Intervista a Muninn - Illustratrice

Bentrovati amici lettori!
Oggi con noi abbiamo Muninn, alias Andrea, lei andrà ad aprire un periodo dedicato a disegnatori e artisti italiani, per gran parte direi illustratrici e disegnatrici.
Sono tutte persone interessanti, seguitele! =D 



Io direi di iniziare chiedendoti qualcosa di te, chi sei e cosa fai nella vita?

  • Tanto per cominciare, un immenso grazie sia a te che a chiunque abbia deciso di dedicarmi del tempo! Vivo in uno sperduto paese della provincia di Alessandria, ma sono nata nella Superba Genova, dove mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali, in Storia dell’Arte e in Scienze Storiche, Archivistiche e Librarie. Mi piace leggere, soprattutto fantasy e grandi classici (il mio libro preferito è Il Conte di Montecristo), ascolto musica metal, rock, folk e qualche illustre italiano. Ho una fissazione per le religioni, la teologia e l’occulto in generale.


Quindi sei una persona laureata, con due specializzazioni e che, possiamo dire, è molto acculturata. La domanda viene spontanea: in questa Italia questo tipo di lauree ti sono servite a qualcosa? 

  • Sni… Ok, devo essere onesta: in Italia le lauree umanistiche non pagano. Se poi ruotano intorno all’arte e ai beni culturali, tanto vale espatriare. Sono iscritta nelle graduatorie scolastiche e ho acceso un cero quando nel 2016 ho avuto la benedizione di lavorare per 6 mesi in un liceo classico come docente di storia dell’arte. Ma è veramente dura, i titoli di studio sembrano non bastare mai: prendi la triennale e serve la magistrale. Vai avanti e serve il dottorato. Poi però chiedono il master. Tuttavia non rimpiango la mia scelta, ho studiato ciò che amavo e ho dato solide basi culturali alla mia arte. Perché ritengo che disegnare, dipingere e illustrare non necessitino solo di una mano addestrata. Insomma, credo nel mito di Leonardo e dell’artista ‘completo’, che riempie ogni giorno le proprie lacune con studi e letture di ogni tipo. Quindi insomma… le lauree non mi sono servite a trovare il famoso lavoro fisso, forse… ma indubbiamente credo abbiano reso migliori le mie opere.



Per lo meno, chiacchierando con te, so che ti sono servite a conoscere Federico Galdi e, quindi, a fare le immagini di copertina dei suoi libri. Com’è stato lavorare con lui in questo progetto?
    Nytrya , Federico Galdi (278 pp. – inviato dall’autore)
    La copertina di Nytrya che ha sancito l'inizio
    della collaborazione con Galdi e la Plesio Ed.
  • Ebbene sì, il mio primo tuffo nel mondo dell’illustrazione e dell’editoria lo devo all’ambiente universitario e a Federico Galdi. Eravamo ad una delle lezioni che si tenevano presso l’Archivio di Stato di Genova, e venne fuori che aveva scritto un libro fantasy. Io gli dissi che amavo disegnare e, scherzando, mi offrii di illustrarglielo. Da lì è nata una fortunata e duratura collaborazione. È stata un’esperienza elettrizzante e straordinaria, c’è stata fin da subito molta intesa, perché il mio stile vicino al realismo (mi sono avvicinata anche al fumetto e al cartoon solo di recente) corrispondeva ai suoi gusti e alle sue esigenze. Tra l’altro, per i primi due libri ho realizzato anche alcune illustrazioni interne, che per Nytrya vengono usate come cartoline omaggio, mentre per Bandlòr sono anche state inserite nel testo. Per le copertine mi diede delle descrizioni piuttosto dettagliate, ma ricordo con soddisfazione che mi chiese ben poche modifiche in corso d’opera. Per le illustrazioni interne mi lasciò carta bianca invece, facendomi scegliere liberamente quali scene rappresentare. Ah, quasi dimenticavo che per la sua saga ho realizzato anche la mappa, e non fu cosa da poco: la disegnai su un foglio A3, a china nera e rossa, e la inserii in una cornice celtica con motivi tratti direttamente dal Book of Kells conservato al Trinity College di Dublino: ed ecco un esempio pratico di come le mie lauree possono essermi servite!


Rimanendo a tema copertine come ti trovi a farle, come le gestisci?
  • Le copertine sono la vera sfida: infatti non si tratta solo di esprimere il proprio stile, bisogna soddisfare diverse esigenze. Quando si realizza una copertina ci sono in ballo, in ordine sparso: l’autore del libro, l’editore, il lettore e l’illustratore. E bisogna soddisfare tutti! Molte volte l’autore si è già fatto un’idea precisa di ciò che vuole, per cui bisogna riuscire a trasformare in immagine ciò che lui ha in mente; tuttavia non è detto che sia per filo e per segno ciò che vuole l’editore, nel senso che una casa editrice potrebbe avere già una sua personale linea editoriale riguardo alle copertine, e bisogna cercare di mantenerne lo spirito. Non meno importante è l’effetto che può avere una copertina sul lettore: si sa che l’occhio vuole la sua parte, per cui bisogna rendere il prodotto accattivante. Il tutto senza però tradire il proprio stile personale, sebbene forse da parte mia sia la cosa meno difficile, visto che ho uno stile piuttosto eclettico, forse dovuto al fatto che padroneggio diversi medium, e che su photoshop ho una serie di pennelli che non finisce più. In ogni caso, che le richieste preponderanti vengano dall’autore o dall’editore, cerco sempre di avere il maggior numero di dettagli possibili su ciò che vogliono. Preparo subito due o tre schizzi molto rapidi, in bianco e nero, accennando gli spazi, le pose e le ombre/luci principali, e quando troviamo l’idea giusta procedo coi dettagli e coi colori, aggiornando almeno una volta al giorno su come procede il lavoro, in maniera tale che possano essere fatte di volta in volta piccole modifiche per “aggiustare il tiro”. In genere nel giro di una settimana/10 giorni il lavoro è concluso, ma dipende da quante ore al giorno riesco a dedicare al disegno. Alcune sono state invece dei veri e propri flash: commissionate al 22 di dicembre, erano già pronte al 24… ed ero pure incinta al nono mese!


Oltre a quelle di Federico ne hai fatte altre? Ti piacerebbe essere contattata per lavorare su altri libri?
  • Sì, oltre alle sue ne ho fatta un’altra sempre per Plesio Editore (La cover di Drow di Angelo Berti), e molte altre per Dunwich Edizioni (la serie di Cthulhu Apocalypse, la serie di Infernal Beast, L’Estate Segreta di Babe Hardy di Fabio Lastrucci e Scritti con il Sangue di Francesco G. Lugli). Ho anche lavorato per autori in self-publishing, per esempio per due ragazzi statunitensi che scrivono parodie di favole Disney e Star Wars, e per un Lara Nemain, autrice italiana che ha pubblicato il primo volume della serie Il Viaggiatore dei Sogni. E ovviamente sì, diciamo che vorrei tanto poterne fare un vero e proprio mestiere. Tra l’altro ogni volta è un’occasione per conoscere nuove persone, e realizzare le copertine per le loro mi consente di conoscere quel che l’autore stesso pensa o ha voluto esprimere attraverso la sua opera. Certo, non sempre è così, non sempre ho rapporti diretti con l’autore, ma quando capita è davvero interessante.


L’illustratore… Per te chi è, cosa fa e come lo fa?

  • Intanto farei una distinzione tra chi illustra per sé e chi illustra per altri. Mi spiego: con ‘chi illustra per sé’ non intendo soltanto chi illustra scene o personaggi tratti dalle proprie opere, intendo chi realizza artbook o serie di immagini tratti da libri che lo hanno particolarmente segnato, e lo fa per il gusto di mettere su carta (o pixel!) le scene e i personaggi dei suoi libri preferiti, e attraverso di essi si fa conoscere. In questo caso l’illustratore è completamente libero di agire e di esprimere il proprio stile e la propria musa, e di interpretare (o reinterpretare) le opere che ha scelto di illustrare. E poi c’è chi, appunto, illustra per altri, su commissione. Lì si ripresenta la medesima sfida che sorge con le copertine: bisogna usare il proprio stile, il proprio intuito e la propria fantasia, per metterli al servizio di qualcun altro, trasformando in realtà quel che un’altra persona ha in mente. E questo è possibile soltanto con la pazienza e il dialogo, non stufandosi mai di apportare modifiche, ritoccare, aggiustare, finché non si raggiunge la forma desiderata dal committente. E questo può essere un autore come un lettore, o un giocatore di videogames o giochi di ruolo che desidera un ritratto del suo personaggio di Warcraft o di D&D. Nel mio caso, sono un’illustratrice molto scrupolosa, e spesso non bado assolutamente alla quantità di modifiche che devo fare a un disegno; per me la cosa più importante è che il cliente sia davvero soddisfatto del risultato. Mi piace pensare a un illustratore come al Demiurgo di Platone, che prende come modello le idee invisibili e impalpabili nella testa del committente, e plasma la materia per riprodurle nella realtà. Più si avvicina al modello, e meglio avrà compiuto il suo dovere.


So che sei autodidatta, e intanto ti porgo i miei complimenti, come ti sei mossa? Come è nata questa passione per il disegno che, si ipotizza, non ti lascerà più?
  • Sì, sono autodidatta. Probabilmente è una propensione che scorre nel sangue di famiglia, mia zia dipinge a olio, mentre mio nonno disegnava a grafite e carboncino. Il disegno, oltre che una passione credo sia sempre stata una forma di necessità, fin da quando ero piccolissima: mia madre mi ha messo le prime matite in mano quando sedevo ancora sul seggiolone, e mi ha insegnato i primi colori quando avevo nove mesi. Penso di aver detto ‘lilla’ prima di dire ‘mamma’ (no, scherzo! Però lilla lo dicevo veramente). La prima passione è stata per disegnare gli animali, prendevo tutte le enciclopedie che avevo in casa e ricopiavo il più fedelmente possibile ciò che mi colpiva di più. Di fatto, per molti anni mi sono sempre limitata a esercitarmi copiando, non avevo un metodo rigoroso, disegnavo quando ne avevo voglia e a volte i risultati ne risentivano ed erano frustranti. Poi ho capito che solo con la costanza sarei riuscita ad addestrare la mano; ho iniziato a comprare libri di anatomia e prospettiva, a osservare tutorial su youtube o deviantart, o qualche diretta fb di Aaron Blaise. Insomma, a disegnare “seguendo le regole”. Ora continuo a esercitarmi, a fare studi partendo da fotografie, ma sono ormai padrona di estrapolare dalla mia testa quasi tutto ciò che mi viene in mente.


Che tecniche usi per i tuoi disegni? Quali preferisci?
  • Il mio primo amore è la grafite: non c’è niente di più spontaneo che far scorrere la propria matita su un foglio di carta bianca. Una volta un’amica mi disse, di uno mio sketch a matita che in seguito colorai in digitale, che l’originale su carta le piaceva più del lavoro finito, perché da esso trapelava una sorta di ‘urgenza’ creativa. Penso che non avrebbe potuto trovare parole più calzanti. In seguito mia zia mi fece sperimentare i suoi colori a olio, e quello fu il mio secondo amore, soprattutto se devo lavorare a dei ritratti. Tra le tecniche tradizionali, di recente mi sono avvicinata ai pennarelli Copic, quelli per fumettisti: sono stati una scoperta sensazionale, i primi giorni li avrei usati persino sulla carta igienica o sugli scontrini. E poi lavoro in digitale, con PhotoshopCC e una Wacom Cintiq13HD che mi regalò mio marito più di due anni fa ormai. Ecco, di quella tavoletta posso dire: toglietemi tutto, ma non la mia Cintiq! Adoro quella tavoletta tanto quanto la grafite, mi consente di avere la stessa libertà di sperimentare e lasciar correre liberamente la mano di quando uso la matita e la carta… con la differenza che in digitale, anche quello che su carta sarebbe rimasto uno scarabocchio, può essere sviluppato e trasformato in un vero e proprio disegno, fatto e finito. E devo dire che mi è capitato spesso di buttare giù idee a casaccio che alla fine sono diventate tra le mie opere più apprezzate da chi mi segue.


Che soggetti ti piacciono di più?
  • Ho iniziato come ritrattista su commissione, e il ritratto continua a essere una delle mie passioni. Ritrarre le persone mi dà la sensazione di esplorare l’animo umano. In genere non esprimo giudizi sulle mie opere, lascio che siano gli altri a dire se il mio lavoro piace oppure no, ma una cosa la devo dire: tutti quelli che vedono i miei ritratti dicono che hanno gli occhi che sembrano vivi. Ecco, credo che in un ritratto sia quella la cosa fondamentale, non devono sembrare fotografie, devono avere la vita dentro. E questo principio lo applico, in fin dei conti, a qualsiasi lavoro io svolga, anche quando realizzo un’illustrazione, un paesaggio, un character sheet. Devo dire che non abbandono mai il ritratto nemmeno quando realizzo delle illustrazioni o disegno personaggi immaginari. Cerco sempre di ottenere un alto livello di realismo, non fissandomi mai su uno stereotipo, ma sforzandomi sempre di rendere ogni personaggio disegnato unico, con delle caratteristiche fisiognomiche particolari e che lo differenzino da tutti gli altri. A proposito, naturalmente oltre ai ritratti adoro realizzare illustrazioni a tema fantasy (che possono essere fanart tratte dai miei libri preferiti, o soggetti originali come il mio sfigatissimo gnomo Sgrunt)


Oh, i ritratti! Hai qualche aneddoto da condividere con noi su di essi?
  • Be’, dietro a ogni ritratto c’è qualche aneddoto. Una volta un signore mi ha portato le foto parecchio datate e sfocate di alcuni suoi parenti. Sai, di quelle in bianco e nero che si mettono sulle lapidi… una cosa molto alla ‘The Others’. E non è nemmeno stata l’unica volta che mi è successo! Molto spesso mi è capitato anche di fare ritratti non di persone, ma di animali, soprattutto cani. Anzi, a essere sincera ho iniziato proprio così, con un ritratto per una coppia di bassotti.


Come ti vedi nel futuro? Pensi che questa attività diventerà una parte preponderante della tua vita?
  • Vediamo: in una stanza caotica, con la scrivania piena di fogli, matite, colori, il pc e la Cintiq, circondata da schizzi e stampe dei miei lavori, che disegno come una forsennata… Mentre mia figlia siede di fianco a me e si fa insegnare tutto ciò che so. Non so se sarà così, se sarò così fortunata, ma vorrei davvero tanto che questo diventi una vera e propria attività lavorativa, e di riuscire a trasmettere a mia figlia anche solo una parte della scintilla che sento dentro di me. O almeno di farla sognare con i miei lavori. L’anno scorso, come ho accennato, ho insegnato a scuola per sei mesi. Avevo un bello stipendio, l’affetto e la stima di studenti e colleghi, è stato fantastico finché è durato. Ma non in tutto quel tempo non ho mai toccato una matita o la Cintiq, e quando ho potuto ricominciare a disegnare è stato come ricominciare a respirare. Non me n’ero quasi resa conto, ma era stato come vivere 6 mesi in apnea. Non si può vivere di sogni, né di aria e d’amore, ma se potessi continuare a fare del disegno e dell’arte la parte preponderante della mia vita, so che sarei davvero appagata.


Hai dei progetti personali in corso? Tipo fumetti o altro? 

    Ecco Muninn al lavoro all'Alecomics dell'anno scorso
  • Attualmente sto lavorando a un romanzo a quattro mani (un urban fantasy) con la mia migliore amica ed ex compagna di università Ilary Sechi. Anzi, a dire il vero si tratta di tre libri, anche se non amiamo chiamarli trilogia in quanto l’idea (scaturita quasi 7 anni fa durante uno dei miei viaggi da pendolare tra Novi Ligure e Pavia) era nata per essere un solo libro autoconclusivo. Il ‘problema’ è che quando iniziammo a scrivere, all’inizio, non avevamo le idee molto chiare e i corsi universitari fagocitarono il nostro tempo, cosicché l’opera rimase ferma ai primi capitoli per più di tre anni. Poi, a gennaio 2015 lo riprendemmo da capo, rendendoci conto di quanto fossero vaghe le nostre idee. Sviluppammo i vari personaggi, il loro background, il finale, finché non ci rendemmo conto che l’intera trama era troppo complessa per rientrare interamente in un solo libro, e lo spezzammo in tre parti. Al momento, ci mancano poco più di tre capitoli per terminare il terzo e ultimo libro, dopodiché potremo passare alla revisione e… a contattare finalmente le case editrici! Che Dio ce la mandi buona! Quasi dimenticavo: molti dei miei disegni sono ispirati ai personaggi o ad alcune scene dei libri, ma chiaramente su di loro c’è il massimo segreto.


Oh, quindi stai scrivendo un libro a quattro mani! Com'è che vi gestite?
  • All’inizio era il Caos. No, scherzi a parte, all’inizio ci lasciavamo trascinare dalla trama e risultava piuttosto difficile coordinarci. Ci facevamo prendere dalla foga e dall’ispirazione del momento, senza magari sapere perché un evento stava accadendo, e trovando delle risposte a posteriori; e ciò non andava bene. Dopo lo stop universitario, nel 2015 abbiamo sentito l’esigenza di organizzare e imbrigliare il lavoro in una rete preordinata di eventi, con una lore e un background chiari e nitidi. Attraverso infiniti brainstorming faccia a faccia, o sterminati messaggi vocali su whatsapp a qualsiasi ora del giorno e della notte, abbiamo definito il passato e il carattere di ogni personaggio e abbiamo creato una scaletta dettagliata non solo dei vari capitoli, ma anche dei vari point of view attraverso i quali avremmo narrato la storia. Abbiamo anche una sorta di spartizione dei personaggi: alcuni sono ‘suoi’, altri sono ‘miei’, altri ancora sono scaturiti dalla fantasia di entrambe e vengono indifferentemente gestiti dall’una o dall’altra. In base a quale personaggio appartiene il punto di vista narrante, ci dividiamo equamente i pezzi da scrivere per ogni capitolo, modificando e correggendo liberamente l’una i pezzi dell’altra. Abbiamo anche due beta-reader, che affermano che ormai, allo stato attuale della stesura e della prima revisione, non sanno più distinguere chi sia a scrivere.


Ovviamente sarai tu a fare la copertina del libro? Ce l’hai già pronta?
  • So che verrebbe scontato e spontaneo dire di sì, ma la verità è che penso dipenderà dall’editore che dovesse eventualmente accettare di pubblicarci. Alcuni magari lasciano libertà di decisione all’autore, altri invece hanno già dei loro grafici/illustratori e non amano che ci siano differenze nella loro linea editoriale. Personalmente spero di occuparmene io, e lo stesso spera Ilary, perché abbiamo le idee davvero molto chiare sulla fisionomia dei personaggi e non amerei vedere proprio sulla copertina una loro reinterpretazione non fedele e del tutto soggettiva. Per la cronaca… no, non ho ancora una cover pronta, forse anche un po’ per scaramanzia. Anche se ammetto di aver provato a sviluppare qualche idea, ma solo nella mia mente.


So che il tuo disegno più visto in giro (è stata una tua immagine del profilo) è uno dei personaggi. Cosa ci puoi dire di lui?
  • Pochissimo! Sì, lo so, sono crudele…! In realtà c’è il massimo segreto un po’ su tutti i personaggi e anche sulla storia in generale, però dai, però qualcosa ve la dico: siccome non abbiamo mai rivelato nemmeno i nomi dei personaggi, lui in genere lo chiamo ‘la mia adorabile canaglia’. È uno dei due protagonisti maschili della saga (a dare il via agli eventi e a essere protagonisti sono infatti due uomini e due donne). È un personaggio contraddittorio, variamente composto da cinismo, sarcasmo, tendenza ai colpi di testa e agli scatti d’ira. Ama provocare il prossimo e il suo motto potrebbe essere ‘dammi quel che voglio, e nessuno si farà del male’. Ama le donne (tutte, e se capita anche tutte insieme). Starà però ai lettori scoprire se è davvero una canaglia insensibile, o se si tratta solo di un enorme, abile inganno dietro cui si nasconde e si difende. Un paio di consigli: non toccate i suoi sigari, e trovatevi un impegno qualsiasi (andare dal dentista a Johannesburg, per esempio) se vi dice che ha appena avuto un’idea grandiosa.


Tornando al filo conduttore delle illustrazioni… hai già fatto fiere esponendoli? Cosa ne pensi? Sono una risorsa?
  • Sì, ho già partecipato per due anni al Festival del Fumetto ALEcomics alla Cittadella di Alessandria, esponendo molti dei miei lavori e disegnando anche dal vivo, sia in tradizionale sia portandomi dietro la Cintiq. Le trovo una risorsa fondamentale per un artista, una vetrina non solo per mettere in mostra le proprie realizzazioni, ma anche per venire direttamente a contatto con le persone, rispondere a domande, dubbi, curiosità, spiegare il significato delle mie opere. Il contatto col pubblico credo sia importantissimo, mi consente di spiegare e mostrare come lavoro. In particolare per quanto riguarda il digitale, ho avuto la possibilità di mostrare ad alcuni scettici quanto lavoro ci sia dietro a un disegno con la tavoletta grafica, visto che molti pensavano che bastasse un ‘clic’ e che di tutto se ne occupasse il computer, o photoshop. Portando la Cintiq in fiera, ho potuto far vedere che la tavoletta non è altro che un supporto, non molto diverso da un foglio di carta o da una tela. A disegnare è sempre la mia mano. Ultimo ma non meno importante, mi ha consentito di interagire anche con moltissimo altri artisti, con molti dei quali intrattengo ormai costanti rapporti di amicizia su FB, o quando ci incontriamo alle fiere.


Quali sono le prossime fiere a cui ti troveremo?
  • Allora, il 17 e il 18 giugno sarò col mio stand de “La Bottega di Muninn” al Casale Comics and Games di Casale Monferrato. Il 23 e il 24 settembre sarò invece per la terza volta consecutiva all’ALEcomics di Alessandria, presso la Cittadella, e mi troverete sempre col nome “La Bottega di Muninn”. C’è poi un terzo evento in programma, ma non è ancora sicuro poiché io e altre colleghe illustratrici stiamo ancora aspettando che ci confermino lo spazio espositivo; abbiamo infatti fatto richiesta per affittare uno stand al Lucca Comics and Games, e se tutto va bene potreste trovarmi lì domenica 5 novembre.

Infine… commissioni. Ne fai? Su cosa ti piace lavorare di più per un committente? Come si può richiederne una?
  • Sì, lavoro spesso su commissione fin da quando facevo ritratti a olio. Al momento la maggior parte delle richieste mi giunge da giocatori di World of Warcraft che desiderano ritratti dei loro personaggi, e devo dire che mi piace molto, nel senso che pur essendo tutti soggetti tratti dallo stesso universo, mi ritrovo sempre a cimentarmi con cose assai diverse e non mi annoio mai. Diciamo che comunque preferisco decisamente cimentarmi con soggetti a tema fantasy, gothic/horror, religiosi (angeli/demoni) o storici (medioevo e rinascimento), mentre non amo i soggetti fantascientifici o con preponderanza di ambientazioni tecnologiche.
    Ci sono diversi canali attraverso cui contattarmi:
    - direttamente via e-mail all’indirizzo andreapiera.laguzzi@gmail.com
    - su FB, sia sul mio profilo personale Muninn di Montecristo (www.facebook.com/muninn.dimontecristo) ,
    - sia sulla mia pagina La Bottega di Muninn (www.facebook.com/labottegadimuninn)
    - tramite messaggio privato su deviantart (www.muninn85.deviantart.com) .
    - Ah, ho anche aperto da pochissimo un account su Patreon (https://www.patreon.com/Muninn85) , tuttavia non è ancora attivo perché mi sto preparando in anticipo un po’ di materiale da caricare poco per volta.



Grazie mille della tua presenza con noi,

Buona settimana



Aratak

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