Intervista a Francesco Trio

Buongiorno a tutti e benvenuti! 

Con noi oggi abbiamo un artista polivalente. 



Io l’ho conosciuto dal vivo a una manifestazione, Soncino Fantasy, nel 2015, dove Francesco aveva portato la sua passione: i Diorami. Io vorrei iniziare da qua, cosa sono i Diorami?

  • Grazie Luca e bentrovato, buongiorno a te e a tutti i tuoi lettori.
    Possiamo definire i diorami una forma d'arte il cui fine è quello di rappresentare in tre dimensioni, attraverso l’ausilio di vari materiali, una porzione della realtà esistente o di quella da noi immaginata. Un esempio conosciuto da tutti è quello del presepe. Il presepe è di fatto il nome specifico attribuito al tema di un determinato diorama, il cui fine è la rappresentazione della Natività. Ci sono moltissimi tipi di diorami, che spaziano dal modellismo ferroviario a quello del wargame storico e altri ancora.
    Quello che io amo di più è quello che abbraccia il mondo dei giochi di ruolo fantasy, dove il diorama può diventare parte integrante del gioco. I giocatori possono interagire esattamente come in una partita a scacchi: ogni pedina è una miniatura dipinta che esplora il mondo di gioco rappresentato dal diorama, spesso modulare e componibile.



Che materiali usi?


  • Sette anni fa iniziai il mio primo progetto di un castello con i classici polistirolo e cartone. Il risultato era accettabile, ma è stato solo quando ho inserito nella mia produzione artistica diversi materiali, di maggiori qualità, come il polistirene, il poliplat, il legno MDF e quello di balsa, le resine epossidiche e varie tipologie di cartoncino, compreso quello vegetale, che ho potuto veder crescere i miei risultati.Esiste anche la possibilità di creare delle matrici con il marmo o altri materiali resistenti e tramite stampi in silicone produrre in serie i pezzi in gesso o resine. Attualmente sto perfezionando e accrescendo le capacità artigianali: amo l'idea di trasformare materiali semplici in opere d'arte uniche. Ritengo che produrre diorami senza macchine industriali, solo con le mani, sia un vero e proprio atto poetico.


Ci sono diorami di diverse forme. Quali sono i tuoi preferiti da creare?

  • Assolutamente quelli fantasy, ma amo molto anche creare le scenografie teatrali. Sono cresciuto con Heroquest, Prince of persia, Golden axe, Lupo solitario e i film fantasy anni ’80. Sono sempre stato appassionato di videogame e di arti visive. Le emozioni che ho provato giocando ai giochi di ruolo e alle storie dei miei videogiochi preferiti mi hanno sempre portato a volare oltre la quotidianità e hanno quindi ispirato il mio lavoro.


Le ambientazioni che ricrei da dove le trai? Invenzione, libri o altro?


  • Ovviamente la mia esperienza di giocatore e lettore ha inevitabilmente influenzato la mia produzione artistica. Se dovessi sintetizzare il processo creativo lo dividerei così: fase di visualizzazione, ricerca, bozzettistica, variazione sui bozzetti e sul tema, scelta dei materiali e produzione vera e propria. Ammetto che, qualche volta, mi piace accantonare il processo strutturato e permettere che la fantasia faccia il suo corso, seguendo ciò che faceva il maestro Michelangelo con le sue sculture: liberare l’opera già esistente dal marmo in eccesso.


Durante la fiera hai fatto anche giocare qualche intrepido a una one-shot da te creata in stile D&D. 
Quante, e quali tipi di storie di questo tipo hai creato e sono disponibili?

  • Nel corso degli anni avrò creato circa un centinaio di avventure e due campagne che sono l’una il seguito dell’altra. Molte di queste sono su carta, insieme agli appunti relativi alla creazione di un romanzo fantasy ispirato a esse. Non ho strutturato la mole di lavoro in un vero e proprio prodotto disponibile sul mercato, ma la sto raccogliendo con l’intenzione di creare il mio gioco di ruolo, la cui ambientazione possa valorizzare le storie che ho fatto giocare ai vari gruppi che ho avuto il piacere di conoscere. Esistono tuttavia i pdf delle avventure: “L'avventura di Lloril Finax”, da te citata e scritta per il gioco di ruolo Pathfinder, “Il signore di Nagash-Tor”, scritta per il gioco di ruolo Dungeons and Dragons 3.5 e che ho portato alle Ruolimpiadi di Lucca Games 2014. Ho anche guadagnato il podio delle due edizioni del quest competition a cui ho partecipato, un’iniziativa del sito heroquestgame.com, dedicata agli amanti del bordgame anni ’80. Dal sito è scaricabile l’adattamento per heroquest dell’avventura “il signore di Nagash-Tor” alla sezione Quest-Competition 2014.


I diorami sono una tua passione ma li fai anche su commissione? Ti è mai capitato?

  • Certamente! Li faccio anche su commissione. Durante il Modena play di qualche anno fa ho venduto un paio di copie artigianali delle tiles necessarie a giocare l’avventura a tema pirati. A Soncino Fantasy ho venduto scenici e diorami per D&D con annesse la torre, la chiesa giocabile, i sotterranei, le grotte e altre tiles. Se qualcuno desidera avere informazioni può mandarmi una mail a triofrancesco@tiscali.it, oppure può visitare la pagina che ho iniziato a curare https://www.facebook.com/francescotrioart/


Dopo aver fatto questo piccolo inciso sulla passione che ci ha fatti conoscere passerei alla tua storia. So infatti che hai un passato, e un presente, si può dire… particolare. Ma parlacene tu:

  • Ah ah! Certo! Come è capitato a molte persone in questo periodo di mercato, ho vissuto sulla mia pelle il concetto di “lavoro sicuro”. L’azienda per cui lavoravo ha chiuso per una serie di motivi poco simpatici. Sono passato così dal 2012, dall’essere un assistente alla direzione commerciale di una SPA, a qualcosa di diverso. Dopo quell’anno, che è coinciso con l’incontro con l’amore della mia vita, mia moglie, mi sono concesso il tempo di riscoprirmi, di reinventarmi da zero e di lavorare su di me. Ho scelto di dedicarmi all’arte, di iscrivermi all’accademia di belle arti di Brera e di continuare a studiare come attore. Sono stati i cinque anni più difficili, più intensi e allo stesso tempo più preziosi della mia vita.


Stai studiando per fare l’attore e allo stesso tempo studi a Brera scenografia… stai proprio dando tutto te stesso all’arte. Cosa ti ha portato a questo cambio completo?

  • La ferrea volontà di non dovere mai più dipendere dalle scelte di qualcun altro. Voglio essere l’artefice del mio destino e credo fermamente che la vita che viviamo sia qualcosa che scegliamo e che ci creiamo noi.


Che lavoro vorresti fare in futuro?

  • Credo che definire se stessi in un ruolo sia qualcosa che alla fine ci limita. Siamo fatti di infinite potenzialità. Possiamo essere qualunque cosa vogliamo, se ci permettiamo di lavorare ogni giorno nella direzione scelta e riteniamo nel profondo di meritarlo. Al di là di questo, trovo che fare l’attore sia la professione che mi rappresenti di più in questo momento.


Dopo i diorami possiamo dire che la scelta del corso di scenografia sia stata quasi obbligata?

  • In un certo senso sì. Mi sono avvicinato a Brera grazie al lavoro di un artista, oggi un amico. Il suo nome è Will Perera e nel suo “Nova Roma” ho trovato il senso della mia passione per i diorami. Volevo che la mia arte non si limitasse solo al mondo dei giochi, ma che potesse espandersi e crescere oltre ciò che conoscevo. Il lavoro di Will mi ha ispirato in tal senso.


In più… l’attore. Da attore amatoriale quale sono anch’io so quanto lavoro c’è dietro a uno spettacolo. E so anche che mettersi in gioco è difficile. Di che spettacoli hai fatto parte?


  • Ho fatto parte di vari spettacoli, ma quelli che porto di più nel cuore sono quelli fatti con mia moglie: “Venere in scorpione” e “Il circo di cupido” (adattamento di “molto rumore per nulla” di William Shakespeare).


Cosa hai provato?

  • Varie emozioni contrastanti. Il lavoro dell’attore è ciò che più ci permette di liberare tutte le emozioni trattenute. Non c’è nulla di più bello di poter dare “voce” alla propria parte oscura e in generale alla propria emotività, esprimendola davvero in scena. Recitare è la base, essere il personaggio è l’obiettivo da raggiungere per la durata della scena.


Il prossimo spettacolo che porterai? Quando?

  • Saremo in scena in inverno con uno spettacolo sulle Streghe. Poi ci sono tante novità, ma bisogna attendere Settembre per le comunicazioni ufficiali.


Ma la tua formazione da attore continua tutt’ora, dove vuoi arrivare?


  • Credo che un attore non finisca mai di imparare. Tra i miei eletti posso citare Giancarlo Giannini, Harrison Ford, Al Pacino, Kevin Spacey, Benedict Cumberbartch, Gary Oldman. In poche parole, voglio arrivare a Hollywood: sono un grande estimatore del lavoro di Napoleon Hill e il vecchio detto “se vuoi colpire l’aquila, mira alla luna” è diventato parte di me. Quando ho sentito il discorso dell’attore Peter Dinklage (Tyrion Lannister, per chi conosce il trono di spade) ho avuto l’ennesima dimostrazione di come si applicano i concetti espressi da Napoleon Hill. Magari se Muccino mi leggesse, potrebbe chiamarmi a lavorare con Will Smith (Rido).




So che tu e tua moglie gestite dei seminari interessanti sulla recitazione, quello che mi ha colpito di più è quello sulle Streghe. Come mai una scelta così… strana?

  • Le Streghe sono un archetipo, sono anche l’immagine distorta della figura della sacerdotessa. Oggi vediamo la strega come una vecchia raggrinzita, intenta a condurre comportamenti discutibili in forma di donna giovane e magari a compiere chissà quale atto blasfemo. Questa, però, è l’immagine che ci è stata tramandata. Abbiamo pensato di offrire una visione più completa della storia e dell’origine del mito, nonché di compiere un lavoro su quelle che sono le qualità femminili, presenti in ogni donna e in ogni uomo. Ognuno di noi è costituito da un lato maschile e uno femminile più o meno sviluppato. Inoltre, mia moglie ha condotto studi approfonditi sul tema e ha creato uno spettacolo prendendo spunto dal “Malleus Maleficarum”, il “Martello delle Streghe”, il vademecum dell’inquisizione sul come si dovesse trattare una strega. L’argomento è così ampio e interessante che per me è impossibile riassumerlo in sole poche righe. Chi volesse approfondire può contattarci e venire a provare un nuovo tipo di teatro, completamente diverso da quello classico, che aggiunge ai metodi più comuni molte altre alternative. Il metodo di Fiammetta è: “scoperta e riaccettazione di se stessi, dell'io più profondo che ogni tanto si perde e si lascia avvolgere dalle ombre”. I seminari di Fiammetta “aiutano a ricentrarsi e a ritrovare la via, attraverso un percorso mirato, dove nulla è lasciato al caso. Seguace della scuola di pensiero di Alejandro Jodorowsky , il metodo di Fiammetta utilizza il teatro, i giochi di ruolo, la voce, gli atti psicomagici per permettere all'individuo di guardarsi e vedersi”. Parliamo dunque di un teatro che fa del lavoro dell’attore qualcosa che permette all'individuo di andare oltre se stesso e oltre i personaggi. A proposito dello stage delle streghe: “Due giorni forti , intensi, carichi di emozioni e di autenticità, guidati da una maestra sapiente, con un amore infinito e incondizionato per l'essere umano”. Per queste parole ringrazio Luana Papagno.


Come si strutturano i vostri corsi e quali saranno i prossimi?

  • I corsi sono di diverso tipo: da quelli esclusivamente dedicati alla recitazione a quelli che si prefiggono come obiettivo lo sviluppo umano e la crescita personale. Ciò che accomuna tutti i nostri percorsi è il lavoro dell’attore inteso anche come lavoro di crescita per il superamento dei propri limiti. Ecco perché abbiamo chiamato i nostri corsi “Rieccitazione”: il gioco di parole Eccitazione e Recitazione suggerisce il comune denominatore del nostro intento che è riaccendere l’energia e la forza dell’individuo attraverso il mezzo teatrale.
    L’ultimo stage teatrale è stato quello a tema streghe del 24 e 25 Giugno. E’ stato uno stage meraviglioso e che ha riscosso un grande successo. Da settembre saremo impegnati nella realizzazione dello spettacolo sulle Streghe. Riprenderemo i corsi da ottobre. Consigliamo di seguire la pagina www.facebook.com/rieccitazione per restare aggiornati sugli eventi e le iniziative.


So che vi siete trasferiti solo da un paio d’anni a Milano. 
Come mai, l’arte ha dei punti fissi in Italia?


  • No. Credo che il nostro anno sabbatico in Toscana sia servito più che altro a farci scoprire nuovi modi di vivere e di fare arte. Abbiamo sentito l’esigenza di tornare in città dove è possibile avere più scambi, stimoli e momenti di confronto.


Come stai vivendo lo stato dell’arte nel nostro paese in questo momento?

  • E’ un momento vissuto dai più come difficile e credo che si possa comprendere lo stato di incertezza. Tuttavia, ritengo che un approccio positivo e con il cuore aperto alle cose, l’amore e la fiducia per la nostra terra, per le persone che incontriamo, possano permetterci di continuare a sentirci di più che dei semplici individui. Credo che la realtà che ci circonda risponda sempre in qualche modo a come noi ci poniamo e che di conseguenza tenda a modificarsi attraverso il nostro atteggiamento più fiducioso nei confronti della vita.

 
Vi lascio con una foto di Soncino, dove ho conosciuto Francesco,
se notate lì dietro, con la maglietta bianca, ci sono pure io!
Grazie mille della tua partecipazione, mi ha fatto molto piacere averti con noi!
  • E’ stato un piacere anche per me. Grazie mille a te e ai tuoi lettori!


Alla prossima



Aratak

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