Le creature di J.R.R. Tolkien: Aquile e Draghi

Le creature di J.R.R. Tolkien 

Nuove realtà e antiche tradizioni

Ben ritrovati a tutti! Scusate l’assenza lunedì scorso ma è come se, inconsciamente, avessi voluto ritardare questo momento, questo sarà l’ultimo articolo sulle creature del grande Scrittore. 

Iniziamo con un paio di citazioni: 
“Anche questo si verificherà per volere di Ilúvatar e, prima che i Figli si destino, si libreranno con ali simili al vento le Aquile dei Signori dell’Occidente.” 
“Tra i monti le aquile abiteranno e udiranno le voci di coloro che ci invocano.” 
Le Grandi Aquile vennero create durante la Prima Era e furono tra le prime creature a popolare il mondo di Arda, queste nacquero per merito di due grandi Valar, il Signore dell’Aria, Manwë, e la Signora della Terra, Yavanna.
Sono anche conosciute come i Testimoni di Manwë cui sempre restarono legate e cui recavano notizie di molto di ciò che accadeva in quei giorni.


Le Grandi Aquile

Circa le notizie sparse che possiamo attingere sfogliando i libri, la prima cosa che possiamo notare è il salto temporale perché abbiamo loro notizie durante la Prima Era, poi bisogna attendere la Terza Era per sentirle nominare di nuovo prima nello Hobbit e poi nel Signore degli Anelli

Durante la Prima Era, come possiamo leggere nel Silmarillion, viene citato Thorondor:
“[…] Re delle Aquile, il più possente di tutti gli uccelli che mai siano stati, le cui ali aperte misuravano trenta braccia;[..]”

Thorondor era Re delle Aquile dei Monti Cerchianti e importanti furono le loro imprese nella salvezza di uomini ed elfi durante la Guerra delle Gemme e la Guerra dell’Ira (per una loro più completa trattazione vi rimando direttamente al testo del Silmarillion). 

Thorondor
Riguardo la Terza Era, invece, le prime notizie le leggiamo nello Hobbit dove viene citato il Signore delle Aquile delle Montagne Nebbiose, non vengono fatti i nomi di queste, però ci vengono fornite delle indicazioni circa la loro natura:
“Ma le aquile hanno occhi acuti e possono vedere cose piccole a grande distanza. Il Signore delle Aquile delle Montagne Nebbiose aveva occhi che potevano guardare il sole senza problemi, vedere un coniglio muoversi al suolo un miglio più sotto, perfino alla luce della luna.” 
“Le aquile non sono uccelli gentili. Alcune sono codarde e crudeli. Ma quelle dell’antica stirpe delle montagne settentrionali erano le più nobili fra tutti gli uccelli, fiere, forti e magnanime. Esse non amavano gli orchi, né li temevano. Le rare volte in cui abbassavano lo sguardo su di loro (cosa che accadeva di rado, poiché non mangiavano simili creature), piombavano loro addosso e li respingevano strillanti alle loro caverne e interrompevano qualsivoglia malvagità stessero commettendo.”

Anche qui, grazie alla mediazione di Gandalf, i nani e Bilbo, riusciranno a salvarsi dagli orchi e dai warg grazie a queste maestose creature che torneranno un’ultima volta durante la Battaglia dei Cinque Eserciti. 

Le Aquile salvano Bilbo, i nani e Gandalf
Infine, le ultime notizie le ricaviamo dal Signore degli Anelli, questa volta accorreranno in aiuto di uomini ed elfi durante l’Ultima Battaglia al Cancello Nero:
“Arrivò Gwaihir, il Re dei Venti, e Landroval suo fratello, la più grande di tutte le Aquile del Nord, il più potente dei discendenti del vecchio Thorondor che costruì i suoi nidi sulle inaccessibili vette dei Monti Circondanti quando la Terra di Mezzo era giovane.” 

E sarà Gwaihir, con suo fratello Landroval e uno dei suoi vassalli quale Meneldor, a salvare Frodo e Sam dalla rovina del Monte Fato. 


È sorta l’ipotesi che Gwaihir potesse essere la Grande Aquila che Bilbo incontrò durante il suo viaggio ma, possiamo escludere con certezza questa ipotesi perché Gandalf dirà, alla fine dell’Ultima Battaglia: «Due volte già mi hai portato, Gwaihir, amico mio»
Queste parole sono riferite ai salvataggi sul picco di Zirakzigil, dove Gandalf giacque dopo la lotta contro il Balrog, e alla torre di Orthanc dove lo stregone fu richiuso da Saruman. 

Maestose e importanti queste creature introdotte da Tolkien nel suo mondo, per altro sono anche in grado di parlare, nella mitologia così come nelle diverse tradizioni del mondo le aquile sono sempre state animali venerati. Possiamo citare il dio Mendes degli egizi, dio del sole la cui materializzazione era proprio quella di un’aquila; oppure, in riferimento al non gentile carattere di queste creature, possiamo ricordare l’aquila che mangiava il fegato di Prometeo legato sul Monte Caucaso come punizione divina per aver rubato il fuoco agli dei. Attraversando rapidamente la storia, notizie più vicine, le abbiamo con Napoleone che sembra abbia sostituito il gallo, simbolo della Francia, proprio con un’aquila nell’800 e che durante le sue battaglie queste volassero alte nel cielo in segno di sicura vittoria. 

Il castigo di Prometeo
Quando Gwahir porterà via Gandalf dalla torre di Orthanc, lo condurrà fino al paese dei Signori dei Cavalli, Rohan, dove gli verrà donato Ombromanto. Questo cavallo appartiene alla razza dei Mearas i quali non si fecero mai cavalcare da altri se non dal re del Mark e dai suoi figli, quindi lo stregone rappresenta un’eccezione. Gandalf lo descrive con le seguenti parole:
“E ve n'è fra loro uno che parrebbe partorito al mattino del mondo. I cavalli dei Nove non possono rivaleggiare con lui, instancabile, veloce come il vento fluente. Lo chiamarono Ombromanto. Di giorno il suo mantello scintilla come argento, e di notte ha il colore dell'ombra, e passa inosservato.”

Ombromanto
 Infine, le Grandi Aquile della Prima Era combatterono anche contro i Draghi di Fuoco. Queste creature erano al servizio di Morgoth e il loro capostipite, Glaurung fu creato dal Signore Oscuro ad Angband durante la Prima Era.

Nei Racconti Perduti possiamo leggere:

“Draghi e vermi sono dunque gli esseri più malvagi creati da Melko e i più strani, e, dopo i Balrog, di tutti i più potenti. Possiedono astuzia e sapienza enormi, tanto che fra gli Uomini da tempo si dice che chiunque assaggi il cuore di un drago conoscerà ogni lingua degli Dei e degli Uomini, degli uccelli e degli animali, e il suo orecchio afferrerà i sussurri dei Valar o di Melko che mai ha potuto udire prima. Solo in pochi sono però riusciti in un’impresa tanto valorosa come l’uccisione di un drago, né tutti questi eroi hanno potuto assaggiarne il sangue e sopravvivere, poiché esso è simile a un veleno di fuoco che risparmia solo quelli di forza più divina. A ogni modo, come il loro signore, queste laide bestie amano le menzogne e bramano l’oro e gli oggetti preziosi con smisurato adorato, sebbene non possano usarli o trarne diletto.”

I draghi si dividono in due categorie generali:
        i primi sono piccoli e freddi, dotati di ali e si muovono con grande velocità;
 ↝ i secondi sono più grossi e caldi, molto lenti, non possiedono ali e alcuni tra loro sono anche in grado di sputare fiamme. Questi sono i più avidi, cattivi e grande è la loro cupidigia, infatti, sono coloro che più amano accumulare ricchezze; 


Tra i draghi citati ricordiamo:
       ↬ Glaurung detto il Grande Verme, Verme di Morgoth, Verme di Angband e Verme d’Oro di Angband. Il fatto che sia chiamato Verme è da ricondurre all'assenza di ali nella sua costituzione fisica, fu il Padre dei Draghi;

Glaurung
       ↬ Ancalagon detto il Nero, il più forte della schiera dei Draghi di Fuoco alati ucciso da Eärendil;

Ancalagon
-           Scatha nominato da Éowyn quando regala un piccolo corno intarsiato a Marry, sottolineando che era parte del bottino di questo drago e venne ucciso da Frim

Scatha
-            Smaug è un Drago di Fuoco degli Ered Mithrin che nel 2770 si stabilì ad Erebor scacciando i Nani e vi rimase per due secoli a custodire il tesoro fino a quando nel 2941 la Compagnia di Torin Scudodiquercia non arrivò a reclamare il suo regno e questo spinse il Drago a lasciare la sua tana e a disperdere la sua furia su Esgaroth dove morirà per mano di Bard l’Arciere. Smaug è descritto come un enorme drago rosso sfumato d’oro, con ali raccolte come un immenso pipistrello e la parte inferiore del corpo, con il lungo e pallido ventre incrostato di gemme e scaglie d’oro

Smaug
La mitologia ci fornisce molte informazioni riguardo queste creature che hanno una valenza differente in Occidente rispetto all’Oriente, perché nel primo sono visti come creature malvagie e astute, mentre nel secondo sono portatori di fortuna e buona sorte. Nell’ambito degli scritti di Tolkien possiamo guardare, in particolare, alla mitologia norrena che connota i draghi come creature spietate e in grado di parlare tutte le lingue del mondo, espediente che utilizzano per poter ingannare gli uomini. Secondo questa tradizione i draghi si dividono in tre categorie: i puk che sono draghi domestici, il black worm che è presente in una leggenda germanica e i firedrake, in altre parole, i draghi alati sputafuoco tra cui rientrerebbe anche lo Smaug di Tolkien. 

Lungo la trattazione abbiamo parlato del potere insito nel sangue di Drago, nella mitologia nordica abbiamo la leggenda di Fafnir. Questi era un nano figlio del re Hreiðmarr che perse un figlio a causa di Loki e, il dio, per rimediare a questo errore gli donò un anello magico in grado di produrre oro. Fafnir e suo fratello Regin decisero di uccidere il padre e impossessarsi del gioiello ma, dopo la morte di Hreiðmarr, Fafnir tenne tutte le ricchezze per se e si trasformò in un drago simbolo di avidità. Dopo molti anni fu sfidato dal fratello Regin che si fece aiutare dal figlio Sigurd il quale uccise il drago. Sigurd, poi, s’immerse nel suo sangue divenendo invulnerabile e mangiò il suo cuore acquisendo così il dono di poter parlare con tutti gli uccelli.

Sigurd uccide Fafnir
Infine, come lo stesso Tolkien dirà, la stesura de lo Hobbit sarà influenzata dalla sua conoscenza del Beowulf come possiamo per esempio notare nel punto in cui  il furto dell’Arkengemma fa risvegliare la furia di Smaug che è parallela alla scena in cui, nel poema, il furto di una coppa farà incollerire il drago affrontato poi dall’eroe.  

Bene miei cari lettori con questo io chiudo la serie di articoli sul nostro Scrittore, sperando di avervi allietati e incuriositi ringrazio tutti coloro che mi hanno seguito e chi mi ha lasciato dei commenti lungo la strada. Grazie a tutti. 


Gli altri articoli su Tolkien:
2.Maiar

Commenti

  1. Venus, una domanda.
    Cosa pensi delle ipotesi che Gandalf a Moria dicendo loro "Fly, you fools" oltre ad esortare gli hobbit a scappare li stesse invogliando ad usare le aquile per raggiungere i loro obiettivi?

    RispondiElimina
  2. Vediamo, per prima cosa le aquile sono creature non facilmente raggiungibili dagli essere uomini, lo stesso Gandalf, che è un grande stregone, parla con il loro Re sempre con un tono referenziale e si scusa per le numerose volte che sfrutta i suoi aiuti. In secondo luogo, fly in inglese ha tra i suoi significati correre via, scappare.

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    Risposte
    1. Lo so, ma è una battuta che mi ha sempre fatto sorridere =D

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