Steambros Investigations: L'Armonia dell'Imperfetto - Alastor Maverick e L. A. Mely

Buongiorno!
Sul gruppo Lettori e Scrittori Fantasy ho il piacere di gestire la giornata autore dedicata ad Alastor Maverick e L. A. Mely e, ovviamente, al loro libro, che probabilmente avrete già sentito.
Stiamo parlando di un steampunk breve, primo di una trilogia e ricco di citazioni tratte da fatti e personaggi della Londra industrializzata. Seguitemi in questa nuova avventura!


Londra, epoca vittoriana. I fumi delle grandi industrie fanno da sfondo a questa storia, assieme ai primi omicidi di Jack lo Squartatore. La polizia ufficiale è sempre più avvezza a chiudere i casi in fretta e furia, incurante del dolore che ogni vittima lascia dietro di sé. Due giovani ragazzi, segnati anch'essi da questo dolore, decidono di aprire un'agenzia investigativa parallela a quelle ufficiali: Melinda e Nicholas Hoyt sono determinati a porre fine alla serie di ingiustizie perpetrate dalla polizia, rappresentata nel romanzo dall'isterico capitano Morris.
Due assassinii, che Morris vorrebbe subito archiviare come suicidi, porteranno i fratelli Hoyt a dimostrare ancora una volta il loro valore svelando dei colpevoli insospettabili, ma li condurranno anche a fare i conti con il loro doloroso passato.

Non posso iniziare a parlare di questa storia se non dai protagonisti: gli eventi sono infatti costruiti interamente sul loro vissuto, sull'ingegno e sul loro modo di rapportarsi al mondo esterno.
Mel e Nick sono stati cresciuti dallo zio materno, perché i loro genitori erano troppo poveri per permettersi di mantenerli e minacciavano di separarsi da un momento all'altro: al loro tutore, e alla biblioteca in cui lavorava, devono la gran parte delle loro conoscenze e della loro cultura.
I litigi dei genitori e il lutto che li ha segnati, però, incidono profondamente nelle personalità dei due fratelli. La più colpita è Melinda, la sorella maggiore:

Era più grande del fratello ai tempi dell’accaduto e conservava
ricordi più nitidi di quel periodo rispetto all’ancora piccolo Nicholas.
[...]
Non aveva tempo né interesse a dar confidenza a giovanotti e pretendenti.
Aveva un modo di vestire più maschile che da donzella. [...]
Era una ragazza riflessiva, una grande osservatrice.
La sua allenata fovea poteva cogliere piccolissime imperfezioni
anche solo con uno sguardo distratto.

Nel corso della storia vedremo come Mel reagirà sempre in modo molto freddo e polemico a qualsiasi persona che non sia suo fratello. Lei vive per risolvere i casi e affinare la sua mente.
Nick invece è molto diverso: altrettanto acuto ma più bonario, è il punto di contatto tra sua sorella e il mondo esterno.

Nicholas, invece, era un matematico. A differenza della sorella,
che faceva di logica e coerenza la sua ragion d’esistere, lui
calcolava le probabilità, confrontava quelle che all’apparenza
erano mere coincidenze ed era in grado di trarne un risultato
certo. Vedendoli agire insieme era chiaro a tutti che fossero
due anelli portanti della medesima fondamentale, perfetta catena.
 [...]
Mel spesso lo prendeva bonariamente in giro accusandolo
di cambiare più donne che abbigliamento intimo. Di rimando
lui la scherniva sul suo essere socievole con gli uomini come
un cubetto di ghiaccio gettato senza preavviso nelle mutande.

Agli antipodi rispetto a loro c'è il capitano Morris: è un poliziotto perché lo è stato anche suo padre e perciò non mette realmente amore né ideali nel suo lavoro.

«Non diciamo idiozie, capitano!» si sentì risuonare nella
stanza. I fratelli Hoyt si avvicinarono immediatamente al cadavere
e Mel per prima si inchinò davanti al corpo, posando la
mancina sul braccio della vittima. «Il corpo è in parte ancora
caldo. Come al solito traiamo sentenze errate per non perderci
tempo, vero?»

Qui la contrapposizione si percepisce bene: per Morris ciascun caso è poco più di una seccatura per portare a casa lo stipendio, mentre per i nostri protagonisti è una ragione di vita. In questo senso, i loro dissapori vanno letti come uno scontro tra due mentalità e generazione differenti, di cui gli Hoyt e Morris non sono altro che simboli.

Passiamo ora all'azione vera e propria.
Il romanzo si apre con il ritrovamento del corpo di lord Bamminton, trapassato da un colpo di pistola alla bocca. Morris, per una volta, potrebbe avere dei motivi per pensare a un semplice suicidio, ma gli Hoyt non si lasciano ingannare dal quadro generale e, analizzando i dettagli, optano immediatamente per l'omicidio. Una cosa analoga avviene pochi giorni più tardi, quando il dotto Parker viene ritrovato nelle stesse condizioni dell'altra vittima. Qui gli errori commessi dall'incauto assassino sono più grossolani e i fratelli Hoyt possono facilmente rafforzare la loro ipotesi.
Da questo momento in poi scaveranno nel passato e nelle relazioni dei due uomini, smascherando un piano a base di amori morbosi e... daltonismo.
La rivelazione del colpevole mi ha stupita molto, anche se non faccio testo perché non ho grande dimestichezza con gli indizi.

L'aspetto più steampunk del romanzo è costituito dai macchinari, a partire dal sidecar dei nostri protagonisti:

Avevano sostituito la semplice ruota
dal lato passeggero con una ruota enorme che conteneva il
posto a sedere. Priva di raggi, era innestata sotto il sedile e
la sua mobilità era garantita da una piastra elettromagnetica
molto potente grazie alla quale poteva girare senza alcun attrito
col mezzo. [...] La carrozzeria era divenuta un’opera d’arte
grazie alla polena in ottone che racchiudeva in sé la
capiente caldaia e il congegno sonoro
per avvisare in strada del proprio passaggio.

ma anche da dall'abbigliamento eccentrico di Nicholas, che ama indossare cappelli adornati da vari ingranaggi. Assieme alla caratterizzazione dei personaggi, questo è uno degli aspetti che reputo più curati di tutto il romanzo.

Un altro ottimo spunto offerto dal romanzo è la narrazione per immagini. Il lettore si trova infatti a leggere scene dalla presentazione estremamente cinematografica, come avete potuto leggere nel breve scontro tra Mel e Morris, e molto spontanee.
Purtroppo però questa tendenza cozza spesso con lo stile adottato dal narratore: per quanto non manchino le parole ricercate e per quanto curati siano i dettagli, ho trovato lo stile molto ingenuo. La preferenza è infatti quella di raccontare, presentando i fatti al lettore e anticipando addirittura l'azione con lunghe digressioni all'inizio dei capitoli, spezzando così ogni tensione narrativa.
Anche l'ambientazione londinese, così cupa nei suoi grigiori industriali, troppo spesso viene sommersa dal fiume di parole che serve più a presentare gli eventi che non a essere funzionale al dispiegarsi della storia. Un esempio l'ho riportato all'inizio, con le lunghe descrizioni dei fratelli Hoyt, ma ne troverete ogni volta che comparirà un nuovo personaggio sulla scena del crimine.

Anche l'aspetto prettamente investigativo ne risente, al punto che davanti alla rivelazione del colpevole siamo spiazzati, non solo dalla sorpresa ma perché il brusco cambio di stile ci coglie impreparati.
Da lì la storia prosegue agevolmente verso il finale, che preannuncia una nuova avventura e che ho apprezzato molto.

In sintesi, date le premesse mi aspetto molto dai successivi lavori di questi due autori.
Lo consiglio sia agli appassionati che ai profani come me, per leggere qualcosa di un po' diverso o per tentare un pacifico approccio al genere.

Alla prossima!

Ink Maiden

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