Rockopolis - Marco Olivieri - Segnalazione

Buon pomeriggio e bentrovati!
Oggi abbiamo con noi Marco Olivieri che, dopo Zombicide Adventures, ci presenta il suo nuovo progetto:




Sedici anni, una passione sfrenata per la musica rock, ma soprattutto, la sfacciata ambizione di partecipare al più importante evento live del mondo.

Basato sul nuovissimo rock-game prodotto dalla "Minos Games", "Rockopolis" è un vero e proprio viaggio emozionante e coinvolgente, che attraversa le più svariate sfaccettature della musica rock vista dagli occhi di una giovane band in cerca di successo.
Per chi è ormai un veterano della musica, sarà impossibile non fare un tuffo nel passato rileggendo queste righe, così come per i neofiti del palco, sarà facile identificarsi in quel gruppo di quattro scapestrati e nelle loro mille difficoltà.
Assolutamente adatta a lettori di tutte le età, questa storia, ricca di riferimenti rock (con link diretti ai video), è permeata di quell'aria scanzonata e divertente riconducibile al gioco di Rockopolis e ai quattro generi di cui è caratterizzato (Punk, Metal, Glam e Blues).

Mettetevi comodi e allacciate le cinture, perché il viaggio sarà decisamente movimentato... Let's rock, let's Rockopolis!





Episodio 1 - La Città del Rock


Il taxi svoltò con una sterzata vigorosa su Main-Street senza curarsi affatto del minivan che gli passò a pochi centimetri di distanza. 
All'interno dell'abitacolo, la musica travolgente di "Take a Look Around" rimbombava con una tale violenza da far sembrare che i "Limp Bizkit" fossero lì dentro e la stessero suonando con delle raffiche di mitra.

Seduto sul sedile posteriore, Timmy si aggrappò vigorosamente al manico alto della portiera, pregando ad occhi chiusi che quel viaggio assurdo non finisse con il suo corpo martoriato che veniva estratto dalle lamiere accartocciate del taxi.
L'uomo alla guida arrestò improvvisamente il veicolo facendo stridere le gomme sull'asfalto poi inveì con una sequela indicibile di insulti in direzione di un'incauta vecchietta che aveva avuto l'ardire di attraversare la strada davanti a lui. Da come trascinava lentamente il proprio carrello, quella povera signora di almeno ottant'anni sembrava essere completamente ignara sia del pericolo a cui era appena scampata, sia delle tonanti imprecazioni del tassista. 
Non appena si creò lo spazio per passare, la vettura lasciò un paio di metri di pneumatici sull'asfalto e saettò ad un palmo dal sedere dell'anziana. Dopo qualche centinaio di metri ed una serie indecifrabile di semafori bruciati, il taxi accostò bruscamente sul lato destro della corsia. Poi l'uomo alla guida abbassò il volume dello stereo e si voltò di scattò, mostrando un rugginoso sorriso sdentato al suo passeggero ancora tremante.

«Sono quindici e sessanta», disse mentre controllava con un dito che il suo occhio di vetro fosse al suo posto. «Più quella bella mancia che mi aveva promesso, signore»
La parola "signore" stonò nelle orecchie di Timmy come lo "STONK" di una corda di chitarra che si spezza durante un assolo. 
Aveva appena compiuto sedici anni. La sua testa era intasata da una matassa incomprensibile di riccioli biondi. Il suo abbigliamento si riduceva ad una T-Shirt scura dei Sex Pistols, un paio di jeans accorciati fin sotto al ginocchio e delle Converse talmente usurate da aver fatto dimenticare ormai da tempo quel candido bianco della punta gommata.

No, Timmy non aveva né l'aspetto né lo stile di un "signore". Ma la cosa che più di ogni altra lo stava sconcertando era il rischio che aveva corso solo per essersi azzardato a dire ad un tassista di SilverTown se per caso "poteva andare in fretta". Un errore che non avrebbe mai più ripetuto, considerando anche il costo extra che tutto questo trambusto aveva richiesto.
«Questi sono venti», rispose Timmy cercando di afferrare con le dita ancora tremolanti l'ultima banconota che aveva nel portafoglio. «Tenga il resto», concluse a malincuore. 
«Sì signore, grazie signore», disse il suo strambo autista con un'enfasi tale da inondare con una vaporosa alitata tutto il taxi di un forte odore di broccoli andati a male. 
Timmy non disse nulla. Sorrise debolmente, poi cercò di uscire il più in fretta possibile da quella trappola infernale. Tra il viaggio vorticante e quel fetido odore, aveva lo stomaco talmente in subbuglio che sarebbe bastata anche solo una parola per rivedere la sua cena mal digerita sparsa all'interno dell'auto. Solo quando fu finalmente fuori dal taxi, il ragazzo emise un profondo respiro di sollievo.

Era partito all'alba dalla sua Tauria, una piccola cittadina di periferia del sud, e si era fatto più di trecento chilometri di viaggio in treno, notando dal finestrino come ogni città in cui aveva sostato fosse sempre più popolosa e con palazzi sempre più grandi. Ma ciò che gli rivelò il centro di SilverTown fu qualcosa di totalmente inaspettato e travolgente.
Nonostante fosse ormai notte inoltrata, i mille neon della città riuscivano ad illuminare ogni cosa come in pieno giorno. Un'infinità di grattacieli si ergevano simili a titaniche colonne specchiate, disturbate dal costante mormorio delle migliaia di persone che si accalcavano sui marciapiedi ai lati di una gigantesca strada ad otto corsie pervasa da un fiume impetuoso di auto strombazzanti. 

Anche se visibilmente stordito da tutta quella bolgia di suoni e luci, Timmy non si fece intimorire. Era arrivato nella capitale con un obiettivo ben preciso e non avrebbe permesso a niente e a nessuno di farlo desistere. Guardò per un istante lungo la strada, cercando di capire se quel tassista lo avesse lasciato nel posto giusto, ma non vide nulla di ciò che si aspettava di vedere.
Gli aveva dato l'indirizzo del più importante locale di musica del paese, eppure di musica non se ne sentiva affatto se non per gli spot sparati dai mega videowall pubblicitari o per le suonerie troppo alte di qualche cellulare invadente. Qualcosa non quadrava. 

Poi un pezzo di carta fluttuò a pochi passi da lui atterrandogli sui piedi. Timmy lo guardò meglio e vide una scritta gialla decisamente familiare. Improvvisamente si rese conto di molti altri volantini identici sparsi un po' ovunque e, d'un tratto, la sensazione di uno strano richiamo silenzioso alle sue spalle sembrò invitarlo a voltarsi.
Eretta venti metri al di sopra di un ingresso a quattro ante, un'enorme insegna spiccava su tutte le altre luci come una luna piena risplende in un cielo stellato. Sbigottito ed estasiato, ma soprattutto sorpreso di non essersene accorto prima, Timmy rimase immobile e con la testa rivolta verso l'alto a fissare quei dieci caratteri che si illuminavano ad intermittenza. Quello era il luogo che aveva sognato per quasi tutta la sua giovane vita. Quello era l'ingresso della "Città del Rock". Quello era il "ROCKOPOLIS".

Per leggere il resto...
http://www.minosgames.com/episodio1.php

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