Le creature di J.R.R. Tolkien - Nazgûl, Ombre Alate e Spettri dei Tumuli

Le creature di J.R.R. Tolkien 

Nuove realtà e antiche tradizioni


Buon giorno a tutti, oggi vedremo alcune delle creature che hanno partecipato alla guerra della Terza Era dalla parte di Sauron, per scelta o per costrizione. 
“Gli Uomini si rivelarono più disposti a lasciarsi irretire. Coloro che dei Nove Anelli si servirono, in vita loro divennero potenti: re, stregoni, guerrieri come ve n’erano un tempo. Si conquistarono gloria e grandi ricchezze, che però si volsero a loro danno. Avevano, a quanto sembrava, vita imperitura, pure la vita divenne loro intollerabile. Potevano aggirarsi, volendolo, invisibili agli occhi di tutti in questo mondo sotto il sole, e vedere cose in mondi invisibili ai mortali; ma troppo spesso non scorgevano altro che fantasmi e finzioni di Sauron. E uno a uno, prima o poi, secondo la loro forza innata e il bene o il male iniziali delle loro volontà, caddero sotto il giogo dell’anello di cui erano muniti e sotto il dominio dell’Unico, che era di Sauron. E divennero per sempre invisibili se non a colui che portava l’Anello di Dominio ed entrarono nel reame delle ombre. Erano essi i Nazgûl, i Fantasmi dell’Anello, i più temibili servi dell’Avversario; tenebra li accompagnava, ed essi urlavano con la voce della morte.”
Questi sono i Nazgûl, i Nove Re degli Uomini cui Sauron distribuì quegli anelli fatti forgiare con l’obbiettivo di dominarli per avere possesso del mondo intero. Irretiti dalla smania di potere, sono diventati degli spettri e, l’unica cosa che permette di dar forma alla loro non esistenza, sono i mantelli neri che indossano. 

Nel Signore degli Anelli è presentata la descrizione del capo dei Nove:
“La terza era più alta delle altre: i capelli lunghi luccicavano e sull'elmo era posta una corona. In una mano stringeva una lunga spada, nell'altra un coltello; sia la mano che il coltello ardevano con una pallida luce[…]”
Poche notizie ci sono pervenute di quelli che un tempo furono uomini, nei Racconti Incompiuti ci sono forniti i nomi dei due più potenti ovvero: il Re Stregone di Angmar e Khamûl, l’Ombra dell’Est. 

Re Stregone di Angmar


Il primo citato è il più potente dei Nove, servitore fidato di Sauron che trae il suo potere proprio dalla volontà del suo padrone e sarà colui il quale troverà la morte per mano di una donna, Éowyn, nipote del re di Rohan. Il secondo apparteneva agli Esterling. Gli altri sono:
⤖ il Traditore che consegnò sé stesso e il suo regno a Sauron;
⤖ il Cavaliere di Umbar che fu, forse, re dei Númenóreani;
⤖ il Signore delle Ombre;
⤖ l’Immortale che si ritiene sia il più antico dei Nove e che si sostenta grazie alla magia oscura da lui imparata e manipolata;
⤖ il Corrotto che si consegnò volontariamente nelle mani di Sauron;
⤖ il Dwimmerlaik che molti danni causò a Rohan;
⤖ il Maresciallo Oscuro conosciuto perché il più sadico dei Nove;

Nazgûl
Dopo la morte del loro Capitano e la distruzione dell’Anello questi spettri si dissolsero nel nulla. Circa i loro poteri, si parla dell’alito nero, quando una creatura viene colpita da un Nazgûl, cade in un sonno profondo e lentamente si consuma fino a morire ma, a Gondor è conosciuta questa filastrocca:

Quando qui soffierà l'alito nero
E dell'ombra mortal verrà l'impero
E svanirà la luce e il sereno,
Allora athelas imploreremo!
Vita ad ogni morente
In mano al re sapiente!

Interpretandola, capiamo che l’alito nero può essere curato con le foglie di athelas, conosciute anche come Foglie di Re, utilizzate dalle mani del vero re di Gondor, colui che porta con sé i poteri del Guaritore. 

Infine, un piccolo accenno all'etimologia del termine Nazgûl, questo deriva dalla Lingua Nera ed è composto dalle parole nazg, anello, e úl, spettro. In inglese invece si definiscono ring-wraiths, la parola wraiths significa spettri ma rimanda a wreath cioè spirale e a writhe, contorcersi, quindi parole che recano con sé quest’idea di dominio pressante in cui si entra ma non si riesce ad uscirne. 

Nelle loro scorrerie al servizio di Sauron i Cavalieri Neri, altro nome con cui sono noti, si muovevano sia in aria sia in terra. Per gli spostamenti via terra utilizzavano grossi cavalli neri, cavalli veri ma, cresciuti dall'Oscuro Signore e quindi abituati a sopportare il peso di terrore che i Nove portano con sé e che inducono tutti gli altri animali a fuggire. Invece, per gli spostamenti in aria utilizzano degli uccelli enormi che sono stati definiti Ombre Alate, ciò che sappiamo di loro, lo dobbiamo alle poche citazioni lasciateci nel Signore degli Anelli in cui leggiamo:
“La grande ombra scese come una nuvola cadente. E, meraviglia! Era una creatura alata: se uccello, assai più grande di qualunque altro uccello, e stranamente nudo sprovvisto di penne e di piume, e le sue immense ali parevano pelle tesa fra grinfie di corno; emanava un fetore mortale. Era forse una creatura di un mondo scomparso, la cui razza, sopravvissuta in montagne nascoste e fredde sotto la Luna, non si era ancora estinta, covando questi ultimi arcaici esemplari, creati per la malvagità. E l'Oscuro Signore se n'era impadronito, alimentandoli con cibi crudeli, facendoli crescere oltre la misura di ogni altro essere alato; li aveva dati ai suoi servitori da usare come destrieri.”
Ombre Alate
Sempre legati ai Cavalieri Neri sono i così detti Spettri dei Tumuli, questi li incontriamo per la prima volta nel Signore degli Anelli quando Frodo e i suoi amici hobbit iniziano il loro viaggio verso Brea. Non viene detto molto degli Spettri se non che sono richiusi in dei tumuli da cui il nome Tumulilande per la zona che li comprende tutti. Questi tumuli funerari vennero eretti durante la Prima Era per ospitare le spoglie degli Edain, Uomini del Beleriand; durante la Seconda Era poi i loro scheletri vennero posseduti dagli spiriti inviati dal Re Stregone di Angmar per poter essere utilizzati nella sua battaglia contro il regno vicino, dopo che il Re Stregone venne sconfitto questi Spettri rimasero lì a dimorare fino alla Terza Era quando i loro luoghi vennero violati, inconsapevolmente, dagli Hobbit e i loro spiriti liberati da Tom Bombadil. 


Tumulilande
Le creature fin qui citate appartengono ad un non-mondo, sono morti rimasti legati al mondo terreno per un potere superiore o perché corrotti dal male, quindi in loro ritroviamo la classica figura del fantasma che resta sulla Terra perché legato da questione mai risolte e che possono trovare pace solo con la risoluzione definitiva dei diversi casi che li caratterizzano. infatti, Abbiamo visto come entrambi i tipi di Spettri possono raggiunger la libertà ma non possiamo dire molto altro perché nulla ci è stato lasciato detto dal Grande Scrittore più di quel poco che possiamo noi scovare leggendo attentamente le sue opere. E accanto ad esseri che potremmo dire essere soprannaturali, abbiamo anche esseri reali, i già citati Cavalli neri come anche gli Olifanti:

Erano arrivate delle enormi bestie, case ambulanti nella vacillante luce rossa, i mûmaki degli Harad che trainavano lungo i sentieri fra i fuochi immense torri e imponenti macchine.”

Olifanti
L’Harad qui citata è un territorio appartenente a quelle che genericamente sono definite Terre del Sole, queste si trovano a sud di Mordor e di Gondor e tra le strane creature che vi vivevano, gli olifanti erano conosciuti anche dagli Hobbit. Furono usati da coloro definiti Swerting durante la battaglia ai Campi del Pelennor, sia perché con la loro mole erano i grado di spazzare via interi blocchi di nemici, sia perché era possenti abbastanza per poterli usare come mezzi di trasporto. Anche dal nome non è difficile intuire che siano pachidermi antenati degli attuali elefanti, anche se quelli che vediamo noi oggi sono molto più piccoli. 

Olifanti
Bene lettori io sono arrivata alla fine della mia spiegazione, dandovi appuntamento alla prossima settimana, vi lascio una poesia sugli Olifanti:

Come un topo son grigio
E grande come un edificio,
Il mio naso è un serpente
E il mio passo irruente
Fa tremare la terra
Molto più di una guerra.
Con due corna in bocca
Camminare mi tocca,
Sventolando l'orecchio.
Ma non sono mai vecchio
Pur marciando parecchio,
Pur se supino mai,
Neanche per morire mi vedrai.
Io sono Olifante,
Il più importante,
Il più grosso e il più grande.
Se un giorno t'incontro
Non scorderai lo scontro;
Ma se non mi vedi,
So che non ci credi.
Eppur sono Olifante,
Il vecchietto ben portante.



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