi docks, appaiono per la prima volta lo Spettro di Londra e la sua misteriosa antagonista, la Baba Yaga. Quest'ultima è alla ricerca di "un artigiano così abile da permettere il risveglio della creatura migliore mai partorita dalla Meccagenetronica" e lo Spettro dovrà correre contro il tempo per tentare di impedirlo.

Nel clima disteso, quasi frivolo, di questa Inghilterra, il primo conflitto mondiale fa sentire la propria incombenza anche se, tra i mille divertimenti offerti dalla tecnologia, è fin troppo facile dimenticarsene. La vita dei protagonisti è dunque tranquilla, almeno fino all'avvento dello Spettro. Ma non sarà lui a sconvolgerle.

Mordecai Gerolamus è un abile intagliatore di pietre, tanto quanto è giovane. Il suo talento gli è valso l'ingresso nella prestigiosa Gilda dei Tagliatori, eppure passa in secondo piano davanti a quella che molti considerano pazzia; per Mordecai si tratta semplicemente di demoni, che lo accompagnano fin dalla sua infanzia in orfanotrofio, designandolo come appartenente al Popolo Eletto.

"Erano saltati fuori uno dopo l'altro, nel corso degli anni.
Ariel era con Mordecai da quando il ragazzo aveva memoria,
un luccichio dietro al suo occhio sinistro [...]. Marek si era
presentato verso il suo ottavo compleanno come una voce tonante
e "rossa". Ogni tanto prediceva il futuro. [...] Bizet invece era
comparso come un fiore azzurro a sette petali al centro del cervello
di Mordecai attorno ai dodici anni. [...] quando c'era lui le cose,
ma soprattutto le persone, ai suoi occhi diventavano come fatte
di vetro, e Mordecai poteva vederne l'interno. Vedeva involucri
contenenti ossa, sangue, viscere."

Mordecai è fiero della sua abilità, al punto da accogliere con diffidenza il subentrare dell'Ergomeccatronica sul posto di lavoro:

"La Macchina delle Differenze Modello ADA era il peggior
nemico [...]. O almeno lui ne era convinto.
[...] L'ADA era grande e bello. Occupava un'intera parete e
aveva tante lucine che pulsavano, schermi rotondi simili a
occhi fluorescenti, lingue di carta che s'arricciavano fuori da
fessure metalliche, leve coi pomelli in porcellana, ambra e resina.
Ronzava, borbottava, ma il suo fascino autentico era uno:
l'ADA aveva tutte le risposte, neanche fosse un'emanazione dell'Infinito"

Grande amico di Mordecai è Percyval Swan, caporedattore della Mayfair Gazette, quotidiano uscito dal limbo grazie agli articoli riguardanti lo Spettro di Londra. L'inviato che si occupa di indagare sul suo conto è Catherine "Orlando" Swan, sorella di Percyval che non disdegna l'abbigliamento maschile per accedere a luoghi e lavori non consoni a una donna.

"Catherine Swan aveva scoperto che firmare i propri articoli
con lo psudonimo di Orlando le consentiva di abbandonarsi
con una certa dovizia di particolari a tutti quei dettagli truculenti
e sanguinosi che tanto attiravano l'attenzione dei lettori"

Mentre Percy mantiene un profilo basso nel corso della storia, Catherine agisce attivamente, facendolo disperare con la sua capacità di cacciarsi nei guai. Soprattutto in quello rappresentato da Malachy Murphy, sergente della Metro Police di Londra. Egli, attratto dagli articoli del giovane Orlando, decide di sfruttare la Mayfair Gazette per arrivare allo sfuggente Spettro di Londra e arrestarlo, ponendo fine alla sua attività.
Malachy è un personaggio controverso, che ha accolto su di sé l'arte della Meccagenetronica in seguito a una mutilazione, e rappresenta al meglio l'intimo scontro tra la vivace molteplicità umana e la freddezza della macchina.

"Parlava con tono monocorde, come tutti quelli che facevano
uso di Morphia. La droga cancellava molte sufumature e
smussava l'anima fino a renderla un ciottolo grigio e
liscio senza alcuna asperità"

Infine, vi presento lo Spettro, personaggio che mi fornisce anche il pretesto per introdurre il prossimo paragrafo, dedicato allo stile:

"Lo Spettro era assenza. Assenza di espressione, il volto che
scompariva dietro il metallo decorato con spirali e ghirigori,
a metà tra il feticcio africano e la ieratica e terribile vacuità
delle maschere veneziane. Assenza di gravità, perché,
a dispetto dell'altezza e dell'imponenza, si muoveva con leggerezza
sconcertante e senza rumore, come le falene che accompagnavano
la sua venuta. [...] Assenza di umanità, perché in molti erano convinti
che non fosse un uomo, che sotto le pieghe del mantello
non vi fosse che metallo coperto da metallo, uno scheletro
d'acciaio rivestito di cavi lubrificati da pompe oleose,
agitato dalla mano di un abile giocattolaio nascosto nell'ombra"

Su di esso non sappiamo molto di più. Il mistero attorno alla sua figura non ne intacca la verosimiglianza, anzi, lo rende un personaggio molto interessante.

Come preannunciato, parliamo ora di stile e linguaggio. Negli estratti avete potuto saggiare la brevità di alcune frasi, ridotte davvero all'osso in molti punti del romanzo, che rendono scorrevole la lettura e non stonano con le note più liriche dedicate all'evocazione dell'atmosfera londinese o con l'uso di elaborate metafore.

"Il cielo era respiro condensato, un caleidoscopio
di polvere e fuliggine.
Attraverso il vetro della finestrella, la notte
appariva come un miraggio traslucido"

Questa raffinatezza di linguaggio, che avevo già saggiato in un racconto di una delle autrici (ve ne parlai qui, e trovai che stonasse un po' con la brevità del testo), è pienamente apprezzabile in questa storia: l'ambiente della Gilda è reso vivido dalle parole in ebraico e dall'uso di alcuni tecnicismi circa il taglio delle gemme (tutto spiegato e tradotto in apposite note); l'atmosfera steampunk risulta ben costruita senza il ricorso a descrizioni statiche ed eccessive; la sensazione di essere in un'altra epoca, passata eppure mai esistita, permea le pagine senza stonare con le esigenze della narrativa moderna. I personaggi, poi, sono solidi e vengono presentati senza giri di parole superflui, anche contando che stiamo parlando di un romanzo breve.

In conclusione, l''ho trovato un ottimo approccio a un genere che non avevo mai affrontato, e non mi pento di aver preso a scatola chiusa anche i due ebook successivi.
Alla prossima!

Ink Maiden


Commenti

  1. ti ringrazio tanto per aver letto il nostro lavoro, Ink Maiden. GRAZIE!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È stato un piacere :D
      Ci si rivede alla prossima recensione!

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Upper Comics

Il Cuore di Quetzal - Gianluca Malato - Nuova Uscita Nativi Digitali Ed.

Flowers - Luca Morandi